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Reuse Design Workshop 2010

   
 12 designer chiusi per una ventina di giorni in un centro culturale. Non è un reality, ma gli ingredienti d’un workshop di successo. La Resign Academy conferma il buon esito di un progetto che affonda le radici sulla sostenibilità e l'arte del saper fare... valia barriello 
 
pubblicato
Exibart ben conosce i resigner Andrea Magnani, Giovanni Delvecchio ed Elisabetta Amatori, che segue dal loro esordio nel 2007, quando giovanissimi fondarono il progetto Resign. Un design basato sul recupero di materiali di scarto e oggetti esistenti che riprendono forma e vita con una progettazione attenta, unita all'arte artigianale.
Questo meta-progetto in pochi anni ha fatto strada, ha preso le forme di più iniziative, da Il designer a domicilio alla Bottega 2.0, fino ad assumere addirittura le sembianze di accademia. I giovani designer non si sono montati la testa, ma hanno capito che il modo migliore per nutrire un progetto è la sua diffusione. Valendosi dell'appoggio di designer come Paolo Ulian, Odoardo Fioravanti, Massimiliano Adami e Stefano Caggiano per lezioni ex catedra, e dotati di ampi spazi da utilizzare come atelier, hanno dato vita alla seconda edizione della Resign Academy.
Dal primo al 19 marzo, dodici aspiranti designer, superate le selezioni d’ingresso, hanno potuto partecipare a questo singolare workshop che, ispirandosi alle attività artigianali, unisce casa e bottega in un unico luogo. Il Binomio di Enrico SalisA ospitarli è il centro culturale Do di Faenza, vecchio deposito di oggetti dimenticati, nonché roccaforte Resign. I locali sono suddivisi in una zona notte, con dodici letti improvvisati costruiti con bancali, vecchie testiere e letti a castello letteralmente didascalici, e una zona lavoro sommersa dagli oggetti trovati nelle discariche, che sono tra i più disparati: manichini, gabbie, robot giocattolo, gambe e strutture di vecchie sedie. La divisione non è ferrea e i ragazzi si ritrovano a cucire tra un letto e un altro o a bere il caffé con il trapano in mano. E in questo modo la progettazione non si interrompe mai.
“I Resign sono riusciti a mettere assieme un gruppo di lavoro formato da una selezione di neolaureati e hanno dato vita a una sorta di ‘comune’ dove per quindici giorni si vive insieme, si discutono progetti e concetti e soprattutto si realizzano con le proprie mani i modelli e i prototipi, tutti realizzati con oggetti trovati nelle discariche”, racconta Paolo Ulian. Anche i risultati sono esaltanti, ci sono alcuni progetti come la sedia con scrivania ‘Binomio’ o l'orologio ‘Specchi'o'clock’ o i vasi rabdicandi o ancora il cassetto che diventa valigia da viaggio, che hanno una grande forza progettuale e comunicativa”. E l'entusiasmo della progettazione diventa virus che contagia partecipanti, organizzatori e anche i docenti.
“Resign è una piccola rivoluzione. Come tutte le rivoluzioni, parte dal rifiuto di qualcosa (rifiutare i il concetto di rifiuto, per esempio) e mette in crisi un sistema di valori farlocco a cui troppo spesso ci riferiamo tutti. Resign è un pentolone magico in cui entra immondizia come ingrediente ed esce meraviglia come risultato”, afferma Odoardo Fioravanti dopo il suo intervento all'academy.
La lezione ex catedra di Stefano Caggiano alla Resign Academy lexione ex catedra
Già in programma la terza edizione, ma chi irrequieto non riuscisse ad aspettare e volesse subito mettersi alla prova, può approfittare della vicina kermesse milanese. Al Fuorisalone i Resigner organizzano un experience day, un workshop intenso concentrato in un solo giorno il 17 aprile in viale Padova 21. Nuovi concorrenti, sotto a chi tocca!

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valia barriello

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Info: www.resign.it

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