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fino al 27.II.2010
Giuseppe Gabellone
Milano, Studio Guenzani

   
 Ritorna Gabellone, con un rinnovato uso della figura nella ricerca dei volumi. Fotografie in cui l'immagine trovata rimpiazza l'object trouvé. Montata su strutture fisse e sussistenti nei paesaggi desolati fra città e campagna... emanuele beluffi 
 
pubblicato
Giuseppe Gabellone (Brindisi, 1973; vive a Parigi), ancora. Lo avevamo lasciato, negli spazi espositivi dello Studio Guenzani, con quelle sculture antropomorfe ancorate ai tetti delle periferie parigine, che il nitore di cieli freddi e puliti illuminavano di monumentalità. Lo ritroviamo ora, a distanza di più di un anno e sempre da Guenzani, con una nuova serie di fotografie che, se da un lato riconfermano la sua unità stilistica con quella sorta di "schema" tetraedrico che ha i suoi vertici negli elementi luce/sfondo/struttura/figura, dall'altro ne rinnovano la cifra largo sensu estetica in virtù di una nuova - ma per lui affatto inedita - concessione alla figura.
Il retroterra per dir così concettuale si riafferma fortemente nell'amore Giuseppe Gabellone - Senza titolo - 2009 - stampa digitale - cm 52x35 - courtesy Studio Guenzani, Milano(piace legger così la pratica espressiva di Gabellone) per la limpida luminosità degli sfondi rispetto ai quali sopravvengono - quasi imponendosi - gli oggetti-sculture, monoliti di kubrickiana memoria, apparentemente enigmatici eppur semplici nella loro potenza espressiva.
Ma Gabellone sembra ora voler prendere le distanze dall'oggetto-scultura per riaffermarne piuttosto una riflessione condotta attraverso la bidimensionalità dell'immagine fotografica. S'impongono alla visione queste immagini volumetriche, realizzate a stampa su supporti quali stoffe e fodere ancorate a strutture di metallo che stazionano come monoliti in terre di nessuno, fra periferia cittadina e aperta campagna, architetture industriali e paesaggi desolati.
Anche Gabellone, come Linda Fregni Nagler per esempio, è un collezionista d'immagini. Che successivamente e occasionalmente entrano a far parte di un'opera compiuta. Ma se nell'estetica di Fregni Nagler l'impiego dell'immagine slitta nel concetto del quasi ricordo, per Gabellone l'apparato iconografico occasiona una ricerca sul volume: le fotografie in mostra raffigurano palesemente una suggestione tridimensionale, plastica e scultorea. Giuseppe Gabellone - Senza titolo - 2009 - stampa digitale - cm 52x35 - courtesy Studio Guenzani, MilanoUn'azione vera e propria, un movimento dell'immagine attraverso pieghe e volute.
L'immagine, in fin dei conti, è per Gabellone solo un pretesto: importa nel suo valore iconografico personalissimo e intimo (proprio un collezionista d'immagini). Si vedano dunque le serigrafie su stoffe e fodere degli inganni dell'immagine, l'illusione di un volto sulla superficie lunare, la sensazione di bruciante fusione dei metalli in una fucina, gli schiamazzi dei bambini durante il gioco. Ma Gabellone ha voluto queste immagini proprio per favorire, attraverso il loro carico ingannevole e spesso volutamente pittorico, quello slittamento semantico fra bidimensionalità della fotografia e tridimensionalità della scultura.
Ribadendo e potenziando la cifra del suo essere artistico che una volta racchiuse in questa riflessione col sembiante della perentorietà: “Quando realizzo un'immagine, questa è anche una scultura”.

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emanuele beluffi
mostra visitata il 17 febbraio 2010


dal 21 gennaio al 27 febbraio 2010
Giuseppe Gabellone

Studio Guenzani
Via Eustachi, 10 (zona Porta Venezia) - 20129 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 15-19.30; mattina su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0229409251; fax +39 0229408080;
info@studioguenzani.it; www.studioguenzani.it

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11 commenti trovati  

25/02/2010
doattime, cuneo
http://doattime.blogspot.com/
Il processo usato da Gabelloni è pratica oramai consueta e di lunga data, spesso con risultati anche più creativi ed estetici, ad esempio Georges Rousse ...

24/02/2010
Lucarossi
De dominicis ha fotografato una Madonna che ride, poi distrutta. Il principio intuitivo e' il medesimo di Gabellone. Ma il problema non e' questo, ma il fatto che gabellone perpetua una medesima impostazione...che tra l'altro non disdegno....

24/02/2010
gino
ma cosa c'entra gabellone con de dominicis? siamo all'assurdo, rossi alla frutta, polemico ad ogni costo.

