29 aprile 2002

Frida Kahlo Autoritratto con il ritratto di Diego sul petto e Maria tra le sopracciglia

 
Dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio”.
Frida Kahlo...

di

Frida Kahlo (Cayocàn, 1907-1954)
Autoritratto con il ritratto di Diego sul petto e Maria tra le sopracciglia.

1953/54
Olio su fibra dura, 61x 41cm
Proprietà ignota (notizia tratta da: Kahlo, ed.Taschen).

Una donna, un cane, un uomo nel cuore ed una donna nella mente. Un paesaggio desolato e figure femminili nel sole.
Così si dipinge Frida Kahlo nell’ultimo periodo della sua vita.
Il ritratto di una donna ancora innamorata del marito, Diego Rivera, nonostante i ripetuti tradimenti di lui la costringano a pensare continuamente alle sue rivali.
Così, si ritrae con una delle amanti del suo sposo, l’attrice Maria Feliz, disegnandola sulla fronte, tra i suoi pensieri, a prendere il posto che prima, in altri autoritratti, aveva riservato a Diego, che ora è sul petto.
Dietro le sue spalle, un paesaggio essenziale, quasi desolato, riflette il suo stato d’animo, il dolore non più raffigurato dalle lacrime che rigavano precedentemente il suo volto. La solitudine è alleviata solo dalla presenza di uno dei suoi amati cani itzcuintli e quasi a sottolinearne la vicinanza e il senso di protezione che le trasmette, Frida lo dipinge con una collana uguale a quella che lei stessa indossa e con una zampa sulla sua spalla.
In cielo, alla destra del ritratto, due visi femminili, forse le stesse Maria e Frida, con la prima che quasi la copre, come a sostituirla.
Nel dipingere i volti nella sfera celeste, l’artista si richiama alla pittura votiva messicana, anche se al posto dell’immagine di santi cui è dedicata la raffigurazione della disgrazia o della problematica personale, dipinge altre figure.
Non è questo il solo riferimento alla cultura messicana. Come sempre, infatti, Frida si ritrae con l’abito tipico e con l’acconciatura delle donne del Messico, ad evidenziare la sua volontà di affermare l’identità nazionale e culturale e il suo spirito “ mexicanista”.
In questa opera tarda, il tratto preciso, accurato, realistico nel dettaglio, tipico della Kahlo, si fa incerto. La pennellata affrettata e il colore più spesso sono presumibilmente attribuibili alla stanchezza dell’artista che, negli ultimi tempi della sua vita, dai dolori non riusciva quasi più a dipingere, e dall’assunzione di antidolorifici, droghe varie ed alcool che le rendevano difficile controllare l’uso del pennello.

Note biografiche
Frida Kahlo sebbene nata nel 1907, si dichiarerà del ‘10, anno in cui scoppiò la rivoluzione messicana, volendo far coincidere la propria nascita con quella del nuovo Messico.
Inizia a dipingere nel 1925, quando in seguito ad un incidente stradale, che segnerà tutta la sua vita, costringendola a continue operazioni alla spina dorsale, si ritrova immobilizzata a letto per mesi.
Abbandona così lo studio della medicina e si dedica all’arte.
Nel 1928 s’iscrive al partito comunista messicano e nel ‘29 sposa il muralista Diego Rivera. Il loro sarà un matrimonio turbolento, segnato dai suoi aborti, dai numerosi tradimenti di lui, da una separazione, una seconda unione e alla fine dai vari amori maschili e femminili della stessa Frida.
Dopo aver trascorso alcuni anni negli U.S.A. dove Diego era stato invitato a lavorare, la coppia ritorna in Messico. La passione politica di Frida, che da subito aderì al “Mexicanismo”, il patriottismo messicano, e ai valori messicani post rivoluzionari, si fa più forte e insieme al marito, dopo l’incontro con Trockij, s’impegna politicamente a favore della rivoluzione spagnola.
Dopo un breve soggiorno a Parigi dove fu allestita una sua mostra e dove incontrò i surrealisti, diventa membro del Seminario de Cultura Mexicana, insegna pittura, e nel corso degli anni subisce sette operazioni alla colonna vertebrale. Nel 1953 su un letto disposto al centro della Galera de Arte Contemporanea di Città del Messico, partecipa all’inaugurazione della sua prima personale nel suo paese e nello stesso anno le viene amputata la gamba destra.
Nonostante i dolori e la disperazione, continua a dipingere.
Il 13/7/1954, ammalatasi di polmonite, muore e il suo funerale, in forma pubblica, diviene un grande evento popolare e politico.

