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MANIFESTA, RITORNO IN IBERIA Tre gruppi curatoriali, 100 giorni di apertura, 90% delle opere site specific, quindici sedi. Ecco i numeri di Manifesta, che per l’ottava edizione guarda all'Africa e al Mediterraneo. Dal punto d’osservazione della Murcia. Appuntamento giovedì per l’apertura delle danze... |
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pubblicato martedì 5 ottobre 2010
Melting pot di tradizioni fin dall’anno 1000, la regione di
Murcia è il luogo ideale per ospitare l’ottava edizione di Manifesta, la biennale itinerante europea,
al suo 15esimo anno di vita e reduce dalla tappa italiana svoltasi nel 2008 in
Trentino Alto Adige.
Le città di Murcia e Cartagena, sedi dell’evento, con il
loro background storico e una stratificazione architettonica e culturale in cui
si incontrano cristianesimo, islam ed ebraismo, diventano la base concettuale
da cui far partire una riflessione trans-regionale che individua nel sud della
Spagna il punto di connessione tra Mediterraneo e Nordafrica, con un’attenzione
particolare al Maghreb.
Se poi buttiamo l’occhio più lontano e includiamo nel
ragionamento il continente intero, vedremo che l’oggetto della discussione è la
relazione tra Europa e Africa, non senza qualche ammiccamento al Medio Oriente
(e con l'aspirazione, non tanto recondita, di creare una biennale panafricana).
In un momento di grande introversione e di preoccupante chiusura culturale, ma
anche di imponenti flussi migratori e di una violenta crisi economica, che
attanaglia il mondo intero incoraggiando la ricerca di "terre promesse”, la
mission di Manifesta - che da sempre " cerca di abbattere le barriere e di
creare, invece, dei ponti” - assume un valore ancora più significativo, soprattutto quando pone
sotto la lente aree critiche di dibattito storico-politico, come in questo
caso.
Per la realizzazione di un concept così complesso, la
Fondazione Internazionale Manifesta, presieduta da Hedwig Fijen, ha scelto di
avvalersi di un team d’attacco, proponendo l’idea della "curatela collettiva” e
coinvolgendo un board misto, formato da tre gruppi di professionisti che
lavorano tra l’Europa dell’Est, l’Italia, la Scandinavia e l’Egitto, costruendo
una fervida torre di Babele di spunti, progetti e possibili sviluppi.

Primi in ordine alfabetico sono gli egiziani Alexandria
Contemporary Arts Forum, sodalizio nato tra i curatori Bassam El Baroni e
Jeremy Beaudry nel 2005 per esplorare i confini tra globale e locale,
attraverso i liguaggi remixati della new media art e del dibattito; secondi i
Chamber of Public Secrets, duo libanese-italiano, formato da Khaled Ramadan e
Alfredo Cramerotti, insieme dal 2003 come un’unità indipendente che si adopera
per la realizzazione di documentari, festival, video, momenti di discussione,
mostre. Completano la brigata i tranzit.org (Vít Havránek, Zbynek Baladrán,
Dóra Hegyi, Boris Ondreicka e Georg Schöllhammer), promotori di un network di
associazioni autonome esistente dal 2002, provenienti da Austria, Repubblica
Ceca, Ungheria, Svezia e Slovacchia. Ogni gruppo opera in maniera indipendente
rispetto agli altri, usando format e metodi di lavoro compositi.
Tre poetiche differenti, accomunate dall'intento di
indagare le trasformazioni sociali a livello globale, anche se in relazione a
uno specifico territorio, attraverso i temi della migrazione, del colonialismo,
delle criticità di confine, con pratiche di condivisione, magari incoraggiate
dall'utilizzo delle nuove tecnologie.
Il percorso espositivo si snoda attraverso 15 sedi diffuse
nelle due città, con il preciso obiettivo di "abitarne” le vie, le piazze, le
strade. Tra i necessari Musei di Arte Moderna e Contemporanea di Murcia e
Cartagena, fanno capolino alcuni luoghi inediti, come l'Ufficio di Poste e
Telecomunicazioni, architettura spagnola pre-franchista ormai in disuso, l'ex
prigione di Sant'Antonio, flagello dei dissidenti di Franco, il Casinò di  Cartagena,
di sapore modernista, la caffetteria-ristorante El Parque, il Centro Sociale de
Santa Lucia, tra gli altri. Certamente, però, il luogo più inusitato e
suggestivo è l'antico Padiglione per le Autopsie, costruito nel 1768 per
l'Ospedale della Marina Reale e attualmente utilizzato come centro espositivo.
Lo spazio e il territorio giocano un ruolo da
protagonista, proprio in virtù della natura itinerante di Manifesta; non è un
caso, infatti, che il 90% delle opere in mostra siano site specific e vedano
luce in seguito a un confronto diretto e intenso tra l'artista e il luogo in
cui è chiamato a lavorare. La grande novità dei tre percorsi progettati da
ACAF, CPS e tranzit.org all'interno del main concept sta, inoltre, nell'aver
coinvolto non solo artisti visivi, ma anche produttori cinematografici,
scrittori, filosofi, attivisti (Suhail Malik, Simon Fujiwara, Gonzalo
Ballester, Sergio Leone...) con l'intento di offrire un caleidoscopio di idee e
riflessioni attorno a uno stesso tema.
