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Arte senza frontiere: “L'isola” di Haiti a cinque mesi dalla Biennale di Venezia, col suo primo padiglione, si sposta a Berlino per una discussione
pubblicato giovedì 29 marzo 2012

Padiglione Hait. André Eugène, Doc Zozo, 2010, skull, stethoscope, fabric, cradle, wood, metal, cm 60x45x35, courtesy of private collection, photocredit Leah Gordon | Jean Claude Saintilus, Gran Brijit, 2010, skull, doll, hair, umbrella and various materials, cm 170x70x70, courtesy of private collection, photocredit Leah Gordon

L'isola è un'associazione no-profit, fondata in Italia, ma che ha trovato sede nell'East End londinese.
Una rete che catalizza collaborazioni artistiche tra realtà geografiche molto dissimili attraverso una rete curatoriale ampia, che talvolta coinvolge gli stessi artisti, e che permette la creazione di "progetti nomadi”, residenze e attività di vario genere. 
Sabato, nello studio di Chausseetraße 48 a Berlino, si aprirà sorta di meeting point con alcuni  artisti, per fare un punto sulla situazione, attraverso una serie di progetti singoli, prendendo in riferimento proprio l'esperienza di Haiti all'indomani della partecipazione alla manifestazione veneziana. Arrivano dall'Italia, dal Messico, Giappone, Cina e Regno Unito .
Titolo della tavola rotonda è "We are”, e altrimenti non poteva essere visto che le tematiche presentate ruoteranno intorno ai temi dell'essere umano, della morte e della conoscenza, attraverso fatti che spesso hanno riguardato la cronaca, l'attualità mondiale.
C'è Kei Takemura ha riflettuto sulla paura delle persone dopo gli eventi di Fukushima, che non riuscivano a reprimere il loro dolore e la frustrazione con la proverbiale condotta giapponese. Poi c'è Leung Yiu Ming che racconta di foglie che cadono per metaforizzare il suo rapporto intimo con Yoyo,  una ballerina di Hong Kong, che un anno dopo il suo primo viaggio in Europa, ha deciso di trascorrere un ulteriore periodo facendo ricerca al di fuori del territorio cinese, il tutto documentato con oltre 60mila scatti. Gabriel Rossell Santillan riflette sulla "croce” dell'economia partendo dalla montagna del Quemado terra sacra per le popolazioni locali, che sono ora minacciate dai cercatori d'oro. Un processo che innescherà molte morti a causa della natura della montagna e della suo essere a suo tempo ricca e velenosa.
Un incontro che mira anche ad approfondire il rapporto tra alcune parole di origine maya e i dialetti del sud est della Cina, studiati da Chundong Hu, che ha riscontrato 26 similitudini tra diversi lemmi.
Un allargamento di confini totale, su tutti i fronti.

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