talent hunter - Giulio Frigo 3095 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
26/06/2019
A Roma riapre al pubblico il Ninfeo degli Specchi al Palatino
26/06/2019
Ecco il nuovo motore di ricerca per chi non ricorda i titoli dei film
25/06/2019
Un manifesto per l’arte attiva. Al MAXXI, la prima bozza di Art Thinking
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

talent hunter
Giulio Frigo

   
 Classe 1984, studi a Milano, Los Angeles e Parigi. E un atelier alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Ora sta preparando una personale che si terrà al Docva di Milano... daniele perra 
 
pubblicato
Che libri hai letto di recente, oltre a L'uomo senza Contenuto di Giorgio Agamben che ti porti dietro?
Due romanzi che mi hanno colpito di recente sono stati Italia De profundis di Giuseppe Genna e L'uomo e il suo Amore di Alcide Pierantozzi. Quest'ultimo mi ha colpito particolarmente per la singolarità del suo approccio linguistico e letterario. Inoltre siamo praticamente coetanei, così ho cercato di mettermi in contatto con lui e ora, oltre a un'amicizia, è nata una collaborazione per un progetto a cui tengo molto, in cui cerco di lavorare in quell'interstizio che esiste tra letteratura e arti visive. Poi negli ultimi mesi mi sto concentrando a fondo sul pensiero del filosofo Emanuele Severino.

Che tipo di musica ascolti e quali sono gli autori che preferisci?
Ascolto di tutto per distrarmi e divertirmi, però sono particolarmente interessato alle sperimentazioni musicali più radicali. In particolare, quei generi che esplorano la potenzialità espressiva della materia sonora, come John Duncan oppure Ryoji Ikeda. Inoltre, visto che mio fratello è iscritto a un master di Musical Composition a Londra, ne sto approfittando per conoscere meglio le ricerche sperimentali di Iannis Xenakis, Luigi Nono, Giacinto Scelsi e Helmut Lachenmann.

Quali sono le città in cui vorresti vivere o consiglieresti di visitare e perché?
Amo molto le grandi città come Berlino, New York, oppure Londra dove la contemporaneità pulsa con più intensità. Mi piacerebbe molto fare un'esperienza in Cina. Tendo a non programmare il luogo in cui voglio vivere perché preferisco vedere dove mi porteranno le circostanze. Percepisco ogni città come un contenitore di persone, atmosfere e narrative che s’intrecciano a creare un luogo stratificato e difficile, se non impossibile da definire. Ci sono moltissimi modi di vivere una stessa città, a seconda di chi conosci, di che luoghi frequenti e in che luogo vivi.
Giulio Frigo - Through your pupil to your brain, untill death will separate us - 2008 - filtro polarizzante, videoproiezione in loop (6’’) - courtesy l'artista
I luoghi che ti hanno particolarmente affascinato?

Il luoghi in cui mi portano lo opere di Gino De Dominicis, Carmelo Bene, Bob Dylan, Glenn Gould, Stanley Kubrick, Fernando Pessoa, Carlo Scarpa, Iannis Xenakis, Luigi Nono, Raphael Miguel Soto, Jean Cocteau, Gabriel Orozco, Ettore Sottsass, Giò Ponti, Bas Jan Ader...

Quali sono gli artisti del passato di cui nutri particolare interesse?
Molti, moltissimi. Mi focalizzo man mano che sviluppo la mia ricerca su artisti che sento affini. Negli ultimi quattro anni mi sono focalizzato su Gino De Dominicis. Direi quasi un'ossessione. Di quest'artista m’interessa in particolar modo il suo posizionamento rispetto alla storia e al sistema dell'arte. Penso che De Dominicis sia stata una sorta di eccezione, che con il proprio lavoro abbia saputo andare oltre all'impasse postmoderna. Mi relaziono al suo pensiero come se fosse mio contemporaneo, molto più profondamente di quanto mi relazioni con l'arte "contemporanea.
Poi ci sono molti altri "artisti" che mi affascinano molto anche al di fuori dal mondo delle arti visive. Alla parola artista, che non designa nulla se non un'occupazione, preferisco la parola poeta, che designa invece qualcuno che con la propria opera sa evocare una frequenza mentale che prima non c'era. Trovo molto affascinante l'opera di Carmelo Bene, specialmente il modo in cui ha utilizzato il linguaggio televisivo. Amo molto anche l'opera di Bob Dylan (film, interviste, libri, oltre ovviamente alla discografia considerata in tutta la sua estensione e non solo per gli anni '60), il cui comportamentismo è del tutto ascrivibile alle logiche dell'arte visiva.

