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Il Luigi di cui si parla nel titolo è ovviamente Ghirri, che per un’altra manciata di giorni sarà in mostra nella galleria di Matthew Marks a Chelsea con una serie di immagini prese da Kodachrome. 25 fotografie a colori d’epoca incluse quelle scattate nel 1978, che erano inserite nell’omonimo libro e nella mostra, che per la prima volta vengono esposte negli Stati Uniti, dove Ghirri è anche alla sua prima personale nella galleria. Prosegue e non si arresta l’interesse per i nostri “grandi vecchi” o comunque per gli artisti delle Avanguardie degli anni ’70, in grado di catalizzare tutto il fascino dell’art world americano, colpito anche dal fattore Biennale, così come è stato colpito dall’Arte Povera all’indomani delle mostre di Boetti al MoMA e alla Tate, con l’esposizione da Boesky e da Gladstone, rispettivamente di Calzolari e Marisa Merz.
In questo caso l’America scopre le fotografie delle fotografie, la registrazione del paesaggio italiano attraverso i suoi manifesti pubblicitari, le cartoline, le piante ornamentali e le pareti delle case, le finestre e le persone al ristorante. Facendo un po’ di confusione: da Marks si parla di “umorismo sagace”, come se gli scatti di Ghirri fossero un po’ un “divertissement” per raccontare dell’Italia, e soprattutto dell’Emilia, all’epoca. «Il significato che sto cercando di rendere nel mio lavoro è una verifica di come sia ancora possibile affrontare un percorso di conoscenza, per essere in grado finalmente di distinguere l’identità precisa dell’uomo, le cose, la vita, dall’immagine dell’uomo, delle cose e della vita» scriveva il fotografo di Scandiano. Una questione seria e poco ironica, che si ritrova nelle sue foto appannate, che forse viste da New York quasi rassomigliano ad un manifesto degli “altri” anni Settanta italiani.




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Se vi va, qui c’è un bell’articolo sulla storia di Luigi Ghirri (in inglese): http://fotografiaitaliana.wordpress.com/2013/05/02/luigi-ghirri/