pubblicato giovedì 28 luglio 2005Esistenza quotidiana – Resistenza quotidiana sembra lo slogan adatto per aprire la mostra conclusiva del Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Ratti. In realtà, nella sua forma di scritta a caratteri cubitali, campeggia nell’opera di
Juliane Wedell (Lipsia, 1978), una dei venticinque selezionati di quest’anno. Non solo uno slogan allora, bensì un manifesto, un aforisma partorito alla luce degli itinerari di riflessione percorsi sotto la guida del
visiting professor Alfredo Jaar.
L’arte, dunque, può opporsi agli andamenti rigidi e prestabiliti, cercando un contatto con la realtà, senza per forza rimanerne prigioniera. La videoinstallazione sulla Casa del fascio, ad esempio, instaura un dialogo con le precise forme del progetto di Terragni e rivela un attento studio dell’architettura insieme ad velata ammirazione. Tutto ciò però non esime l’artista dallo sfruttare lo “schermo” offertogli dal celebre edificio per trasformarlo nella stele funeraria di Gramsci.
E’ necessario varcare due colonne per intraprendere il percorso dentro l’ex-Ticosa: una, ben camuffata nella struttura portante, ha tutti i caratteri dell’intromissione, l’altra, meno stabile, è costruita con i cataloghi delle edizioni passate del corso. Tutte e due formano il lavoro di
OZMO (Pontedera, 1975).

L’interazione con lo spazio, che si tratti dell’edificio o del centro urbano, prende il sopravvento nelle opere presentate. Da un lato i video, che usano questi spazi come location, dall’altro la documentazione di interventi esterni, dall’altro ancora il legame diretto. L’intensità ossessiva delle immagini si riverbera ridondante nell’ambiente circostante, in forma ritmico-sonora, nel lavoro di
Andreas Golinski (Essen, 1979). Le
Connessioni di
Andrea Nacciariti (Ostra Vetere, 1976)
“scendono in campo” tracciate da una lunga fila di neon, con un riferimento ad un acquerello di Mario Radice. Il battito leggero e costante di un ‘quintetto’ di martelli, impegnati in una jam-session è la proposta di
Jeremy Boyle (Pittsburgh, 1975), mentre per
Stefano Mandracchia (Brescia, 1976) e
Nark BKB (Bassano del Grappa, 1975) è stato interessante interagire con l’area dismessa del complesso alla ricerca di nuove funzionalità.

Le scelte progettuali in relazione al centro urbano invece, muovono verso il contatto fisico con la cittadinanza nell’azione di
Karen Miranda Rivendeira (New York, 1983), o nel monitoraggio delle aree video sorvegliate nella mappa di
Wendy Downs (Virginia, 1978).
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FONDAZIONE ANTONIO RATTI
Lungo Lario Trento 9 (22100) – Como
ingresso: libero
orario: da martedì a domenica 16-19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
+39 031233111 (info)
+39 031233249 (fax)
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