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fino all'11.II.2011
Iva Kontic
Milano, Osart

   
 Un appartamento tutto per sé. La personale di Iva Kontic parla dell’insicurezza degli oggetti e della relazione con gli spazi abitati. Superando la tradizionale autosufficienza della pittura iperrealista...  alessandro ronchi 
 
pubblicato
Una formula critica molto felice parla, a proposito dei dipinti di Edward Hopper, della "solitudine dei luoghi che dovrebbero essere affollati". Le tele di Iva Kontic (Belgrado, 1982; vive a Milano e Londra), a prima vista, sembrano portare alle estreme conseguenze la poetica del padre nobile del Minimalismo americano; per di più, non ci sono figure umane, né nighthakws né donne sole, negli interni neutri. La superficie pittorica è perfettamente uniforme, senza traccia di materia, le campiture perfettamente delimitate, i colori neutri e la resa fotografica. Apparentemente si tratta di un esercizio di sterile oltranzismo minimal applicato all’appartamento sostanzialmente anonimo di una metropoli americana.
Osservando meglio, però, si scoprono alcuni dettagli: le fotografie alle pareti ritraggono edifici bombardati durante la guerra a Belgrado (gli stessi palazzi dipinti in primo piano da Kontic in passato), il televisore è sintonizzato su un canale all news durante i bombardamenti su Baghdad...
E poi si comprende che i dipinti servono da surrogato e sfondo: un simulacro espanso di un appartamento specifico, l’abitazione del padre dell’artista, trasportabile in una galleria d’arte. Perché, piuttosto che una semplice esposizione pittorica, si tratta di un’installazione.
Iva Kontic - A Place of... - 2010 - collage e acrilico su tela - cm 80x100 - courtesy Osart Gallery, Milano
Il percorso attraverso la stanza è scandito da una traccia audio per ogni sosta davanti a un dipinto. La voce paterna compone, per accumulo di flussi di coscienza frammentari, una sorta di discorso libero sui temi del rapporto tra individuo e spazio abitato, giungendo a conclusioni più prossime all’impermanenza zen che al comandamento occidentale secondo cui un uomo ha il diritto/dovere di marcare il proprio territorio. You shouldn’t be attached to your home. You shouldn’t be attached to your apartment. Il risultato è un’esperienza fruitiva che ricorda gli ultimi radiodrammi di Samuel Beckett, a metà fra l’opera teatrale e l’installazione sonora, e soprattutto a Krapp’s last tale per la suggestione del bilancio esistenziale di un uomo anziano.

Si tratta di un’operazione sicuramente interessante, in quanto l’autosufficienza degli oggetti ritratti è un presupposto ontologico della poetica del realismo americano: il soggetto nella sua cruda, inquietante essenza. Iva Kontic, invece, ritiene utile un surplus di discorso ed evocazione.
Iva Kontic - An urban story - 2010 - still da video - courtesy Osart Gallery, Milano
L’esposizione è completata da un video molto interessante, parte della trilogia An Urban Story. Una flânerie attraverso Brescia, tra ecomostri e palazzi fascisti che portano i fori delle mitragliate della guerra civile, giganteschi mall "dove un tempo erano tutti campi” come nuove agorà e quartieri-ghetto per immigrati. Si gira in automobile attraverso la città e la voce narrante racconta aneddoti della memoria personale e collettiva. C’è una corrispondenza formale e contenutistica con le opere di A place of...: in ogni caso la poetica di Iva Kontic si concentra sul rapporto contradditorio tra uomini e luoghi, combattuto tra le polarità della corrispondenza d’amorosi sensi della nostalgia e l’oppressione dell’inerzia; in ogni caso si deve procedere per flash e giustapposizioni, come ogni volta si attraversi un territorio sentimentale.

alessandro ronchi
mostra visitata il 12 gennaio 2011



dal 14 dicembre 2010 al 15 febbraio 2011
Iva Kontic - A place of...
Osart Gallery
Via Fogazzaro, 11 (zona Rotonda della Besana) - 20135 Milano
Orario: da lunedì a venerdì ore 14.30-19; sabato, domenica e mattine su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0254075553; fax +39 025513826; info@osartgallery.com; www.osartgallery.com

[exibart]

 


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