pubblicato mercoledì 10 maggio 2006Jenni Saville e l’origine della feritaAmplificando il tema del corpo come testimonianza di sofferenza, il recente trittico
Atonement studies sconfina nel religioso e nel trascendente. La figura centrale di
Atonement studies è il volto di Rosetta, una giovane napoletana cieca dalla nascita. La testa appena reclinata all’indietro, come se stesse vivendo l’esperienza dell’estasi. Inevitabilmente la memoria va all’
Estasi di santa Teresa (1647-52) di
Gian Lorenzo Bernini, dove una santa Teresa con la testa reclinata all’indietro tiene gli occhi aperti e vede solo Dio. “
Mi interessava sapere come Rosetta potesse capire i colori” dice Saville,
“dal momento che è nata cieca. Quando parlavo con lei del modo in cui percepisce il mondo, Rosetta è stata molto precisa nel descrivermi quali colori le piacciono e quali no, e queste scelte erano determinate dal modo in cui noi usiamo socialmente i colori. Non le piace il rosso perché lo identifica con il pericolo, predilige il nero perché è deciso e definito. Il rosa e il blu chiaro sono i suoi colori preferiti perché rassicuranti e femminili. Il suo abbigliamento è molto elegante e Rosetta è in grado di descrivere nel dettaglio il colore dei suoi pantaloni e della sua camicia.” Il tema della cecità non è estraneo ai racconti sacri. In
Atonement studies Saville ci dice che il cieco è come il santo nel momento dell’estasi, una condizione che l’uomo non accetta di buon grado, perché si rende conto quale peso essa comporti. Costruita attorno all’idea del peccato, la società occidentale considera l’handicap l’espiazione di colpa.
Dal Rinascimento in poi la ritrattistica affida agli occhi il compito di catturare l’attenzione dello spettatore. Un grande dipinto è quello in cui gli occhi del soggetto ritratto ti seguono ovunque, come accade nell’
Autoritratto con girasole di
Van Dyck (1632) o nell’
Innocenzo X di
Velázquez (1650). Impossibile sfuggire a quegli occhi. Nel pannello centrale di
Atonement studies la situazione si capovolge: gli occhi di Rosetta fissano il vuoto, non ci seguono, siamo noi che non possiamo fare a meno di fissarli. Le cornee restituiscono la luce con l’intensità di uno specchio d’acqua limpido e profondo, le labbra rosse hanno gli angoli all’ingiù, le sopracciglia sono impercettibilmente inarcate.

Attorno agli occhi, rapide pennellate rosse indicano il luogo della ferita. Della pittura di Bacon ci arriva l’odore, ma lo stile è un altro. La pennellata nervosa e la sgocciolatura del colore rimandano piuttosto a
de Kooning, di cui però non riconosciamo le tematiche. I colori ad olio di Saville qui sembrano terre, sono solari nonostante l’impatto drammatico, sono i colori che bagnano la Sicilia -Saville ha dipinto
Atonement studies nel suo studio di Palermo– ma anche i colori degli affreschi sulle volte delle chiese barocche di Roma e Venezia. Ci sono gli azzurri, i bruni, i grigi di
Annibale Carracci, di
Luca Giordano, di
Gian Battista Gaulli. Ma è il taglio caravaggesco della luce a determinare l’umore del quadro.
“Il modo in cui un colore si relazione a un altro,” dice Saville,
“dà vita a una particolare emozione o serie di associazioni. Il colore crea un'atmosfera. Se metti per esempio un rosso intenso vicino a un bruno violaceo, come in Rothko o in Barnett Newman, generi uno stato d'animo cupo.” Rosetta è la tela centrale di un trittico ai cui lati un uomo e una donna giacciono feriti. Il pannello di destra mostra un giovane steso su un letto d’ospedale, con evidenti le tracce di un intervento chirurgico. I punti di sutura, le bende e i sondini rivelano che ha subito un taglio profondo nel ventre. In primo piano un catetere fuoriesce dal pene, mentre un tubicino da drenaggio gli attraversa la carne in prossimità dello stomaco, come le frecce il corpo di san Sebastiano. Garze, lacci emostatici e un tubicino trasparente da flebo che gli va in vena sul dorso della mano destra sono percepiti come un’estensione del corpo. Le mani rivolte verso il basso ne tradiscono la rassegnazione. Tagliata appena al di sotto degli organi genitali, la figura è vista in scorcio frontale e dal basso. Richiama il cadavere della
Lezione di anatomia del dottor Tulp (1632) di
Rembrandt, ma è anche un Cristo crocifisso che, tenuto in vita dal monitoraggio clinico, dalla tecnica e dagli apparati medici, ci guarda dall’alto. Oppure, ancora, un San Sebastiano trafitto da frecce che subisce in silenzio il suo martirio (mentre dipingeva quest’opera, Saville aveva attaccata alla parete una stampa del
Martirio di San Sebastiano, 1865, di
Theodule Ribot. Contrariamente a Ribot, Saville non ha dipinto un santo, ma un uomo).