E i giovani artisti a cui ti senti vicino, artisticamente parlando?
Mi piace molto il lavoro di Pietro Roccasalva, Francesco Gennari e Roberto Cuoghi, Jorge Peris, Gregor Schneider, Andro Wekua e, per certi aspetti, il lavoro di Loris Gréaud.
Giulio Frigo - Presentatori di presenza - 2009 - proiezione diapositiva 35mm (immagine archivio Rai) su videoproiezione (solidi che girano lentamente su se stessi) - courtesy l'artista
Quali sono le mostre che hai visitato che, nel tuo percorso, ti hanno particolarmente colpito?

In questi anni ho visto molte mostre che mi hanno formato. Ricordo la retrospettiva di Yves Klein al Pompidou, Raw Material di Bruce Nauman alla Tate, Artempo al Palazzo Fortuny, oppure sempre a Venezia, la mostra sul rapporto tra Beuys/Barney che mi è sembrata molto ben curata. Recentemente ho apprezzato molto una mostra al KW di Berlino intitolata Political/Minimal, da cui ho tratto molti spunti interessanti. E poi moltissime opere viste in collezioni e musei vari che mi hanno colpito singolarmente. Mi piace molto l'idea di andare in un posto per vedere anche una sola opera. Come quando un pomeriggio ho preso la macchina da Vicenza fino ad Ancona per andare a vedere Calamita Cosmica di De Dominicis. È un tipo di esperienza più reale che entrare in un "luogo espositivo".

Hai trascorso un periodo negli Stati Uniti, un altro in Francia. Che formazione hai?
Ho una formazione abbastanza canonica. Liceo artistico/scientifico a Vicenza, Accademia di Brera, un anno a Ucla durante il quale ho anche seguito tre intensissimi mesi alla Msa^ di Piero Golia, poi altri sei mesi per un erasmus all'Ensba di Parigi. Sono stati anni molto formativi in cui ho avuto la possibilità di confrontarmi e mostrare il lavoro ad artisti importanti che mi hanno aiutato a migliorarlo e a considerarlo sotto molti punti di vista. Ora continuo a studiare molto anche se in maniera volontariamente asistematica.

Hai fatto diversi workshop con diversi artisti. Sono formativi?
Dipende molto dall'alchimia che si crea tra i partecipanti e dal talento pedagogico dell'artista invitato. Sotto questo punto di vista il workshop con Jorge Peris alla Fondazione Spinola, da cui poi è nata una bella amicizia, è stato il migliore a cui abbia mai partecipato. Sono state tre settimane intensissime in cui alla fine ognuno dei partecipanti si era rimesso in discussione proprio a livello personale. Credo sia questo il senso di un workshop riuscito. Altre volte le dinamiche tra i partecipanti sono state più meccaniche e forzate.
Giulio Frigo - Tetraedro in-esistente - 2008 - filo viola, magnete - courtesy l'artista
Quanto la preparazione accademica invece influenza il percorso artistico?

Nel mio caso moltissimo. Sarò l'ennesimo ex studente di Garutti a cantarne le lodi, però effettivamente il suo corso è fuori dalla media. Alberto si pone come un vero e proprio maestro di vita che critica duramente sempre e solo il lavoro e mai la persona. Anche rispetto alle esperienze che ho avuto a LA e Parigi devo dire che il suo approccio all'insegnamento è unico e particolarmente efficace. Non sono molti gli insegnanti che hanno la voglia e il tempo di portare gli studenti a una sana crisi come sa fare lui.

In che cosa consiste il tuo lavoro?
Cerco di fare un lavoro che sia strettamente connesso agli interrogativi che nascono spontanei, dalla semplice esperienza di esistere. Esperienza assolutamente assurda, di cui generalmente ci si abitua, e che di tanto in tanto torna a porsi come un interrogativo vertiginoso. Cerco di evocare questa vertigine, un senso di apertura che affascina e insieme spaventa, ma nel quale vedo lo spazio necessario per "pensare altrimenti".
M'interessa guardare la contemporaneità filtrandola da una prospettiva in qualche modo filosofica e metafisica. Un'attitudine stupita e meravigliata per ciò che solitamente è dato per scontato. Giorgio de Chirico parla nei suoi scritti di come l'esperienza metafisica consista nel guardare le cose come se si fosse privi di memoria. Tutto allora apparirebbe come sospeso ed estraneo. Come distante. Da qui la mia preferenza per una formalizzazione asciutta e minimale, di per sé meno legata alla contingenza e più vicino a evocare un senso di universalità.
Anche per quanto riguarda i media, tendo a pensarli in relazione all'intento che mi propongo. Sono pronto a cambiare medium e materiale se questo è ciò che richiede la logica interna al lavoro, in modo da far aderire forma e contenuto il più possibile... “Di ciò di cui non si può parlare si deve tacere”... Oppure cercare di rendere l'effetto di questa presenza.

