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Cleo Fariselli
Classe 1982, studi all'Accademia di Belle Arti di Brera, fin da piccola nutre una forte passione per la musica. Ma a percorrere tutto il suo lavoro è la realtà, così meravigliosa e imprevedibile, verso cui ha un approccio non solo fenomenologico, ma emozionale...
pubblicato mercoledì 23 febbraio 2011
Che libri hai letto di recente?
Ho appena finito Asfissiante cultura di Jean Dubuffet e appena cominciato L’ardore di Roberto Calasso.

Che musica ascolti?
Ho un orecchio decisamente onnivoro: nel mio iPod convivono Chopin e Coltrane, Hendrix e i Kodo giapponesi. Trascorro lunghi periodi senza ascoltarne affatto.

Città che consiglieresti di visitare e perché.
Vale sempre la pena visitare una città: le consiglio tutte.

I luoghi che ti hanno particolarmente affascinato.
Moltissimi. La stessa idea di luogo, così polivalente, mi affascina enormemente. Mi piace visitare i siti archeologici preistorici, perché generalmente sono luoghi speciali per caratteristiche geografiche e geologiche. Visito sempre con piacere musei di storia naturale, orti botanici e planetari.

Le pellicole che hai amato di più.
Ci sono autori di cui amo lo sguardo, il punto di vista. Tra questi Murnau, Kurosawa, Tarkovsky, Truffaut, Hitchcock, Kubrick, Monicelli, Fellini, Pasolini, Herzog. Il tempo si è fermato di Olmi e Umberto D. di De Sica sono bellissimi e ripenso spesso a La jetée di Marker. Hollywood Party e Frankenstein Junior mi fanno sempre ridere, e piango davanti a un sacco di film. I documentari della Bbc come Planet Earth e The Blue Planet sono strabilianti, a volte piango anche con quelli.

Cleo Fariselli - Me as a star (Monte Generoso) dalla serie Me as a star - 2008 - still da video HDV - 8’
Le mostre visitate che ti hanno lasciato un segno.

Ne cito alcune. Cycles and seasons di Twombly, The Strange Museum dei Kabakov, l’installazione The Everyday Altered di Durham alla Biennale del 2003, le testine di Marisa Merz su un tavolo di Mario Merz a Rivoli. Le ninfee di Monet a L’Orangerie, la mostra vuota di Tiravanija a Rotterdam, raccontatami da un amico. Il Museo delle Culture di Lugano è bellissimo.

Gli artisti del passato per i quali nutri interesse.
Quando gli artisti parlano, il tempo che scorre è solo una questione di aggiornamento linguistico. Gli artisti che amo, a partire dalla Preistoria, sono per me tutti attualissimi. Questi sono solo alcuni nomi, in ordine sparso: Twombly, Ernst, Alÿs, Brancusi, Ono, Bacon, Durham, Duchamp, Munari, Marchetti, Tichy, Grotowski, e moltissimi artisti anonimi di tutte le epoche e nazionalità.

E i giovani a cui ti senti vicino, artisticamente parlando?
Mi piace molto il lavoro di Alice Tomaselli e stimo la ricerca di Linda Fregni Nagler. A Parigi ho apprezzato il lavoro di Samuel Richardot.

Che formazione hai?
Sono cresciuta in una famiglia di musicisti e sono stata indirizzata allo studio della musica fin da piccolissima. Dopo il liceo ho frequentato una scuola di teatro fino ad approdare all’Accademia di Brera, dove ho seguito appassionatamente il corso di Alberto Garutti, insegnante straordinario, un vero maestro.

Hai frequentato il Corso Superiore di Arte Visiva della Fondazione Ratti con Jimmie Durham, seguito un workshop con Liliana Moro alla Fondazione Spinola Banna e una residenza di tre mesi alla Dena Foundation for Contemporary Art di Parigi. Cosa ricordi di queste esperienze?
La gratificazione di vedere la propria ricerca sostenuta da un’istituzione responsabilizza molto, ma davvero preziosi sono i legami che si instaurano tra i partecipanti. Jimmie e Liliana sono stati visiting professor eccezionali, e molti artisti con cui ho condiviso le esperienze sono ora miei cari amici.

Cleo Fariselli - Anemone Nemorosa dalla serie di tre tamburi a cornice Polline - 2010 - acrilico su pergamena di capra accordata su cornice in legno - diam. cm 90
Nel vedere i tuoi lavori video, si rimane molto affascinati dalla musica, che non è un accompagnamento ma una parte fondamentale della narrazione. Hai anche realizzato di recente un'opera audio lavorando su un pezzo di Bach. Qual è la tua relazione con la musica?

La musica rappresenta in modo particolarmente diretto quella che a mio avviso è la prima magia dell’arte: quella misteriosa tensione che ci fa "sentire” l’opera, muovendo in noi emozioni, pensiero e immaginazione. Nella musica ciò avviene in modo meno mediato che nell’arte visiva, c’è un rapporto più diretto con l’energia e tutto si compie nell’invisibile. Non finirà mai di affascinarmi. Nelle opere che coinvolgono un aspetto musicale o acustico è per me fondamentale il rapporto con mio padre Patrizio. Con lui ho lavorato alle colonne sonore dei miei video e all’opera audio Ricercar (20-20k), l’esecuzione del cosiddetto Canone Infinito di Bach attraverso l’intero spettro dell’udibile umano. Il suono rientra anche nella mia ricerca pittorica: nel 2010 ho inaugurato Polline, una serie di opere basate sulla commistione fra tela e tamburo, una ricerca che mi interessa molto e che intendo proseguire.

