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Il Misfatto

   
 Firme eccellenti per una satira feroce, libera, settimanale. Il Fatto Quotidiano presenta un nuovo inserto domenicale nel quale saranno raccontati con testi e vignette i “misfatti” del nostro paese... Gianluca Testa 
 
pubblicato
Non ci sono classificazioni o appartenenze politiche predefinite dentro Il Misfatto. L'obiettivo del nuovo inserto di satira e maldicenze de Il Fatto Quotidiano, che uscirà ogni domenica a partire dal 21 febbraio con 8 pagine a colori su sfondo grigio, è di proporre una satira "cattiva". E quindi efficace. Capace di far sorridere e riflettere sugli eccessi di questa nostra Italia. La presentazione ufficiale è in programma domani, giovedì 18 febbraio, al Teatro Quirino di Roma. Parteciperanno Carlo Verdone (che firmerà il paginone centrale del primo inserto), Flavio Oreglio, Marco Presta, Bebo Storti, Antonio Padellaro, Dario Vergassola e Marco Travaglio (che chiuderà la serata) insieme a tutta la redazione de Il Fatto. Insieme a loro anche Luca Telese e Stefano Disegni, coordinatori del progetto insieme al direttore responsabile Roberto Corradi, che ci racconta così questa nuova esperienza.

Cos'è Il Misfatto?
Il giornale nasce con l'obiettivo di andare al di là della realtà, quando possibile, cercando d’interpretare come e cosa sarebbe plausibile succedesse nell'Italia del 2010. E per dare spazio agli aspetti più grotteschi di questo paese, che poi sono la maggioranza, serviva qualcosa di diverso. Raccontiamo quindi “il misfatto” della settimana. Proponendo notizie create, ingigantite o riprese da assurdità che riteniamo essere verosimili.

La scelta del titolo, che ha un proprio significato lessicale e riprende anche quello del quotidiano, è stato il primo a cui avete pensato?
In realtà abbiamo valutato una rosa di nomi capaci di creare giochi di parole con la nostra testata. Poi ho proposto Il Misfatto, e questo ha trovato tutti d'accordo. Anche perché rappresenta bene il senso di quello che stiamo facendo.
Carlo Verdone in un'illustrazione di Emanuele Fucecchi
Come sarà Il Misfatto
? Ci sarà spazio sia per le vignette sia per i testi satirici?
Avremo vignette, strip e testi. Centriamo il tema nelle prime pagine, poi lo sviluppiamo nelle rubriche.

E i collaboratori?
Ci sarà Stefano Disegni. Ma ci fregiamo anche di autori come Donald Soffritti, di scuola Disney. Ed emergenti come Portos e Maurizio Di Bona, conosciuto come The Hand, cui sono affidate le testatine delle varie rubriche. Nel paginone centrale ospiteremo sempre una firma illustre. E in questo primo numero ci sarà quella di Carlo Verdone, cui è affidato il compito di raccontare il tema centrale.

Un tema che è possibile anticipare?
Ciò che possiamo dire è che affronteremo la questione del rapporto coi fan...

Altre collaborazioni?
Enrico Bertolino, ad esempio. E, come lui, molti altri. Tutti amici de Il Misfatto che parteciperanno saltuariamente. Dall'altra parte, invece, potremo contare su alcune presenze fisse: da Dario Vergassola a Marco Presta fino a Bebo Storti e Flavio Oreglio.
La testata de Il Misfatto
Il Misfatto
sarà quindi un contenitore nel quale confluiranno anche personaggi televisivi?
Cerchiamo di dar spazio a quei talenti che la voce o ce l'hanno ancora, o ce l'hanno avuta in ambiti diversi. La televisione, ora, non si può considerare un luogo naturale dove ospitare attori comici o satirici. In tivù non c'è più niente. Resta solo la finta satira di Striscia la notizia, che fa ridere solo loro che la fanno.

In un passato non molto lontano, la critica sociale passava attraverso la satira. E molte testate satiriche, indipendenti o inserti che fossero, sono sparite dalle edicole. Quello de Il Misfatto è un atto di coraggio o qualcosa di più? E oltre che il sostegno dell'editore, potete contare anche su quello della redazione del quotidiano?
Difficile pronunciarsi sulle esperienze vissute da altri giornali. Da Cuore a Comix, beh, ognuno ha avuto una storia a sé. Noi cerchiamo di essere qualcosa di diverso dal resto. Mantenendo saldi i punti fondanti della satira, cioè la cattiveria e l'anarchia, ci proponiamo ai lettori. La redazione del Fatto, poi, è composta soprattutto da giovani. E la facilità di coinvolgere i giornalisti è per noi una bella risorsa. Le riunioni sono sempre “allargate”, e chi vede quotidianamente ciò che accade nel paese ha la capacità di capire dove stiamo andando. Il passaggio successivo verso l'irrealtà è una conseguenza naturale.
Marco Travaglio
Penso agli editoriali di Marco Travaglio. Anche quelli, alla fine, si collocano in una posizione di mezzo tra la cronaca e la satira...

Travaglio ha capito che stavamo andando verso un crinale spiacevole. E l'unico modo per descrivere questa nostra condizione è evidenziare il surreale. Se si vuole raccontare una cosa orrenda a qualcuno, beh, è importante coinvolgerlo catturando il suo interesse. Noi de Il Misfatto sposiamo appieno questa idea.

Quindi qual è il ruolo della satira?
In questo mondo c'è da inventare poco. Semmai possiamo “rubare” da quello che accade.

Spiegaci meglio.
Mi immagino questa situazione come un “poster”. Ecco, il ruolo della satira è di indicare l'angolino che altrimenti nessuno vedrebbe.

Esiste una distinzione fra satira di sinistra e satira di destra?
Se una distinzione esiste è perché la destra è in grado di “mostricizzare” le cose. L'impressione è che a volte si prenda troppo sul serio. Così viene passata come satira di sinistra l'altra. Quando in realtà, a mio parere, una satira di sinistra (e così probabilmente ci etichetteranno) forse neppure esiste. Non ci importa di niente e nessuno. Quello di cui vogliamo parlare lo metteremo in pagina. In questo senso non abbiamo né ancore né collocazioni. Tutto, poi, dipende dagli occhi di guarda.
Strip di Donald Soffritti dal primo numero de Il Misfatto
Dopo il caso di Alessio Spataro e della sua Ministronza
, criticata unanimemente da maggioranza e opposizione, ritieni che questa classe politica sia capace di riconoscere la satira?
Questa classe politica non è in grado di fare nulla. Ormai non parla neppure a se stessa. Piuttosto parla di se stessa. È fuori dal paese e non interpreta più neppure il gioco delle parti. L'obiettivo che va riconosciuto a Berlusconi è che, in questo contesto, fa la sua parte. Se fossimo in un film e gli dovessimo individuare un ruolo, beh, lo avrebbe interpretato nel modo migliore. Vedi, spesso guardo il David Letterman Show. Lì, ad esempio, è tutto diverso: ci sono posizioni più edulcorate rispetto alle nostre; ma sono anche molto nette. Repubblicani e democratici hanno ciascuno la propria identità. E non si trova questa amalgama melliflua italiana. Qua bisogna a tutti i costi dimostrarsi super partes.

Il Misfatto è un progetto a termine?
Potenzialmente illimitato.

Qualche avvertenza?
Visto che usciamo la domenica, una raccomandazione alla classe politica: se riescono a fare i casini migliori entro venerdì, ci fanno un favore. Perché se dovessimo rimpaginare il sabato, questo ci creerebbe qualche disagio...

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a cura di gianluca testa

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