23/02/2010
Cristiano Mattia Ricci, Italia
http://www.cristianomattiaricci.com
Ma la fantasia dov'è?
Davvero sono grandi opere?

Sono concettuali, va bene, in linea con molta "stitichezza estetica" dell'arte contemporanea.
Ma la vita, non è in generale più ricca e interessante?


23/02/2010
andrea
altro che ricerca! non esiste un artista più integrato e compromesso col sistema dominante di questo: non c'è foglia che Bonami non muova che Gabellone non risulti implicato

23/02/2010
luca rossi
http://wh2.splinder.com/
Gabellone ha semplicemente sviluppato una buona intuizione già avuta da gino de dominicis. Il problema è che siamo rimasti lì. Per non parlare poi della ripetizione a distanza di pochi mesi della medesima mostra vista a Vienna:

http://www.contemporaryartdaily.com/2009/10/giuseppe-gabellone-at-martin-janda/

Non mi dispiace questa dimensione della scultura come fenomeno mentale. In questo caso si fotografa una foto che ha caratteri pittorici e scultorei...va bene...ma l'evoluzione di gabellone, dai tempi del soffietto estendibile e della foto dei fiori in poliuretano, è fattibile in 30 giorni...ma ci rendiamo conto? E poi cosa dire dei tentativi scultorei di gabellone (biennale di bonami)..con i cinesi tridimensionali impegnati in un anacronistico feticismo materico...sembrerebbero contraddirre tutto...

Secondo me il problema è lo spreco di occasioni. Anche Guenzani replica una mostra di ottobre 2009 a vienna perchè deve pur vendere. E va bene fare il punto vendita che ha gli stessi prodotti che puoi trovare a vienna o parigi. Ma certi operatori, che si interessano di contemporaneo, potrebbero dimostrare maggiore tensione verso una nuova concezione di commodities, verso una nuova concezione di "bene di consumo".


23/02/2010
francesco
il lavoro di giuseppe gabellone nella sua straordinaria coerenza riesce sempre ad innovare e a fare il punto della ricerca scultorea di una generazione di artisti. un maestro è tale al di là della sua età.

23/02/2010
proposta
vorrei lanciare una proposta. a me il lavoro di gabellone piace. ma sarei molto interessato a parlare pubblicamente del suo prezzo: qualcuno puo segnalare quanto costa ora una piccola fotografia in mostra da guenzani?


23/02/2010
silvia, miano
abbiamo un luca rossi più posato ultimamente
bene bene


23/02/2010
artele, Milano
http://arte-milano.blogspot.com/
Questa recensione rasenta veramente il surreale. SENZA CONTARE CHE IL CONFRONTO CON LINDA FREGNI NON C'ENTRA ASSOLUTAMENTE NIENTE! SONO DUE LAVORO che non hanno nessun tipo di affinità, sia poetica che concettuale!

-

Il retroterra per dir così concettuale si riafferma fortemente nell'amore (piace leggere così la pratica espressiva di Gabellone) per la limpida luminosità degli sfondi rispetto ai quali sopravvengono - quasi imponendosi - gli oggetti-sculture, monoliti di kubrickiana memoria, apparentemente enigmatici eppur semplici nella loro potenza espressiva.

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Per Gabellone l'apparato iconografico occasiona una ricerca sul volume: le fotografie in mostra raffigurano palesemente una suggestione tridimensionale, plastica e scultorea.

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MA COSA HA DI SIGNIFICATIVO QUESTA CITAZIONE????

Ribadendo e potenziando la cifra del suo essere artistico che una volta racchiuse in questa riflessione col sembiante della perentorietà: “Quando realizzo un'immagine, questa è anche una scultura”.

Ditemi voi dove andremo a finire!!!!!


23/02/2010
luca rossi
http://www.whitehouse.splinder.com/
Per quanto questa intuizione di gabellone sia una bella attualizzazione di un lavoro di gino de dominicis (madonna che ride fotografata e poi distrutta), Gabellone continua a redeclinare lo stessa proposta (cose fotografate e poi distrutte) in tanti modi diversi come fosse artista storico. Gabellone ha 36/37. Questa idea di scultura mentale va anche bene, ma viene riproposta da 10 anni. Mi chiedo se non sia il caso di andare oltre. Per quanto alcune soluzioni scultoree (vedi partecipazione alla biennale di bonami, mi pare) lascino molto a desiderare. A mio parere gabellone era una delle promesse del sistema italia anni 90, che per diversi motivi ha subito una sorta di stop della crescita. E' naturale che il problema possano essere le strutture inadeguate se cerchiamo sempre di inseguire imprecisi e stereotipati standard internazionali. Io credo che un "fare" divergente e non retorico possa migliorare le cose.

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