Intitolato Overscore, il progetto degli ACAF cerca di restituire la
complessità dell'arte e del mondo attraverso una strategia concettuale e
curatoriale che agisce su un doppio livello: da una parte illumina i modelli di
semplificazione che regolano la vita pubblica e privata, dall'altra funziona un
po' come l'editing in corso di un testo, rivelando i collegamenti tra il
passato e il futuro. Si svolge attraverso tre sedi, presentando 27 opere
inedite di artisti come Ryan Gander, da sempre interessato a promuovere il dialogo, creando
una dimensione estetica che mina ogni aspettativa, o Alexander Singh, che per Manifesta ha creato una
serie di disegni e xerox collage. I Common Culture, collettivo britannico composto
da David Campbell,
Mark Durden e
Ian Brown,
presentano un discorso sul consumo culturale più un video, ispirato al concetto
classico di Grand Tour. I Take to the Sea ( Lina Attalah, Laura Cugusi, Nida Ghouse) portano avanti dal 2008 un progetto di ricerca sul tema
dell'immigrazione irregolare dall'Egitto all'Italia, attraverso il Mar
Mediterraneo, con tutto ciò che ne consegue. Non mancano i progetti speciali,
come l'incubatore per la Pan-African Roaming Biennial, che coinvolge soggetti
provenienti da Kenya, Egitto, Sudafrica tra gli altri, e al quale durante
Manifesta sarà dedicato all'interno di Overscore un simposio con Bili Bidjoka, N'Goné Fall, Hassan Khan e Senam Okudzeto.

I CPS presentano The Rest is History?, una mostra che mira a definire e
analizzare le mappe geografiche e le strutture socio-politiche del nostro
tempo, la nostra storia, la nostra realtà. Per farlo, abbandonano le strategie
convenzionali e invadono le dimensioni del giornalismo, della produzione
televisiva e documentaristica, grazie al lavoro di artisti come il gruppo
danese Wooloo,
fondato da Sixten Kai Nielsen & Martin Rosengard, al cui progetto partecipano per Manifesta Matthias
Neumann,
Clarinda Mac Low,
Helidon Gjergji,
Pedro Guirao y Gema Alava. La
portoghese Filipa César scova le dinamiche della finzione all'interno del genere
documentaristico. Fay Nicolson si interroga sul gap che esiste tra produzione di massa e
produzione artistica, Thierry Geoffroy utilizza i mass media nel suo lavoro per rimettere
al centro il ruolo dell'artista in senso critico, prima che la crisi che
attanaglia il presente ci travolga, prima che sia troppo tardi. Helidon
Gjergji sfida i
sensi con la sua installazione olfattiva.
I tranzit.org, infine, coinvolgono 27
artisti e 2 gruppi nel progetto C.T.D. - Constitution for Temporary Display.
A
partire dal concept di base - l'esplorazione delle connessioni tra la regione
di Murcia e il Nordafrica - lanciano un’interpretazione in senso "conflittuale”
del dialogo sul tema, in cui la mostra diventa uno spazio autonomo, con
specifiche condizioni estetiche, politiche e sociali, in cui gli artisti e i
curatori conducano il proprio lavoro attraverso le parole chiave di critica,
rielaborazione, immaginazione, anche grazie alla collaborazione del pubblico.
Saranno Emily Roysdon, Heman Chong, Lou Lou Cherinet, Pedro G.
Romero/Archivo F.X., Catarina Simao, Cristina David, Darius Miksys, Erick Beltran, tra gli altri, a condividere
questa appassionante sfida dialettica.
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dal 7 ottobre 2010 al 9 gennaio 2011
Manifesta8
a cura di Alexandria Contemporary Arts Forum, Chamber
of Public Secrets, tranzit.org
Sedi varie - Murcia e Cartagena
Info: contact@manifesta8.es; www.manifesta8.com
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| indice dei nomi: Alexander Singh, Alfredo Cramerotti, Bassam El Baroni, Bili Bidjoka, Boris Ondreicka, Catarina Simao, Clarinda Mac Low, Cristina David, Darius Miksys, David Campbell, Dora Hegyi, Emily Roysdon, Erick Beltran, Fay Nicolson, Filipa César, Gema Alava, Georg Schöllhammer, Gonzalo Ballester, Hassan Khan, Hedwig Fijen, Helidon Gjergji, Heman Chong, Ian Brown, Jeremy Beaudry, Kai Nielsen, Khaled Ramadan, Laura Cugusi, Lina Attalah, Lou Lou Cherinet, Mark Durden, Martin Rosengard, Matthias Neumann, Nida Ghouse, Pedro G. Romero, Pedro Guirao, Ryan Gander, santa nastro, Senam Okudzeto, Sergio Leone, Simon Fujiwara, Suhail Malik, Thierry Geoffroy, Vit Havranek, Zbynek Baladran
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