Bibliografia essenziale
Frida Kahlo e i capolavori della pittura messicana, Catalogo della mostra ed. Mazzotta, Milano 2001
A cura di Luis-Martìn Lozano, Frida ed. Leonardo International, Milano 2001
H. Herrera, Frida, Vita di Frida Kahlo ed. La tartaruga, Milano 2001
André Breton, Il surrealismo e la pittura, 1928-1965 ed. Marchi & Bertolli, Firenze 1966

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Federica La Paglia

Progetto editoriale a cura di Daniela Bruni

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10 Commenti

  1. Si commenta spesso che la pittura sia quella branca dell’arte in una situazione precaria, per quanto riguarda i tempi attuali, e che sia a volte rimossa dalle biennali per ragioni non sempre legittimate. Ebbene come mai i dipinti di Frida Khalo riescono in qualche modo sempre ad emozionare intimamente ed anche ad avere un certo
    consenso da un pubblico eterogeneo?
    Forse per il suo contenuto privato che diventa pubblico? L’artista vittima della sua consumante debilitazione ed il suo esemplare coraggio gratificato attraverso la pittura.
    A mio avviso credo che la pittura in generale (l’esempio di Frida Khalo in particolare) abbia intrisecamente sempre e comunque una funzione catartica e non meno effettiva delle altre forme d’arte oggi acclamate. Tasha

  2. Cara Tasha, diciamoci la verità. Il rischio di una decadenza della pittura è assolutamente infondato. Gli unici rischi che corre, in questo senso, sono quelli derivanti da chi si erge a sua paladino difendendone la superiorità ad ogni costo, nell’età contemporanea, rispetto agli altri media, rischiando di far passare un’idea falsa della pittura, come tecnica chiusa, incapace di relazionarsi o dialogare col mondo contemporaneo, non in grado di confrontarsi con i moderni mezzi di comunicazione. La pittura non è in crisi, è l’idea della supremazia di un medium rispetto agli altri ad essere obsoleta. A rischio di ripetere concetti già espressi, ti invito solo a guardare agli artisti contemporanei, per i quali l’unica regola è quella dell’eclettismo. C’è una cosa che mi fa sorridere, a riguardo: dato che non è più possibile dire, di un artista: “Il pittore xy” (perché spesso fa anche foto, video, ecc.), ci siamo ridotti a parlare di artisti che sono “per lo più pittori” o “prevalentemente fotografi” e, non di rado, capita pure di avere a che fare con designer o tecnici informatici che sono “anche artisti” o artisti che sono “anche musicisti” o “anche scrittori” (come se la musica o la letteratura non fossero forme d’arte). L’arte, dal lessico che usiamo, pare oggi nelle mani di un manipolo di dilettanti allo sbaraglio… e chissà che qualcuno non trovi questo un interessante spunto di riflessione.

  3. “Dipingo me stessa perchè trascorro molte ore da sola……”
    Queste parole di Frida Khlo mi hanno colpito profondamente e capisco la sua sofferenza per le varie ragioni.
    Grande artista e grande donna, ha saputo amare oltre ogni limite.

  4. Caro Burp,
    forse una donna comprende meglio di un uomo la sensibilità di una donna, come quella di Fidra Kahlo innamorata.
    Ci sono però uomini di una sensibilità squisita e molto comprensivi, uomini intelligenti e capaci di entrare nell’intimo di un’anima.

  5. Caro Burp,
    Frida Khalo aveva una malattia che la faceva molto soffrire (ricordo un quadro in cui lei si dipinge come un cerbiatto con il dorso trafitto di frecce).
    La tristezza e la sofferenza da sempre sono state muse ispiratrici di primaria importanza in ogni arte.Come anche l’introspezione.

  6. Questa donna mi ha colpito subito senza che io la conoscessi. E’ una donna che avrei desiderato conoscere, una donna forte, terribile, e che sento molto vicina a me! Grazie per avermela fatta conoscere!

  7. come suonate patetici…YAK! era una solo una grande stregaccia altrocche…ne ha combinate con donne e uomini e se non fosse stato per quella maledetta malattia debilitante sarebbe stata certamente anche una migliore artista.

  8. Patetico è vivere oggi giorno in cui, le donne, fanno tanto le leonesse ma poi a necessità tirano fuori i loro “problemi di famiglia” per sembrare deboli. La maggior parte delle donne di oggi mi fanno schifo, tranne me, ovviamente!

  9. Frida E’ la favorita soprattutto da noi donne e anche con valide e giuste ragioni.
    Questa donna ha raccontato la sua vita con le sue immagini uniche e inequivocabili. Immagini che parlano anche di cure mediche e dove anche alcuni feti preservati in giare (i suoi medici che la curavano le concessero di averli) erano divenuti le reliquie delle sue gravidanze mancate.
    Tuttavia vorrei solo aggiungere alcuni miei pensieri su una immagine che per me e’ particolarmente emblematica: nel senso che la sua natura e’ indigena, l’allattamento avviene da una madre con un viso di maschera. Credo di immaginare la sua atavica ragione di attaccamento alla terra, alle radici piu’ profonde nel senso ‘antropologico’ della parola. Frida in quel quadro si rappresenta in un corpo da neonata ma con un viso da adulta. Sembrerebbe una trovata “naive” esteticamente parlando, ma infatti e’ altamente simbolica e rappresentativa di se stessa e la sua impossibilita’ di crescere. Condizionamento alla sua fisicalita’ ferita o anche psicologica?
    (La mia Balia e Io 1937) risontro in quel quadro una sensazione di paura e solitudine.

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