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fino al 31.III.2010
Ursula Mayer
Roma, Monitor

   
 Fra Hartmann e Pasolini. Una Medea lacerata dal rapporto irrisolto tra passato e presente. Tra mondo arcaico e contesto contemporaneo. Il tutto rivive nella proiezione di Ursula Mayer. Di nuovo a Roma, per la seconda personale da Monitor... alessandro iazeolla 
 
pubblicato

Il titolo della mostra ricalca quello del libro di Thom Hartmann, Last Hours of Ancient Sunlight. Ma la personale di Ursula Mayer (Ried im Innkreis, 1970; vive a Londra) non scruta nel futuro del nostro pianeta, alla ricerca dell’epifania della morte. Il soggetto della rassegna sembra incentrarsi, piuttosto, attorno alla vicenda di Medea narrata nella tragedia di Euripide. Una narrazione cinematografica realizzata attraverso la simultanea proiezione di due differenti pellicole in 16 mm su porzioni adiacenti di uno schermo. Da un lato si alternano visioni ravvicinate di un altorilievo classico che raffigura il mito, mentre sull’altro lato dello schermo un gruppo di attori dipana lentamente una danza gestuale.
L’impostazione della scenografia e della fotografia rimandano indirettamente alla Medea di Pasolini del 1970. Anche in Mayer si manifesta lo scontro tra il mondo arcaico, su cui prevale l’emozione, e il contesto contemporaneo, permeato dalla razionalità. L’idea di conflitto tra modelli e archetipi è sottolineato dalla sensazione di sincronia della storia, che Mayer ha conferito a quest’opera. È in questo senso che si innesta anche la citazione di Hartmann, laddove quest’ultimo pone in comparazione le culture antecedenti la civilizzazione con quelle contemporanee, sottolineando il materialismo e la possessività delle seconde.
Ursula Mayer - Imperial Stone - 2010 - marmo, film 16 mm, proiettore Eiki, valute fuori corso - courtesy l’artista & Monitor, Roma
Parallelamente, nella vicenda di Medea e in particolare nell’epilogo si compie il suo decisivo gesto di affermazione. Uccidendo i suoi figli impuri, Medea uccide infatti anche ogni possibilità di sopravvivenza per il suo mondo. Un mondo arcaico che aveva prima profanato, sottraendogli il vello d’oro, e poi rinnegato per amore di Giasone.
E il tema del valore impuro dell’oro, oggetto di cupidigia e origine e della crudele successione dei fatti sui quali si articola la narrazione di Euripide, è ripreso nelle altre sale della galleria, nelle quali Mayer ha predisposto alcune installazioni in cui è rimarcato il senso del valore degli oggetti.
Un pesante blocco di pregiata pietra rosa del Portogallo, grossolanamente squadrato, è posto accanto a un ammasso di banconote fuori corso provenienti da tutto il mondo, mentre un proiettore genera, in successione, immagini statiche di dettagli di marmi preziosi raccolti dall’artista fra le architetture romane.
Ursula Mayer - Last Hours of Ancient Sunlight - 2009 - film in 16 mm su doppio schermo - 7’20’’ - courtesy l’artista & Monitor, Roma
E ancora, in relazione all’opera centrale dell’esposizione e ai suoi temi di fondo si pone la realizzazione di un gioiello dorato composto da calchi di api morte, che simboleggiano la fine delle organizzazioni sociali strutturate e identitarie. Come l’amore in Medea, che si risolve nel conflitto senza speranza tra la passione provata e il sentimento ammesso, tra il proprio io e l’individuo in cui ci si trasforma, abbandonando la propria identità in nome di altro.

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alessandro iazeolla
mostra visitata il 16 marzo 2010


dal 25 febbraio al 31 marzo 2010
Ursula Mayer - Last Hours of Ancient Sunlight
Monitor - Palazzo Sforza-Cesarini
Via Sforza Cesarini, 43a-44 (zona via Giulia) - 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 13-19
Ingresso libero
Testo critico di Mike Sperlinger
Info: tel./fax +39 0639378024;
monitor@monitoronline.org; www.monitoronline.org

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2 commenti trovati  

25/03/2010
alessandro b
Bravo Luca,
lo definirei manierismo contemporaneo.


24/03/2010
lucarossi
http://whitehouse.splinder.com/
Citazione colta da libro + riferimento a pasolini + proiettore super 8 in galleria circondato da altri piccoli-grandi oggetti, riflessivi, puntuali e vagamente anemici.

Evidentemente ci sono persone esaltate dal perpetuare un clichè. Io inizio a credere che ci sia anche un problema di collezionismo: collezionisti illuminati dai loro telefonini. Unica scusante i 40 anni di questa artista che forse fanno pensare al legittimo sviluppo di alcune intuizioni pertinenti di 10-15 anni fà.



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