Una mostra di particolare
interesse per la
mistica, una mostra dal titolo
La quarta dimensione
nella pittura di Osvaldo Licini e Mario Vespasiani.
Il pittore marchigiano
Mario Vespasiani (San Benedetto del
Tronto, Ascoli Piceno, 1978; vive a Ripatransone, Ascoli Piceno) ripropone a
distanza di qualche anno lo stessa soluzione artistica di "dialogo a distanza”
con un altro autore, esponendo le proprie nuove creazioni; difatti, nella Pinacoteca
Civica di Ripatransone, nel 2008 Vespasiani proponeva un'omonima
La quarta dimensione, intrattenendo un
proficuo e ricco confronto con il compianto
Mario Schifano, a un
decennio dalla scomparsa; stavolta l'interlocutore artistico è un prezioso
Osvaldo Licini (Monte Vidon Corrado,
Ascoli Piceno, 1894-1958), anch'egli marchigiano.
Prima
di incamminarsi nelle stanze del museo è bene prendere dal bancone una copia
(gratuita) del catalogo della mostra e leggere attentamente la puntuale
introduzione di Giancarlo Galeazzi, direttore dell'Istituto superiore di
scienze religiose di Ancona, che coglie appieno il senso filosofico della
mostra. La
quarta dimensione non è altro che il sublime tentativo di
risalire sulla scala (neo)platonica delle essenze per attingere al
proprium
del mondo e dell'uomo, a quel tempo-senza tempo cui l'opera rarefatta di
Vespasiani con-duce.

Al
visitatore sta adattare la
visione, abbandonarsi platonicamente nella
dimensione dialogica dei due-tre (Vespasiani/Licini/visitatore), seguendo
quello stesso cammino di "rarefazione” del
datum (Galeazzi usa le
espressioni "
essenzializzazione” e "
alleggerimento”) che dis-vela l'
Eigentlich
del mondo; solo così è possibile giungere a quella
quarta dimensione che
l'anima attinge come propria nel "mentre” della visione del Tutto - è quello stesso
Tutto "rarefatto”, senza confini, che spinge l'anima a ri-cordarsi (ovvero
letteralmente "tornare al cuore”) di se stessa.
Il
mondo dissolto del colore e nel colore dei quadri di Vespasiani, in cui non vi
vuole essere né passato, né presente, né futuro, ma solo
eternità atemporale,
è alla ricerca di quel mistico
che tanta filosofia ha cercato di pensare. Ma il passo ulteriore è comprendere
come il virtuoso dialogo tra le opere di Licini, Vespasiani e la visione del
visitatore apra a quel
nunc in-stans di cui tanta scolastica ha trattato
e che è il tempo proprio della dimensione
angelica; ecco allora che gli
angeli di Licini possono abitare davvero la propria
casa. Il
nunc
instans, quell'improvviso frattanto tra il
nunc fluens dell'uomo e
il
nunc stans del divino, è la
quarta dimensione: prende luogo
quando la visione e-ducata dell'opera squarcia la tela del tempo e presuppone
una
Gelassenheit, una
Abgeschiedenheit, un
distacco, un
cammino di
estraneazione rispetto a se stessi su cui la mistica ha tanto
battuto.

Tentativo
massimo è allora quello di abbandonare la presa sulla propria mano (il
pittore), sugli occhi (il visitatore), socchiudere la bocca nel silenzio
proprio del mistico e così lasciar-essere l'
essenziale, esperire il
percorso e non costringerlo, lasciar venire al mondo ciò che è proprio del
mondo, educare l'invisibile al visibile.