04 maggio 2007

exibinterviste – la giovane arte Alessandro Di Giugno

 
Uno, nessuno e centomila ritratti. Direttamente dalla Sicilia. Corpi, volti e identità con o senza un ruolo. Soggetti antichi e nuove forme di aggregazione (e viceversa). Forza e mistero della fotografia…

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I tuoi ritratti sono gustosi come mise en scène, ma conservano intatto un taglio documentarista. Ce ne parli?
Corro appresso all’istinto di documentare ciò che accade, di fare un ritratto ufficiale, di trarre un documento. E’ un argomento ormai retorico dire che oggi tutto è poco “ufficiale” e stabile nel tempo, ma l’idea di fotografare qualcuno e di “fissarlo” mi fa star bene. Non mi accontento però di verità lampanti. La credibilità della fotografia mi aiuta a rendere “possibili” molte cose come fossero realmente accadute… Mi piace pensare che le mie immagini possano servire a qualcosa o a qualcuno, in un futuro anche lontano.

Ci racconti la tua vicenda?
Se mi guardo indietro poche occasioni sono state esempio lampante del desiderio di voler fare un giorno l’artista. Posso dirti che certamente ha influito l’aver smanettato per tutta l’infanzia in falegnameria, da mio nonno. Più in generale, che preferivo disegnare piuttosto che leggere. Poi c’è stata l’Accademia a Palermo. Intorno ai ventidue anni, quasi senza accorgermene, comincio a fotografare. Sentivo il bisogno di fare qualcosa di molto tecnico e con strumenti professionali. Insomma, volevo anche il cosiddetto mestiere. Un po’ come mio nonno.Alessandro Di Giugno, Fil, dalla serie “Jardin Planetaire”, 2003, c-print, courtesy Giovanni Bonelli Gallery Mantova

Quali immagini ti hanno particolarmente influenzato?
Molte di quelle prodotte nei primi cinquant’anni anni della breve storia della fotografia. In particolare, l’immenso lavoro di August Sander e molta fotografia olandese e tedesca degli ultimi venti.

Come ti sta accogliendo il cosiddetto “sistema dell’arte”?
A volte capisci subito cosa sta succedendo, altre no. Nutro spesso tanto timore reverenziale. Mi sembra di rompere le scatole anche se chiamo per comunicare un vernissage.

Il tuo carattere si presta?
Un pregio che mi riconosco è la costanza, un difetto forse l’ipercriticità nei confronti del mio lavoro. Per il resto, cerco di mediare il più possibile. Spesso mi convinco di riuscirci, anche se non è cosi.

I tuoi scatti chi li ha interpretati meglio?
Ottime interpretazioni sono state fatte da Ida Parlavecchio, Marta Casati e prima di tutti dal caro Salvo Ferito. In altri casi, diciamo che è stato comunque bello scoprire nuovi orizzonti.

Mostre per ora memorabili?
Non vorrei sembrare incontentabile, ma ancora non sono arrivate. Ricordo con molto affetto la collettiva Beauty not so difficult, al Palazzo delle Stelline a Milano. E Intervento, a Berlino nel 2003 con altri siciliani.

Dov’è che lavori?
Alessandro Di Giugno, autoritratto con sette confrati, dalla serie “Buon Partito”, 2005, c-print, courtesy Giovanni Bonelli Gallery MantovaIl mio studio al momento è un cantiere edile. È uno spazio che sto ristrutturando da solo. Sarà insieme il mio primo studio e la mia casa. In molti suggeriscono di godermi l’attesa, ma sinceramente è dura. In passato sono stato ospitato. Oppure facevo tutto nel garage.

Ti ci vedi come artista engagé?
Mi vedrei come attivista di Greenpeace. “E allora perché non lo fai?”, mi si obietterà. Rispondo che non lo so, o forse che non so gridare abbastanza. Comunque se dovessi decidere di installarmi i pannelli solari sul tetto di casa, farei più casino che al G8.

Tu e Palermo quanto vi somigliate?
La mia città non mi è affatto indifferente. C’è chi dice che mi appartiene molto e che si vede. Comunque negli ultimi due anni ho avuto modo di girare molto, anche per lavoro.

Una persona davvero importante attualmente?
Stefania Romano.

Su chi punteresti dovendo fare il nome di un tuo collega?
Credo molto nel buon Andrea Mastrovito.


exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone

bio:Alessandro Di Giugno nasce a Palermo, dove vive, nel 1977. Mostre personali: Jardin Planétarie, Area contenitoreartecontemporanea, Palermo; Surface, Libreria del Mare, Palermo (2004); Jardin Planetarie, Galleria del lotto, Trapani; Omaggio a 20 critici d’arte palermitani, Galleria studio 71, Palermo (2003). Tra le collettive: L’immagine irrisolta, un’indagine sulla corporeità, Galeria Biotos, Palermo, 2006; Beauty not so difficult, Palazzo delle stelline, Milano – Istituto di cultura italiana, Berlino; Il Genio di Palermo. Studi aperti degli artisti, V ed., Palermo; NPP non pensiamoci più, Galleria 61, Palermo (2005); Città e Mare. Palermo, dalle vedute dell’ottocento alla fotografia contemporanea, Stand Florio, Palermo (2003); Intervento 1, Kunsthaus Tacheles, Berlino – Intervento 2, Centro Culturale Zapata, Stoccarda (2002).

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