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Un, due, tre... stella!

   
 L’Italia è entrata in Europa. Passando per il Carrousel du Louvre. Walter Guadagnini, commissaire unique della sezione italiana di Paris Photo, illustra l’articolazione di una presenza “particolare” in fiera. Tra fotografie e video, uno sguardo... panoramico su passato, presente e futuro. Per un (seppure tardivo) riconoscimento di una grande non-scuola nazionale... Anita Pepe 
 
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L’Italia ospite d’onore a Paris Photo. Perché?
Anzitutto perché è recente tradizione di Paris Photo dedicare uno spazio particolare a un Paese, e adesso è arrivato il turno dell'Italia. Sul perché proprio l'Italia, la mia ipotesi è che attorno alla fotografia del nostro Paese vi è un crescente interesse internazionale, dopo anni di rimozione quasi assoluta. È, come sempre in questi ultimi anni, una congiuntura insieme culturale e di mercato: da un lato la presenza sulla scena internazionale di autori come Vitali, Barbieri, Francesco Jodice, Sighicelli ha indotto a guardare cosa ci fosse oltre queste presenze, dall'altro la fotografia italiana è ancora ampiamente sottovalutata dal punto di vista economico. Ci sono ampi margini di crescita, e in genere questo attira interesse. L’invito alla kermesse parigina, quindi, appare quasi un simbolo di tale nuova situazione, i cui primi beneficiari sono proprio i fotografi, finalmente messi in condizione di confrontarsi alla pari con i loro “colleghi” europei.

Come si è articolata la presenza tricolore in fiera?
Il progetto curatoriale ha previsto tre sezioni -l’esposizione della collezione Unicredit, Statement e la Project Room video- esemplificative dei diversi approcci esistenti nel nostro Paese, sia a livello pubblico che privato, relativamente aduna produzione impossibile da ricondurre a un’unica scuola.

Partiamo con la collezione Unicredit...

L’arte contemporanea italiana ha fatto il suo ingresso nella collezione Unicredit solo nel 2004, arrivando però in breve a costituirne uno dei nuclei centrali. Per quanto riguarda lo specifico fotografico, sono oltre sessanta gli autori rappresentati, per la maggior parte appartenenti alle ultime generazioni, ai quali si affiancano nomi già storicizzati. In occasione di Paris Photo, l’ambito è stato circoscritto alla fotografia di paesaggio tra gli anni ’70 e i ‘90, intesa come fil rouge non solo tematico o iconografico, ma quale autentico luogo di una pratica dello sguardo e del pensiero che ha aspetti specifici, nei quali è possibile trovare anche un’identità culturale ben definita. Se i maestri presenti in questa occasione appartengono tutti, esclusi Giacomelli e Fontana, alla generazione emersa nel corso degli anni ‘70, è vero che un autentico spartiacque è rappresentato da Viaggio in Italia, che nel 1984 riunì alcuni dei maggiori rappresentanti della scena nazionale del tempo in un progetto volto a mettere in luce il “nuovo” paesaggio italiano: tra questi, Luigi Ghiri, motore dell’intera operazione, Gabriele Basilico, Mimmo Jodice, Vincenzo Castella e Olivo Barbieri. Autori contraddistinti da un costante intreccio tra attualità e memoria e da una “vocazione genetica” italiana all’equilibrio compositivo tramandati fino ai giorni nostri, da Daniele De Lonti a Luca Campigotto, Francesco Jodice, Grazia Toderi, Elisa Sighicelli.
Francesco Jodice - Sao Paulo - courtesy UniCredit Group Collection
“Statement” ha invece visto protagoniste le gallerie private…

Tra le peculiarità strutturali del panorama fotografico italiano vi è stata senza dubbio, sino ad alcuni anni fa, anche la debolezza del sistema delle gallerie private, conseguenza più che causa della scarsità del collezionismo fotografico pubblico e privato nel Paese. Anche da questo punto di vista la situazione si è evoluta nel corso degli ultimi anni. “Statement” ha visto la presenza di gallerie storicamente attente alla fotografia e di spazi più giovani, due dei quali -Nepente e Bel Vedere, entrambi milanesi- esclusivamente specialistici. Essi rappresentano le quattro città italiane più attive nella produzione e promozione artistica contemporanea (Torino, Milano, Roma e Napoli): tale diffusione sul territorio risponde anche a una tipicità della nostra cultura, vale a dire l’assenza di un vero e proprio “grande attrattore”, a differenza di quanto accade ad esempio in Francia e in Inghilterra, dove Parigi e Londra rappresentano i perni del sistema artistico.

Qual è stato il criterio di scelta per “Statement”?
La selezione degli artisti presenti in “Statement” ha consentito di evidenziare alcune caratteristiche primarie della ricerca fotografica italiana d’oggi, segnata innanzitutto da una forte continuità con le esperienze del più recente passato. Emblematici i casi di Lorenza Lucchi Basili, cui si deve la traduzione del soggetto in chiave di pura costruzione spaziale e di estensione emotiva del colore, e, sul versante opposto, delle letture più “sociali” di Maurizio Montagna e Raffaela Mariniello. È ancora l’elemento cromatico a ridefinire formalmente e semanticamente gli orridi e i tunnel di Luca Andreoni, i campi e le città di Valsecchi, in bilico tra realtà e immaginazione, natura e cultura, presente passato e futuro. Per altri è la città a rappresentare il luogo primario di indagine, come dimostrano Botto & Bruno ed Eugenio Tibaldi, rappresentanti di una generazione più giovane, scarto che si avverte nell’ibridazione dei linguaggi e dei media, e anche in una visione volutamente più frammentata e al tempo stesso più narrativa. La ricerca di Bianco-Valente, infine, porta alle estreme conseguenze quel processo di smaterializzazione e ricostruzione dell’immagine attraverso nuovi strumenti e nuove concezioni caratteristici della contemporaneità, che pure continuano a passare attraverso la mente umana, ma forse hanno definitivamente abbandonato la fiducia nelle verità dell’occhio...
Luca Caccioni - Walter Guadagnini
Non solo foto: c’erano anche i video della Project Room...

