pubblicato domenica 1 aprile 2012
È una delle figure più carismatiche della cultura indiana, primo premio Nobel asiatico per la letteratura nel 1913 e poeta, pittore, saggista e compositore.
Una personalità complessa, quella di Rabindranath Tagore -chiamato a volte anche con l'appellativo Gurudev-, che la GNAM festeggia fino alla fine di maggio. Per la prima volta in Italia sono esposte un vasto numero di opere dell'artista, in un lavoro congiunto con l'Archivio Tagore di Rabindra Bhavana e con il Kala Bhavan Museum di Visva-Bharati, in collaborazione con la National Gallery of Modern Art di New Delhi. Fu Gitanjali -Song Offerings-, la raccolta di poesie pubblicata nel 1912 che gli valse il Nobel l'anno successivo, mentre la sua produzione scritta contribuì a plasmare la letteratura e la lingua moderna del Bengala, influenzando anche scrittori indiani provenienti da altre parti del paese.
Una figura in qualche modo internazionale, poliglotta e "globale" proprio per la sua capacità di sintetizzare nella sua produzione forme e immagini comprensibili sia all’Occidente che all’Oriente, contribuendo anche allo sviluppo sociopolitico ed economico dell’India, svolgendo un ruolo attivo nelle prime fasi del Movimento di Liberazione del paese. "The Last Harvest" -L'ultimo racconto-, questo il titolo della mostra, raccoglie anche una serie di dipinti. Pratica che Tagore aveva scoperto in tarda età, racconta in maniera lineare l'avvicinamento visivo con le sue poesie. Quando le sue opere figurative furono esposte per la prima volta in India suscitarono grande scalpore e furono fortemente criticate dai suoi contemporanei. Ma nonostante l’apprezzamento negativo dei suoi connazionali, Tagore fu comunque il primo artista indiano a esporre i suoi lavori, nel 1930, in Europa, Russia e Stati Uniti, dove queste ultime ottennero grande successo e consenso. Oggi la GNAM festeggia la figura carismatica dell'indiano, nato a Calcutta nel 1861 e scomparso a Santiniketan nel 1941.