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SAND ART

   
 Fuori i nomi della rena. Dopo la Land Art, ecco la Sand Art. Da Jimi Hendrix ai mocciosi in riva al mare, dal meticoloso Goudy a Jan Dibbets. Un excursus rapido e naturalmente effimero... giuseppe sedia 
 
pubblicato
And so castles made of sand fall in the sea, eventually, cantava Jimi Hendrix nel 1967 seduto sul tappeto sonoro psichedelico degli anni ‘70. È trascorso almeno un quarantennio da quando la sabbia, gratuita in piccole quantità, è diventata il materiale prediletto da numerosi artisti. Inoltre, l'utilizzo della rena a fini ri-creativi è anche ecologicamente corretto. Purtroppo, la categoria "Sand Art" viene impiegata per descrivere un insieme eterogeneo di tecniche e operazioni artistiche. Un'etichetta vaga e imprecisa che, in virtù del materiale impiegato, finisce per mettere nello stesso calderone i nostri esperimenti d'infanzia travolti dal mare con il lavoro di alcune grandi personalità dell'animazione sperimentale.
Il Novecento non ha prodotto alcun trattato sulle tecniche di costruzione con la sabbia, eppure ci sono alcuni consigli che tutti gli "artisti di Ferragosto" dovrebbero seguire: scegliere un giornata poco ventosa, tenersi lontano dalla marea e, ancora, utilizzare sempre una miscela composta da otto parti di sabbia asciutta per una di acqua. Ogni anno le spiaggie americane di Virginia Beach ma anche di Jesolo si riempiono di dragi posticci, tritoni grossolani e stucchevoli coppie d'innamorati di sabbia tutti in lizza per il primo premio assegnato spesso al meticoloso John Goudy. In alcuni casi, le sculture in concorso di fattura iperrealista sono irrorate con uno spray fissante prima di essere passate al vaglio della giuria: è l'apotesosi del kitsch nella sua versione più gongolante, servito con un pizzico di antiromanticismo. In ogni caso, siamo molto lontani dalla sensibilità artistica che aveva contribuito a sdoganare la Land Art negli anni ‘70.
Aleksandra Korejwo - Carmen Habanera - 1995 - animazione
Forse l'unica eccezione alla regola è rappresentata dallo scultore yankee Gerry Augustine Lynas, autore di composizioni di grande formato realizate compattando la sabbia con oggetti di fortuna, come il suo inseparabile frisbee. Le sculture di Augustine Lynas raffigurano volti e luoghi immagiari come simboli effimeri di una civiltà arcaica mai esistita, vittime dell'erosione del vento e della marea. L'accettazione romantica e "panteizzante" della distruzione delle proprie opere avvicina concettualmente i suoi lavori ai beach project dell'olandese Jan Dibbets come 6 Hours Tide Object with Correction of Perspective incluso nella prima storica antologia videoregistrata Land Art compilata da Gerry Schum nel 1969. L'intervento anarmorfico di Dibbets, riproposto lo scorso anno sul litorale Rotterdam nell'ambito del progetto Portscapes, consisteva in un trapezio gigante disegnato sulla sabbia con un bulldozer e corretto dall'occhio della videocamera in modo da sembrare un quadrato.
Animata "a passo uno" da un regista oppure manipolata davanti al pubblico, la sabbia continua a offrire il meglio di sé su un tavolo luminoso. Prima di dedicarsi all’animazione della pittura su vetro, Caroline Leaf realizza alcuni cortometraggi pioneristici quali The Owl who Married a Goose (1974), tratto da una leggenda eschimese dedicata alla solitudine di un gufo troppo vecchio per migrare insieme ai suoi piccoli. IlanaYahav & TBWA Italia - Campagna istituzionale ENI - 2010Le chateau de sable (1977) di Co Hoedeman, realizzato mescolando la rena con tecniche di claymation, è invece il primo lavoro a godere di una diffusione televisiva internazionale. C’è anche la polacca Aleksandra Korejwo, autrice di videoclip fatti con sale e sabbia colorati. Nella sua interpretazione della Carmen, Korejwo mette in scena uno spettacolo frenetico di forme che mutano senza sosta come in una fantasmagorie del cinema delle origini.
Su un altro versante si colloca invece il lavoro degli artisti che stupiscono le platee con l’animazione in presa diretta della sabbia. Ecco allora il guru ungherese Ferenc Cako, l’israeliana Ilana Yahav, autrice di una campagna sociale Enel, e l’ucraina Kseniya Simonova, apprezzata per una struggente ricostruzione dell’occupazione nazista nel suo Paese. Tutti nomi che lavorano come gli autori di lighting sketch che "animavano” un blocco di carta tracciando dei disegni rapidamente davanti al pubblico in epoca vittoriana.
Segno che forse la sand art è figlia allo stesso tempo del pre-cinema e dei castelli di sabbia costruiti durante la nostra infanzia.

giuseppe sedia

[exibart]

 


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1 commento trovato 

06/07/2011
sandart.it, Pisticci / ITALIA
http://www.sandart.it
Vorrei segnalare una delle più importanti esponenti della Sand Art italiana. ANNA MARIA PAGLIEI che con la collaborazione del regista DANIELE ONORATI lavorano su degli spettacoli molto affascinanti e suggestivi, richiesti in tutto il mondo.
Presto sarà online il sito http://www.sandart.it
Già attiva la fan page su facebook che potete trovare cercando appunto sandart.it
Vi posto un link che a me piace moltissimo dove sembrano svelarsi alcuni prezioni segreti di questa meravigliosa arte.

http://www.youtube.com/watch?v=Z2oDzVm89rY

Grazie e un saluto a tutti.


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