Giulio Frigo - Still (in) Life - 2007 - stampa lambda - cm 80x100 - courtesy l'artistaPer una mostra a Londra nel 2007 hai fatto un intervento della durata di 83 ore. In quel lasso di tempo ti è successo di tutto. Mi hai detto però che i tuoi spostamenti non sono stati documentati visivamente, se non attraverso le tracce dei tuoi passaggi come i biglietti aerei. Ti va di raccontarci alcuni aneddoti di quell'esperienza?
È stata una vera e propria sospensione in cui per tre giorni non ho fatto altro che presenziare al mondo e al suo manifestarsi, impeccabilmente fuor di contesto. 83 ore circa in cui mi sono perso in una sorta di "deriva inattuale", scivolando tra narrative, luoghi e persone. Continui slittamenti di identità e cortocircuiti si succedevano nel mio vagabondare tra stazioni, caffè, aeroporti e luoghi pubblici, dovuti al mio aspetto elegante, a seconda dell'orario, del contesto e della conseguente pertinenza a esso.
Per esempio negli aeroporti tra Londra, Milano e Amsterdam mi hanno trattato come un banker, una volta facendomi saltare la fila, oppure a un opening a Milano mi hanno chiesto il comunicato stampa come se lavorassi alla galleria e in un locale per una serie di circostanze che qui non sto a spiegare pensavano fossi un inviato del programma Le iene e volevano sapere dov'erano le telecamere.

Che responsabilità ha oggi un artista?
Semplicemente quella di produrre un lavoro intellettualmente onesto e della massima qualità possibile, in modo da sviluppare una sua singolarità. Questo costituisce una forma di resistenza rispetto all'appiattimento e all'omologazione culturale e conferisce valore alla ricchezza potenziale in cui consiste la realtà. In questo senso non si tratta di un approccio contestatario e rivoluzionario, ma di un approccio sovversivo proprio per il suo essere propositivo.
A volte, quando mi ripropongo la domanda sul senso del fare arte, mi basta provare a fare un esperimento in negativo per far sì che mi si renda di nuovo palese il senso che l'arte ha per l'uomo. Prova a immaginarti un mondo senza arte, film, libri, stili architettonici, decorazioni, musica ecc. L'arte trasforma il sopravvivere in abitare.

Ultimamente trascorri gran parte del tuo tempo a Venezia, dove hai un atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa. Mi racconti una tua giornata?
Approfitto della calma di Venezia per concentrarmi sul mio lavoro e sui suoi presupposti concettuali. Dunque trascorro delle giornate serene e regolari portando avanti i miei studi. Per questo tendo a lavorare più di notte che di giorno. L'atemporalità e la bellezza di Venezia sotto questo aspetto sono molto stimolanti. Inoltre seguo qualche corso allo Iuav, quando c'è qualche professore che m'interessa. Come negli ultimi tre mesi, in cui ho seguito uno stupendo corso di Giorgio Agamben sul tema della Voce.

articoli correlati
Giulio Frigo a Ca’ Pesaro

talent hunter è una rubrica diretta da daniele perra


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 59. Te l’eri perso? Abbonati!

[exibart]

 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di daniele perra
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
indice dei nomi: Alcide Pierantozzi, Bas Jan Ader, Bob Dylan, Carlo Scarpa, Carmelo Bene, Ettore Sottsass, Fernando Pessoa, Gabriel Orozco, Gino De Dominicis, Giò Ponti, Giorgio Agamben, Giulio Frigo, Giuseppe Genna, Glenn Gould, Iannis Xenakis, Jean Cocteau, Luigi Nono, Raphael Miguel Soto, Stanley Kubrick
 

3 commenti trovati  

01/12/2009
Michael Knight
ahahahahahahha

28/10/2009
luigino, mantova
Frigidaire, ovvero dalla rivista all'arrivista. Un discorso tritato e ritrattato da chi a tratti non tiene presente del punto e virgola. Tratta di punti esclamativi, poche domande, merita un punto a capo.
Almeno una mente locale, mal che vada un locale e basta niente, veramente senza mentire.


16/09/2009
luca rossi
http://www.whitehouse.splinder.com/
In giulio frigo vedo una tensione a lavorare sul linguaggio e sul ruolo. Anche se siamo sempre nello steccato/archetipo rassicurante dell'arte contemporanea. Però c'è una tensione. C'è anche un suo essere furbo e una capacità critica di sostenere appetibilmente il suo lavoro. Non credo molto in questa freschezza e mobilità da distributore automatico. Frigo è evidentemente iscritto alla nonni-genitori foundation. E' tutto troppo facile e minimal. Una freschezza da frigo (nel senso dell'elettrodomestico, senza doppo sensi). Una freschezza ruffiana e rassicurante. Come a dire: se mi segui diventerai come me. Questo stucca. Si vende, ma stucca. Cioè si vende, ma mi vede perplesso nel lungo periodo.

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram