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I CONTORNI DELLA RIPRESINA

   
 Ripresa sì, ripresa no, ripresa forse. Qualcosa si è iniziato a recuperare dopo la grande bufera, ma la risalita è assai selettiva. E nessuno può dormire sugli allori, a partire dalle fiere. Come previsto, la crisi sta forse facendo del bene al settore dell’arte, limitando gli eccessi e dando il giusto riconoscimento alla qualità... Alfredo Sigolo 
 
pubblicato
Il processo di recupero di posizioni dopo l’emorragia del biennio 2008/2009 indotto dalla crisi ha caratterizzato il mercato dell’arte in questo inizio del 2010. I dati comunicati dalle prime due case d’aste dimostrano sensibili aumenti di fatturato nel primo semestre dell’anno: 2,2 miliardi di dollari per Sotheby’s e 2,57 miliardi per Christie’s contro, rispettivamente, 1,2 e 1,8 miliardi registrati a giugno del 2009.
Nonostante i contraccolpi subiti dall’andamento negativo dell’economia, il mercato dell’arte non sembra vedere intaccati la considerazione e l’interesse come ambito d’investimento guadagnatosi negli anni del boom, e che resta il vero valore da difendere da parte degli operatori.
Un recente rapporto condotto in tandem da Capgemini e Merrill Lynch ha documentato che il 29,8% dei financial advisor considera ancor oggi l’arte come il più redditizio tra i cosiddetti "passion investments”, che comprendono i beni di lusso ma anche, ad esempio, le sponsorizzazioni nell’ambito dello sport. In Europa la percentuale sale addirittura al 37,4%, a dimostrazione che il collezionismo non è affatto scomparso. I risultati positivi delle case d’asta sembrano dire che il brusco stop dello scorso anno fu innanzitutto il naturale atteggiamento attendista di chi viene colto da una burrasca improvvisa. Una volta rischiarato, i compratori sono tornati a mostrare fiducia.
Eppure basta spostarsi in casa Phillip’s de Pury per assistere a tutt’altro scenario, in buona parte allineato al clima di incertezza che ancora caratterizza galleristi e mercanti, specie sul fronte del segmento del contemporaneo. Per la casa d’aste c’è da fare i conti con il disastro londinese di giugno, quando la sessione di Contemporary Art ha registrato il 47% di invenduto e un fatturato sotto i 6 milioni di dollari a fronte di pre-stime comprese tra i 9 e i 13 milioni.
Daniel Buren - Colors on the Rhine - 2010
Ma passiamo alle fiere. Se da un lato ha superato le più rosee previsioni quella di Basilea, dall’altro c’è da registrare anche lo scarso successo delle fiere satellite, ad eccezione di Liste, che ha saputo trasformarsi da antagonista a costola prediletta della Kunst Messe. Dopo anni di grande espansione delle fiere (e delle biennali), il fenomeno sembra in contrazione. A resistere sembrano destinate le grandi classiche che però, come dimostra il cattivo andamento di Arco Madrid, non possono dormire sugli allori, ma devono dimostrarsi attente a cogliere le dinamiche di un mercato oggi più vasto e complesso.
Nei nuovi scenari, il segmento dell’arte emergente tarda a reagire e sembra essere quello più in sofferenza. D’altro canto i tassi di crescita maggiori, fin dagli anni ’90, si sono registrati in questo settore e un processo di assestamento è quindi fisiologico. Ma non è da dimenticare che il boom è stato un fenomeno economico prima che culturale.
Le speculazioni della nuova classe di collezionisti, i nuovi maestri cinesi e orientali, i musei delle archistar nei Paesi arabi sono segnali precisi che battezzano l’origine della fortunata stagione dell’arte e del suo mercato. La stessa Phillip’s de Pury, dall’ottobre del 2008 è in maggioranza proprietà di Mercury, la multinazionale russa operante nel settore dei prodotti di lusso, cresciuta parallelamente alla nuova classe imprenditoriale dello stato ex sovietico.
Non stupisca dunque che il recupero in atto si concentri fortemente sull’arte storicizzata, sia essa antica, moderna o contemporanea. Rarità, antichità, fama, curriculum, presenze in collezioni pubbliche di prestigio, letteratura: siamo forse al cospetto di un ritorno ai valori consolidati del passato in luogo del mero andamento di mercato.
Phillips de Pury & Company a Chelsea
È curioso: nell’età contemporanea che si misura con gli effetti della globalizzazione, che mette al centro del dibattito i problemi identitari, ambientali ed etici, le imprese puntano sempre più a misurare le proprie performance secondo indicatori non-financial e a ricavare valore dagli asset intangibili. Le collezioni d’impresa e le sponsorizzazioni di progetti artistici nascono anche da queste esigenze.
Durante la cosiddetta golden age, il sistema dell’arte internazionale (collezioni pubbliche comprese, che poi avrebbero pagato a caro prezzo la crisi) si è totalmente piegato alle ragioni del mercato, dimenticandosi di investire sul proprio consolidamento strutturale, anzi favorendo il consumo e il continuo ricambio: nuovi artisti e nuove opere, nuove gallerie e nuovi musei, nuovi curatori e nuovi critici. Con una scelta effimera si sono legittimati il mercato e la sua domanda, trascurando il ruolo strategico dei valori intangibili, potremmo dire non-financial, propri dell’opera d’arte.
La deflazione, ovvero il brusco e veloce declino dei prezzi registrato soprattutto nel comparto dell’arte contemporanea, ha compromesso irrimediabilmente un sistema che si sosteneva scommettendo sul continuo rialzo dei prezzi. Proprio per questo l’aspetto più importante della ripresa del mercato potrebbe essere non tanto il ripristino dei livelli di fatturato pre-crisi, ma piuttosto il riassetto del comparto del contemporaneo. 
Semyon Faibisovich - In the Line for Vodka II - 1990 - fotografia - courtesy Haunch of Venison, Londra & Galerie Volker Diehl, Berlino
Se la casa d’aste Phillip’s de Pury denuncia affanno, sulla sponda Christie’s si continua a guardare con estremo interesse all’arte d’oggi: nel 2007 si ricorda l’acquisizione della galleria Haunch of Venison con sedi a Zurigo, Berlino, Londra e New York, dove alla prestigiosa location presso il Rockfeller Center si affiancherà una nuova sede nel cuore di Chelsea. È invece recentissimo il lancio, da parte della casa d’aste, di una propria fiera, che si terrà a Londra nel mese di ottobre, durante il weekend di Frieze. Un nuovo tassello si aggiunge nel processo che tende ad annullare la distanza tra mercato primario e secondario, ma che minaccia anche di rafforzare pericolosamente la posizione di forza delle casa d’aste sul mercato dell’arte.

alfredo sigolo


*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 68. Te l’eri perso? Abbonati!

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