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La critica del saper scegliere

   
 La legittimità che si attribuisce alla critica dell'arte “alta” sembra non esser riconosciuta per il fumetto. Le riviste di approfondimento sono state sostituite dal web. E i saggi scarseggiano. Fortunatamente la critica approssimativa e marchettara lascia spazio a quella attiva... Gianluca Testa 
 
pubblicato
La scarsa maturità della critica di fumetti, ben poco apprezzata e riconosciuta dalla élite artistica, non è da collegare alle origini e all'età del fumetto. È forse per la scarsa identità artistica attribuita al fumetto che la critica, spesso rivolta a una nicchia di lettori, resta illegittimamente confinata ai margini di discussioni e dibattiti sull'arte e la cultura. Da tempo Matteo Stefanelli - che è autore di testi critici e appassionato studioso - scrive e lancia provocazioni e riflessioni su questo tema. Qualche traccia di questo percorso è sparsa anche in Fumettologicamente, il suo nuovo blog.
Ma la questione è spinosa e "mai risolta". Lo sostiene Gianfranco Goria, disegnatore, sceneggiatore, giornalista e direttore dell'agenzia afNews. Goria ritiene che della critica di fumetti "si dovrebbe parlare come si fa per quella letteraria, artistica, cinematografica, teatrale e musicale. Solo che, per quelle, ci sono livelli consolidati di preparazione universitaria che consentono di svincolarle dal 'fandom' e conferire quell'aura di rispettabilità accademica e culturale che nel campo del fumetto sembra ancora lontana da venire". Eppure, nonostante questo, pensa ci siano voci adeguate anche per la critica fumettistica italiana. Supermouse di Al Hubbard"Stiamo peraltro parlando di un campo, quello della letteratura fumettistica, che in Italia ha ancora da crescere molto", aggiunge Goria. "Anche la critica ne seguirà naturalmente lo sviluppo. In fondo ritengo che sia tutto sommato proporzionata a quel che è oggi il fumetto nel nostro paese: agglomerati di nicchie con una base non più numerosa come un tempo, sana ma a rischio, di fumetto a diffusione popolare. Non posso evitare di immaginare che tutto crescerà nuovamente solo quando tornerà a fiorire nel nostro paese il fumetto per bambini e ragazzi". Ma qual è per Goria l'effetto della critica? "Dovrebbe essere lo stesso che ottiene negli altri settori dell'arte e della cultura: uno strumento positivo, necessario e utile. Sia che stronchi sia che lodi”.
E così troviamo critici d'arte che si occupano di fumetto all'interno delle arti figurative. E critici letterari che compiono la stessa operazione nella sezione “letteratura illustrata”. Ma i veri critici di fumetto dove sono? Oltre al già citato Matteo Stefanelli, ci sono anche Alberto Becattini, Leonardo Gori, Andrea Sani e Luca Raffaelli. E, su tutti, Luca Boschi. Uno che è anche autore e che ne sa più di chiunque altro. Uno che ha passione e cultura. Boschi è d'accordo sull'idea che la critica italiana, in particolare quella dei fumetti, non è molto riconosciuta. E neppure apprezzata come critica d'arte “per vizi che riguardano lo stesso medium. Si tratta di pregiudizi mai superati. I fumetti non sono mai stati ben considerati come arte figurativa. Quindi anche il lavoro del critico è sminuito. Beh, tutto questo è una stupidaggine. Perché gli strumenti di analisi sono gli stessi che si possono usare per le altre forme comunicative". Un altro dei problemi individuati da Boschi è il metodo di espressione utilizzato da chi si è occupato di critica. "Le riviste di settore hanno spesso ospitato interventi critici 'umorali'. Si è espresso chi, seppur con formazione accademica, non aveva strumenti propri”. Quel che manca davvero, per Luca, sono saggi e libri monografici sulla storia dell'evoluzione del fumetto italiano. "Tutti fenomeni abbastanza recenti", commenta. E ciò che prima era pubblicato da riviste di settore, ora si sposta sul web, perché questa è l'evoluzione dei canali. "Dopo le riviste come ‘Linus’ e ‘Sergente Kirk’, c'è stato il grosso periodo delle fanzine 'colte' su carta. Dopo la loro morte, la voglia di scrivere si è riversata nella rete".
Luca Boschi e Daffy Duck - © Warner
Ma internet non può ospitare, seppur nella sua infinita capienza, complessi approfondimenti. Uno dei primi saggi sugli autori italiani è infatti stato scritto proprio da Boschi insieme a Leonardo Gori e Andrea Sani (Romano Scarpa. Un cartoonist italiano tra animazione e fumetti, Alessandro Distribuzioni, 1988). Ma possiamo ricordare anche l'opera di Luigi Bernardi e Paolo Ferriani dedicata a Franco Caprioli e poi, ancora, i saggi critici di Moreno Burattini e Francesco Manetti. "Tutti questi sono autori che hanno conosciuto benissimo la materia di cui parlavano. E questa è cosa diversa rispetto a uno scritto di Achille Bonito Oliva, che con scarse conoscenze di fumetto è accettato perché riconoscibile in quanto critico di un’arte più alta".
Insomma, il concetto di “critico d'arte” applicato al fumetto è ancora agli inizi, la sua formazione è molto legata alla cultura personale e la conoscenza della letteratura a fumetti, per uno studioso, è utile. Ma solo come punto di partenza. Luca Boschi"La critica può essere di utilità sociale, ma solo se esiste una ricaduta di massa", spiega Boschi. "Occorre diffondere la comunicazione in luoghi facilmente raggiungibili. E in questo senso trovo necessario che certi percorsi di studio siano applicati anche al mondo del fumetto. Non sento la necessità impellente di una scuola di formazione di critici di fumetto. Magari di sceneggiatori, visto che siamo messi un po' male...".
Per concludere, a cosa serve la critica? "Può essere un modo per spiegare agli altri. Ma soprattutto deve permettere di fare delle scelte". Secondo Boschi, infatti, la critica dovrebbe avere una funzione attiva. Ma come? "Ad esempio imponendo un autore sconosciuto all'attenzione del pubblico”. E lui lo ha fatto, e a più riprese. Come quando, sulle pagine della rivista Zio Paperone, ha riproposto un autore come Al Hubbard, grande maestro Disney misconosciuto. “Prima occorre individuare l'opera, che va poi posta sotto i riflettori. Seguirà la sua rivalutazione...". Quindi la critica deve essere coraggiosa. Ma anche capace di promuovere cultura assumendo un ruolo “attivo” (per dirla alla Boschi) e non meramente legato alla marchetta. Insomma, deve offrire strumenti utili alla scelta. E quindi anche alla lettura e alla conoscenza.

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gianluca testa


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 65. Te l’eri perso? Abbonati!

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