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fino al 27.VIII.2006
Sette scene di nuova pittura germanica
Bolzano, Museion

   
 Ecco la nuova pittura germanica, quella contesa ad ogni asta, fiera o biennale. Una mostra prova a spiegare cos’hanno di speciale i tedeschi. Ma per favore, non chiamatela solo Leipzig School... Alfredo Sigolo 
 
pubblicato
Già, perché siccome i figli dell’Accademia di Lipsia sono sulla bocca di tutti (si ricorderà l’approfondimento fatto su Exibart.onpaper 27, giocando d’anticipo anche sul New York Times) il Museion un peccato veniale l’ha commesso, presentando quasi un tributo alla città sassone. In realtà la mostra è anche di più: primo perché non presenta tele e quadri ma progetti murali ambientali, realizzati in situ; secondo perché lo scenario tedesco ne esce quanto mai composito e complesso.
In queste due strategie sta la scelta programmatica del Museion, forse non l’istituzione più trendy del Bel Paese (anche per colpa di quella vocazione filogermanica che vuole Bolzano ammiccare più al sistema oltre confine che al nostro) certamente una delle più rigorose e reattive rispetto alla situazione internazionale.
Di pittura si tratta, ed è questione d’etichette, quelle che servono a indirizzare il mercato e la storia dell’arte. Chi s’aspetti di scoprire uno spirito condiviso nella nuova pittura tedesca resterà deluso. Dietro al fenomeno stanno soprattutto due cose: attenzione e qualità della formazione accademica da un lato, un sistema dell’arte perfettamente oliato e interlacciato con il mercato globale dall’altro.
Facendo un po’ d’ordine, dei sette artisti coinvolti, il solo Matthias Weischer può essere ricondotto con decisione alla nuova Leipzig School, che riconosce in Neo Rauch un capostipite e che ha fatto dell’inadeguatezza della pittura, della sua debolezza, dei tempi lunghi di pratiche desuete, nell’epoca della pervasività dei media, il fondamento dell’analisi delle contraddizioni ingeneratesi nel transito da regime sovietico ad occidente globalizzato.
Katharina Grosse, Faux Rocks, 2006, dimensioni ambientali (l’artista al lavoro) – courtesy Produzenten Galerie, Amburgo
La veduta è una dei suoi classici interni retrò, deserti e sospesi in un’attesa metafisica.
Anche nell’astrazione geometrica di Frank Nitsche v’è il richiamo ad un grafismo vintage che appartiene ad una memoria collettiva. Un riferimento più sottile alla storia condiviso da Nitsche con altri esponenti del gruppo di Dresda come Scheibitz o Havekost, che però tradisce una più decisa affinità con il dresdese doc Richter.
L’intervento ipnotico ambientale di Dirk Skreber, fatto di spirali elettriche su sfondo nero, fa il paio con quello psichedelico di Katharina Grosse, sulfuree nubi cangianti realizzate a spruzzo su pareti e penisole di sassi di fiume collocati a terra. La propensione verso un certo illusionismo formale lega entrambi gli artisti che, con M. Oehlen e Schulze, si collocano nella culla di Dusseldorf, città che ha allevato anche una generazione di fotografi celebrati a livello mondiale.
Più isolata è la condizione degli altri artisti in mostra. Gregor Schneider, perché la pittura non è proprio il campo prediletto d’azione (e si vede), Norbert Schwontkoski, perché appartiene ad una generazione diversa (è del ’49): i suoi lacerti di vita quotidiana, sono tecnicamente efficaci ma concettualmente abbastanza deboli e scontati. Infine Ulla von Brandenburg, classe ’74: una foto di scena da George Bernard Shaw viene declinata in una prospettiva distorta e incombente, con uno stile da affiche, simulando le sagome ritagliate.
La mostra, nel suo complesso, risulta qualitativamente altalenante, forse pretenziosa (talora gli assenti si fanno notare più dei presenti), ma godibile.
Frank Nitsche, Boz-18-2006, 2006, dimensioni ambientali (l’artista al lavoro) – courtesy Galerie Max Hetzler, Berlino e Galerie Gebr. Lehmann, Dresda
La scelta del supporto murale è senza dubbio intrigante; da non trascurare l’effetto olfattivo della pittura di fresco che pervade la galleria. Ma la natura effimera delle opere, destinate alla distruzione, lascia un inquietante interrogativo. Posto che un quadro di Weischer, di cm. 81,3 x 91,7, è stato battuto a Londra da Christie’s, l'8 febbraio scorso, per £ 220,800, la domanda è: quanto possono valere i 12 mq ca. (di buona qualità) che il nostro ha pittato sulla parete del Museion? Si accettano preventivi per strappo d’affresco…

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alfredo sigolo
mostra visitata il 26 maggio 2006


Sette scene di nuova pittura germanica
Bolzano, Museion, via Raffaello Sernesi 1 (centro storico)
Dal 27.V.2006 al 27.VIII.2006
orario di visita: da martedì a domenica 10.00-18.00; giovedì 10.00-20.00, chiuso il lunedì
ingresso: intero € 3,50 (con MuseumCard € 2,50); ridotto (studenti, anziani, gruppi): € 2,00 (con MuseumCard € 1,50)
per informazioni: tel. 0471 980001 - www.museion.it
a cura di Susanne Pfeffer, catalogo Charta con testo di Luca Beatrice disponibile a metà luglio


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