Devi essere un'acuta osservatrice. I dati di realtà che riporti nelle tue opere non sono però mere documentazioni, perché assumono subito un'aura quasi intimista. Cosa ti interessa trasmettere della natura e dei suoi fenomeni?
Ho sempre considerato me stessa la materia prima del mio lavoro, allenandomi a una meraviglia sempre rinnovata verso l’esistente. La realtà è incredibile, oltre qualsiasi immaginazione. Rendersi conto di questo equivale alla più profonda delle vertigini. Preferisco parlare di realtà piuttosto che di natura, perché non rimanda a semplicistiche separazioni tra uomo e resto dell’esistente, che non condivido. La distinzione tra realtà interna ed esterna si allenta quando ritroviamo nel mondo aspetti dell’interiorità, così come quando scopriamo in noi riflessi dell’ambiente. Questo mi porta ad appassionarmi a fenomeni specifici, come le misteriose luci di Hessdalen o i grani di polline al microscopio che ispirano la serie Polline.

Cleo Fariselli - Senza titolo (stelle) - 2010 - serie di 9 stampe fotografiche, inchiostro pigmentato su carta cotone - dimensioni variabiliUn altro elemento a cui sembri particolarmente legata è la luce. Penso ad alcune tue performance, a un tuo self-portrait fotografico e al work in progress Lights. Da cosa nasce quest'interesse?
La luce è energia, presupposto fondamentale alla visione e all’esistenza, un tema immenso che mi seduce e intimorisce al tempo stesso. Forse per questo l’ho sempre affrontato lateralmente, attraverso elementi concreti, che siano il manifesto di un lampione o un costume riflettente. Mi commuove l’idea di una luce particolare, individuale, la "lucina in lontananza” che ricorre nelle fiabe, un archetipo dell’esistenza.

In una serie di foto in bianco e nero hai affiancato immagini astronomiche di stelle a scatti anatomici di pertugi anali. Perché questa associazione così ardita?
Tutto nasce da una certa attitudine "musicale” nei confronti delle immagini. Certe immagini, così come certe parole o note, "suonano bene insieme” creando accordi di senso e poesia. La serie cui ti riferisci è stata concepita con questo criterio.

Su che progetti stai lavorando?
Molti miei lavori sono strutturati come serie, che io vivo come degli organismi che mi accompagnano, su cui continuo a riflettere e lavorare. A questi si sommano i nuovi progetti, ogni tanto se ne estingue qualcuno. In questo periodo sto lavorando a un progetto per una mostra al Crac di Cremona.

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talent hunter è una rubrica diretta da daniele perra


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 71. Te l’eri perso? Abbonati!

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5 commenti trovati  

22/03/2011
uno
se la scelta non ti sembra banale noiosa e prevedibile di arte non capisci proprio nulla, prova a recensire l'uncinetto che magari sei più ferrato

21/03/2011
Daniele, Italia
Gentile Enrico,
le scelte sono sempre discutibili. Che io manchi di serietà è però un'affermazione gratuita e poco rispettosa. Ho cercato in questi anni di offrire un panorama sulla giovane creatitivà il più ampio possibile, facendo decine e dicine di incontri, studio visit, visitando numerose mostre. In poche parole seguendo la rubrica con professionalità e serietà. Il salto in Sicilia compreso con i /barbara gurrieri/ group che a mio parere ad oggi rimangono i giovani talenti più interessanti di quell'area. Che dall'aula di Garutti siano usciti gli artisti più promettenti negli ultimi anni è un dato di fatto e non di cortile. Giorgio Guidi, Cleo Fariselli, Margherita Moscardini, Giulio Frigo, Mirko Smerdel, Giovanni Oberti, Diego Marcon, T-Yong Chung... non mi sembra che la scelta sia come dici banale, noiosa e prevedibile.


23/02/2011
Luca Rossi
http://www.whitehouse.splinder.com/
Come dice l'artista, la realtà può essere estremamente ricca e inaspettata. Certo è che moltissimi artisti, in italia e nel mondo, sviluppano questo medesimo sguardo sulle cose. Potremo essere di fronte ad opere di Matteo Rubbi o Meris Angioletti, altri recenti studenti di Garutti. E questa stessa indole la ritroviamo negli studenti di Garutti degli anni '90. Non si tratta di essere ossessionati da Garutti, ma di rilevare come una certa poetica sia ormai satura e impersonale. Questo ci getta nello smart relativism, che può anche andare bene per un po', ma poi, dopo un altro po', stucca e diventa pesante. Esattamente come diventa pesante una certa poesia "pilotata".

23/02/2011
andrea
ti piace la cioccolata?
e quanto?
e il minestrone?


23/02/2011
enrico
secondo me è una questione di cortile, che è sempre quello e non cambia mai.
gli artisti di perra sono sempre a km 0, mai che faccia una capatina in sicilia o in campania (solo per citare due posti a sud), mai la benché minima parvenza di approfondimento.
le tue proposte sono noiose, scialbe e prevedibili. se vuoi che le tue interviste siano veramente utili mettici più serietà.


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