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fino al 27.II.2011
Silvia Giambrone
Torino, Ferramenta

   
 Corpi e linguaggi, spazi aperti e intimità. L’arte e la musica si confondono e la nudità della pelle si fa strumento. Fuori di me, la prima personale torinese di Silvia Giambrone. In Ferramenta... claudio cravero 
 
pubblicato
Una cantina in mattoni, un insieme di nicchie e anfratti intimi: è lo Spazio Ferramenta, nuova venue culturale underground del capoluogo torinese. A inaugurarlo, una mostra e una perfomance, dove artista e musicisti si mescolano a livello sonoro e fisico. Quando, cioè, il corpo diventa percussione.
A tratti sacrificale, come le azioni a cui ci ha abituati Marina Abramovic, in Fuori di me Silvia Giambrone (Agrigento, 1980; vive a Roma) "offre” il proprio corpo alla musica. Parafrasando Abo nell’inversione duchampiana fra critico e artista, qui "l’artista è davvero messa a nudo dalla natura della musica”. Si tratta, in effetti, di un sound che, per essere creato, ha bisogno del ventre, dei seni e delle membra abbandonate che, tese e al tempo stesso rilassate, generano suoni, riverberi ed echi. Il corpo di Giambrone è così filtro, la soglia tra il dentro e il fuori in un flusso continuo di movimenti e timbri del coro a cui l’artista dà vita e partecipa.
Il battito cardiaco segna infatti l’inizio di una serie di pattern sonori poi elaborati e interpretati dagli altri attori di quello che, nel dizionario della musica, è il light show interattivo. Nella performance intervengono, con Silvia Giambrone e allo stesso livello, il percussionista Dario Bruna, il trombettista Ramon Moro, il dj Generoso Gene Urciuoli e Reac Tj, riferimento italiano del reactable experience, strumento musicale elettronico la cui interfaccia è costituita da un tavolo touchscreen.
Silvia Giambrone - Eredità - 2008 - still da video - 10’ - courtesy l'artista
In mostra, inoltre, due video e un’installazione. Mentre in Translation, delicato video di sapore boettiano nella scrittura con ambo le mani, e in cui l’artista riporta con gesti musicali e cadenzati due frasi differenti e in lingue diverse, in Eredità è la riflessione sulla seduzione e le forme di controllo del corpo. Idea nata da Gola Profonda - film cult del 1972 che, data la sua massiccia diffusione, segna lo "sdoganamento” del cinema per adulti - il video in loop è costituito da un’inquadratura fissa che, come in uno specchio, ritrae l’artista in apparenza alle prese con un quotidiano make-up. Il maquillage è in realtà un’operazione ben più dura, sia da applicare che da sostenere. Si tratta di ciglia finte, oggetto di seduzione come può esserlo oggi il tacco 12, ma realizzate in fil di ferro e stagno.
Ricordando i marchingegni protesici di Rebecca Horn, le due pesanti "sculture” - esposte a lato, in una nicchia della galleria - sono strumenti femminili che testimoniano il desiderio di attirare a sé il mondo, possedendolo. Quanto di più attuale è il lavoro di Giambrone dove - nel tempo della soddisfazione dei desideri, che Zygmunt Bauman descrive come realtà liquida e del piacere no-limit che sfocia in perversione - il desiderio non è più verso qualcosa oggetto di brama, ma è solo l’insaziabile desiderio di desiderio.
Silvia Giambrone - Fuori di me - 2011 - performance, still da video - photo Federica Borgato, Backlight
La relazione forza/fragilità del video segue così un impulso centrifugo anziché centripeto, cercando di espandersi, fuoriuscire e protendersi all’esterno. Ininterrottamente.

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claudio cravero
mostra visitata il 1° febbraio 2011


dal primo al 27 febbraio 2011
Silvia Giambrone - Fuori di me
a cura di Susanna Mandice, Raffaella Bassi e Generoso Gene Urcioli
Spazio Ferramenta
Via Gian Francesco Bellezia, 8g (zona
Quadrilatero Romano) - 10122 Torino
Orario: da giovedì a domenica ore 20-23 e su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39
0114360738; spazioferramenta@gmail.com; spazioferramenta.blogspot.com

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