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Arte nel cesso. E non è uno scherzo, ma il progetto di due bad boys tarantini, che per una settimana occuperanno un bagno pubblico di Grottaglie

   
   
 
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uno scatto di Dario Miale

C'era un passo, piuttosto divertente, della Filosofia di Andy Warhol. Parlava, ovviamente, di consumo. Raccontava di come tutto finiva nello scarico del wc, dai colori che usava Lichtenstein al cibo, dai trucchi ai pennelli. Ovviamente per certi versi si trattava di metafore, ma era emblematico di quanta roba finisse nel cesso. Diversi anni dopo Lea Vergine propose una mostra al Mart di Rovereto, intitolata "Trash. Quando i rifiuti diventano arte”. La critica in catalogo scriveva che continuamente siamo rigettati, e a nostra volta rigettiamo, nel mondo lembi di vita, identità, oggetti. Che fare se non sceneggiare una nuova esistenza, mappare il confine a volte mortifero del rifiuto per una catarsi? Ecco, il progetto che vi stiamo per raccontare si svolge esattamente in un bagno pubblico. Siamo a Grottaglie, in provincia di Taranto, dove due giovani "bad boys”, Giorgio Di Palma e Dario Miale, nati nel 1981 e '85, hanno concepito una mostra di ceramiche e immagini irriverenti e sfrontate, che sarà visibile nel bagno del Castello Episcopio da sabato 31 agosto. Una mostra sui bagni pubblici, dentro gli stessi. Asciugamani, sturalavandini in ceramica, immagini di chi apre, di chi fa i bisogni, di chi si trucca e di chi lava. 
Dimenticatevi i progetti di Franco Vaccari sul Diurno Cobianchi, qui il sarcasmo la fa da padrone, anche a partire dal titolo: "Cacate”. Un nome che sembra un programma, e che forse anche per questo non ha di certo avuto la pretesa di entrare in una Pinacoteca o in una galleria, ma di restare nel luogo più consono, che allo stesso tempo però sarà investito di una nuova vita: per una settimana un cesso sarà lo spazio di un esperimento che, divertente pensarlo, sarebbe piaciuto a Duchamp! 
In tutto una ventina di opere, dove il ceramista Di Palma e il fotografo Miale concentrano l’uno in una serie di manufatti e l’altro in un reportage fotografico il loro spirito artistico e ironico, il primo plasmando oggetti d’uso comune in un bagno pubblico, e il secondo scattando come un voyeur fotografie ai fruitori del luogo nei loro momenti più intimi. Pronti a entrare nel turpe di uno scherzo estivo che sfida i più impressionabili e chi giurerebbe che l'arte non abbia mai sconfinato in una toilette? Eppure forse qualcuno ricorderà che all'ultima edizione dello Skulptur Projekte di Münster, nel 2007, un certo signor Hans-Peter Feldmann "arredò” i bagni pubblici in Domplatz, vero? 
 


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