pubblicato mercoledì 3 marzo 2010
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Secondo l'antropologo Luigi Capasso la tipologia dell'impronta è caratteristica del 60% degli individui provenienti dai paesi arabi”. Parte da qui l'ultima avvincente - e un po' spericolata? - spy-story legata all'arte antica, genere che dopo
Il codice Da Vinci pare di gran voga. Da un'impronta digitale.
Ancora una volta al centro dell'attenzione c'è
Leonardo Da Vinci, di cui diversi indizi - fra i quali appunto l'impronta, ritrovata sul dipinto
La dama con l'ermellino - confermerebbero le origini arabe. A rivelarlo uno studio condotto da Alfred Breitman e Roberto Malini del
Gruppo Watching The Sky, associazione impegnata nelle ricerca di opere d'arte perdute e delle tracce biografiche sconosciute dei grandi artisti del passato. “
L'ipotesi di un origine araba del maestro non è tuttavia nuova - dichiarano gli studiosi -.
È risaputo che il nome della madre di Leonardo, Caterina, era attribuito con frequenza alle schiave arabe acquistate in Toscana e provenienti da Istanbul”.
Ma la novità arriva da un cassetto, da un bel disegno a sanguigna su un foglio di carta antica. “
Questo ritratto virile del primo Cinquecento è di scuola leonardesca - spiegano -,
e rappresenta un viso che possiede molte similitudini con i ritratti noti del volto di Leonardo Da Vinci. La sua particolarità è che indossa un copricapo di foggia araba. Si può ipotizzare che si tratti di un ritratto del maestro eseguito da un suo allievo che conosceva le vere origini del grande artista”. Dan Brown può mettersi al lavoro...
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www.watchingthesky.org[exibart]