Nel realizzare questo quadro Saville ha fatto riferimento ad una foto da lei stessa scattata nel 1993. Ma è stata la memoria a fornirle i dati più incisivi della rappresentazione, come per esempio lo sguardo. Saville pone enfasi su due ulteriori elementi: gli strumenti che tengono in vita l’uomo (elemento artificiale) e la luce (elemento naturale). La posizione del corpo, su cui si posa la luce solare (la vita) dilata lo spazio pittorico. Si percepisce che la camera d’ospedale trasuda amore, nonostante nell’atmosfera generale del dipinto prevalga la crudezza dell’esistenza:
“La morte è la sola certezza della vita e voglio guardare alla vita con occhi completamente aperti,” dice Saville.
Nel pannello di sinistra il soggetto femminile è ritratto anch’esso sdraiato, ma sul letto di casa. Il rosso e il marrone sulle mani e sugli avambracci fanno pensare al sangue, in realtà questi colori sono stati scelti dall’artista perché gli arti avessero più peso, per accentuare l’inquadratura prospettica e bilanciare la zona scura in alto che seminasconde il volto. Anche il sesso, in primo piano, è segnato di rosso. Come una ferita che non si rimargina predomina sull’intera scena. Assai più del volto è questo taglio profondo tra le gambe a definire l’identità della donna.
In questo caso Saville parte da una foto che si è scattata lei stessa e nella quale assume la posizione di chi ha subito gravi menomazioni. Ancora una volta si ispira a immagini prese da trattati medici, ma anche a immagini di guerra raccolte da libri e giornali. Il dipinto tuttavia non è un autoritratto, mostra semmai un archetipo femminile che racchiude la storia e il mondo interiore di tutte le donne. Saville si è ispirata alla figura di Elettra la quale, come la protagonista di
Truismes nel romanzo di Marie Darrieussecq, uccidendo la madre diviene il simbolo della rivolta contro le violenze a cui da sempre sono soggette le donne. Le mani rivolte verso l’alto in un gesto di rassegnazione, riconducono la figura della figlia che uccide la propria madre a quella della madre che uccide i propri figli per non consegnarli alla crudeltà del mondo.
La luce è un elemento determinante nella percezione di
Atonement studies. Entrando da destra nel pannello di destra (quello con la figura maschile) e da sinistra nel pannello di sinistra (quello con la figura femminile), concorre a determinare l’unità del trittico. Normalmente in pittura sono le pennellate a rendere l’effetto luce. In questo caso è la luce che, attraverso la differenza di toni, dà volume alle forme, definendole. L’architettura dell’opera, la sua struttura formale, rimanda in tal senso alla lezione di
Cézanne. Per accentuare l’effetto di sfalsamento, Saville decostruisce l’immagine incollando sulla tela frammenti di giornale o di carta da acquerello, coperti dalla pittura in modo da non interrompere la continuità visiva dell’immagine stessa. In tal modo la luce scolpisce le forme come nei quadri cubisti (si pensi in particolar modo al ritratto di Ambroise Vollard dipinto da
Picasso nel 1909).
Come nei quadri più recenti, i caratteri essenziali del realismo di Saville sono espressi da violenti contrasti di luce e da pennellate larghe e nervose che mettono a fuoco la dimensione emozionale e psicologica dei soggetti.
“Vedo violenza dovunque,” dice Saville, “anche il modo in cui la luce colpisce gli edifici in Sicilia e crea ombre taglienti mi dà una sensazione di violenza.”Con
Atonement studies ancora una volta l’artista svela attraverso il corpo, la testa, gli occhi, il sesso, la ferita: verità fulminante, crudele e tuttavia estatica, sensuale nell'abbandono alla rivelazione di sè.
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