pubblicato martedì 11 marzo 2003La miniatura ha la capacità di incantare per quel contatto intimo e diretto che crea col pubblico, nonostante il tempo e la cultura che li separa; inevitabile subirne il fascino quando il miniatore dimostra di possedere quel gene artistico della narrazione popolare che accomuna i migliori maestri di formazione bolognese.
E’ certamente il caso di un’artista come
Nicolò di Giacomo (notizie dal1353-1401), illustratore di molti dei corali restaurati ed in alcuni casi ricostruiti che possiamo ammirare alla mostra del Museo Civico Medievale.
Brulica di figure la pagina del codice proveniente dalla Biblioteca Ambrosiana: le
Decretali di Giovanni d’ Andrea (1354) con le brillanti rappresentazioni delle

virtù, dove la scena si anima in una rassegna di gesti, caratteri, interazioni e in un colore eccitato che ne scandisce il ritmo. I suoi capilettera, specialmente quando raccontano, lo fanno con vivace trascrizione della realtà ma anche nelle decorazioni che richiedono iconograficamente un maggiore rigore, i suoi personaggi trattengono a fatica espressione e sentimento.
Le pagine miniate, invece, da
Stefano degli Azzi (1354-1402), altro maestro che operò per i corali Agostiniani, lo rivelano raffinato decoratore e attento colorista più che fantasioso narratore. Gli accordi cromatici che elabora sono sempre calibrati ed eleganti e lo dimostra meglio fra tutte la pagina della
Divina commedia: Beatrice, si arresta indicando a Dante “colui che tutto move” in un’atmosfera sospesa sotto un cielo soffocato da racemi dorati.
Al centro della mostra la produzione, quindi, di Nicolò di Giacomo e Stefano degli Azzi e in particolare quella del ciclo liturgico composto dai 15 corali che furono commissionati per gli Agostiniani dalle famiglie Isolani, alla fine degli anni ’60, Calderini e Bolognini negli anni ’90.
E’ stata notata, a questo proposito, la rilevante presenza degli stemmi araldici e ritratti delle famiglie sulle decorazioni dei corali come un caso molto particolare per opere destinate all’uso interno di un convento, quasi

un’intrusione di contenuti socio-politici che si fondono ai comuni motivi devozionali.
La mostra offre anche un rapido sguardo su un periodo di particolare interesse artistico per il convento di San Giacomo sotto il priorato di Andrea Artusi (1367-1387) che si distingue non solo per la produzione dei corali ma anche per le imprese decorative firmate da artisti di prestigio:
Simone dei Crocefissi,
Lorenzo Veneziano,
Lippo di Dalmasio e
Cristoforo da Bologna (notizie dal 1360-1400). Di quest’ ultimo sono i due affreschi in mostra con le
Storie di santa Maria Egiziaca che provengono dalla cappella dei santi Cosma e Damiano.
L’importante lavoro di ricerca condotto dai curatori della mostra Massimo Medica e Giancarlo Benevolo è reperibile sul catalogo che è stato presentato nei giorni scorsi: uno studio completo sulla produzione e sulle travagliate vicende del ciclo di corali che non trascura gli eventi storico-artistici del convento.
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I Corali di San Giacomo Maggiore - Miniatori e committenti a Bologna nel Trecento; Bologna, Museo Civico Medievale, via Manzoni 4
orari: martedì-sabato 9-18.30; domenica e festivi 10-18.30; chiuso lunedì
biglietti: intero 4 euro, ridotto 2 euro
telefono: 051.203930-204111; fax: 051.232312[exibart]