Ritengo opportuno, a questo punto, un breve preambolo sulla politica museale italiana, che certamente non ha favorito lo sviluppo e la diffusione della fotografia, e più in generale dell’arte contemporanea, in Italia, almeno sino allo scorso decennio. Oggi il panorama è decisamente mutato, come dimostra anche, nello specifico, la presenza dei quattro musei invitati a proporre nella “Project Room” una selezione di video provenienti dalle loro collezioni: il Castello di Rivoli, il Mart di Trento e Rovereto, il Mambo di Bologna e il Maxxi di Roma. Ci si trova di fronte, dunque, a una situazione in pieno sviluppo, cui le raccolte video fanno quasi da cartina di tornasole. Le opere esposte, alcune delle quali provenienti dal patrimonio UniCredit e concesse in comodato, rappresentano gli esponenti delle nuove generazioni italiani più riconosciuti all’estero: Francesco Vezzoli, Vanessa Beecroft, Grazia Toderi, Elisa Sighicelli, Francesco Jodice, oggi presenti nelle ricognizioni e nelle collezioni internazionali più note, a testimonianza di un generale, rinnovato interesse nei confronti di quanto avviene in Italia. Accanto a loro, figure come quelle di Eva Marisaldi, Sabina Mezzaqui, Elisabetta Benassi e di due giovanissimi come Patrick Tuttofuoco e Paolo Chiasera confermano da un lato il continuo aggiornamento delle collezioni, dall’altro l’ormai diffusa pratica di considerare il video non come un mezzo privilegiato, ma come uno dei possibili strumenti a disposizione.
Luca Campigotto - Stretto di Magellano, Argentina - courtesy UniCredit Group Collection
In conclusione, quanto potrà influire l’esperienza di Paris Photo sia sulla carriera degli artisti esposti, soprattutto quelli più giovani, sia sulla definitiva affermazione della fotografia italiana a livello museale e collezionistico, non solo nel nostro Paese, ma anche all’estero?

Credo che dipenderà molto dalla capacità di tutti i protagonisti coinvolti in questa vicenda di trarre le conseguenze da una partecipazione così articolata, con presenza private, pubbliche e istituzionali in senso lato, Darc in primo luogo. Voglio ricordare che da metà novembre Parigi è stata “invasa” da mostre italiane in diversi luoghi, in particolare ricordo l’omaggio a Mollino, unite in un unico progetto. Credo che, se si riuscirà ad affermare questa logica di sistema, allora le ricadute potranno essere positive per tutti. Un unico esempio: a Paris Photo c’erano 16 gallerie italiane e 15 statunitensi, mi pare un bel risultato. Se invece, passata la sbornia, si tornerà alla difesa esclusiva del proprio particulare, non cambierà nulla, e torneremo tutti felici a lamentarci del fatto che gli artisti italiani non sono mai presenti sulla scena internazionale...

a cura di anita pepe

*foto in alto: Vincenzo Castella - #09 Napoli (particolare) - 2006 - courtesy UniCredit Group Collection


*articolo pubblicato in traduzione francese su Exibart.photo

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2 commenti trovati  

18/12/2007
antonio tateo, salerno
nota: nella trascizionedigitale il testo è stato privato di parte della frase:
".......ha suggerito e fatto confluire nel Musinf di Senigallia, una schiera di autori che ha rinnovato e stimolato una fotografia italiana di grande comunicazione, al punto
da suscitare......"


15/12/2007
antonio tateo, salerno
La difficoltà di "storicizzare" tutta la fotografia concettuale degli anni '70, mi lascia perplesso. Se Guadagnini, come altri critici di fotografia, non si limitassero a frequentare istituzioni private e gallerie
"esclusive", potrebbero prendere visione di una produzione significativa supportata anche
da un'estetica formale e non da sciatteria, dell'immagine.
Giacomelli escluso non trova giustificazione,
perchè, tra l'altro, ha suggerito e fatto confluire nel Musinf di Senigallia, ha rinnovato e stimolato una fotografia italiana di grande comunicazione, al punto da suscitare in Miriam De Cesco e "Panorama",la voglia di
rivedere i preconcetti nei confronti egli operatori italiani, in occasione della grande mostra degli americani,del 1978.
La "connotazione" nella comunicazione visiva di quegli anni, fu molto pregnante e, nello stesso tempo, efficacemente percepibile, a differenza di quanto avvenga oggi.
Le giovani generazioni che frequentano la Cattedra di Storia della Fotografia dell'Università di Salerno, gestita dalla prof. Maria Gabriella Guglielmi, titolare, e da me con un contratto di ricerca, si mostrano più interessati ai fotografi di un loro passato, come Mollino, addirittura, lo stessso Giacomelli che non ai loro contemporanei, e qui non faccio nomi.
Antonio Tateo


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