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Metti un imprenditore e un critico d’arte accomunati dalla passione per i giovani artisti, con la voglia di creare una serie di eventi, a Milano, che già dal titolo raccontano di una grande aspettativa. Stiamo parlando di Moreno Zani e di Francesca Alfano Miglietti, che stasera aprono il terzo appuntamento di “Attese” in uno spazio industriale sul Naviglio Grande di Milano, in via Faraday. Una serata unica, rispetto alle mostre personali di Cesare Fullone e Marco Paganini nella location di corso Magenta di Natalia Lavrentyeva, che vedrà per la prima volta esposti contemporaneamente sei video di Sebastiano Mauri, a raccontare di metamorfosi, identità, simboli di fede e atti d’amore attraverso l’uso di oggetti, canzoni popolari, parti di piccoli mondi talvolta un po’ kitsch che rivelano di un universo alieno, sociale e umano in un «archivio prezioso di estraneità e disagio, di nevrosi e alienazione, di giudizi e pregiudizi» come scrive FAM.
Immanence, I believe in god, The song I love to, Numb, Faded, Love has no gender sono i titoli che accompagneranno una serata intera di proiezioni, a partire dalle 21.
Che metterà in scena anche la riconversione di un edificio, come nella mission del progetto: «”Attese” raccoglie opere come tracce di sperimentazione. Spazi vuoti da restituire alla collettività, laboratori di ricerca nell’arte dell’esodo e dell’abbandono. Dove l’arte comincia a fondersi con l’atto terapeutico della riattivazione della sensibilità» scrivono Zani e la curatrice. Un orario cinematografico per inaugurare una mostra che attenderà lo sguardo di chi vorrà perdersi tra i volti raccontati da Mauri.














