03 novembre 2014

Metti un po’ di champagne sull’arte

 
La cornice è suggestiva: Venezia. Il brand, molto glam: Dom Pérignon. E poi c’è l’arte, cui il lusso si accompagna sempre molto volentieri. Ma non si tratta solo di una mostra, ma anche del restauro di due sale di Ca’ Pesaro. Che ora ospitano giovani artisti. Come accadeva all’inizio quando, nei primi decenni del Novecento, Bevilacqua la Masa vi raccoglieva gli artisti esclusi dalla Biennale. Ci racconta un po’ di cose Gabriella Belli

di

Spazio Dom Pérignon, Giulio Aristide Sartorio e Alberto Tadiello vista della mostra
A Parigi LVMH ha appena inaugurato in pieno centro una fondazione enorme, costruita in 15 anni, il nuovo contenitore dedicato all’arte contemporanea, una specie di immensa nuvola di vetro, firmata da Frank Gehry: 11 gallerie d’arte, 11mila metri quadrati per la cultura. A Venezia il gruppo si accontenta di meno. Dom Pérignon (uno dei marchi di LVMH) ha da poco restaurato due sale grazie alla collaborazione con il museo Ca’ Pesaro, il quale ospita fino al 18 gennaio “Paradossi, incontri inaspettati”, mostra curata da Angela Vettese. Un corto circuito vertiginoso, tra il vorticoso e il febbricitante che culmina in un’esplosione di energia, partendo dalle figure di Giulio Sartorio, il ciclo pittorico realizzato nel 1907 per la Biennale d’Arte, Il poema della vita umana, allegorie de La Luce, Le Tenebre, L’Amore e La morte, oltre alle Cariatidi, sempre figure di grande drammaticità, apprezzate anche da D’Annunzio. Alberto Tadiello, classe 1983 ha amplificato magistralmente l’opera di Sartorio con la sua installazione sonora, creando un interessante parallelo col passato, aprendo la strada a nuove relazioni che si sviluppano, si intrecciano e poi si abbandonano, senza mai fondersi definitivamente. Ogni elemento di Tadiello interviene da protagonista, come le casse acustiche dell’installazione, che non sono solo semplici strumenti tecnici, ma vere sculture che diffondono la musica. Anche questa frutto di un sofisticato processo che vuole sfalsare di pochi decimi di secondo lo stesso file preso da un brano del noto sassofonista canadese Colin Stetson, per creare una stratificazione di suoni, che ha l’effetto di una straordinaria coreografia dove le figure di Sartorio danzano, approdano, si incontrano e riemergono con una nuova identità, in un crescendo che diventa sostenibile solo per un breve periodo di tempo. 
Spazio Dom Pérignon, un momento dell'opening
L’artista trasporta sulla musica tecniche applicate alle immagini, usate per dar loro vita e movimento. L’effetto di questo affascinante processo è l’immersione in una dimensione ipnotica, ripetitiva ma con sfumature sempre diverse, che l’artista descrive molto simile alle sensazione «del fuori fuoco, della perdita di definizione e insieme di qualità, aspetti tipici del processo di invecchiamento accelerato».  
Per dialogare con Sartorio, Tadiello – corre più di un secolo di distanza tra le loro nascite: 1860 e 1983 – ha sentito la necessità di creare uno spostamento anche in rapporto al linguaggio. Immagini e musica si uniscono e si separano con la stessa disinvoltura, mantenendo una loro indipendenza, e creando un gioco di intrecci non previsti, dominati sempre da una forte tensione. Tadiello oscilla con grande disinvoltura tra antico e contemporaneo, ri-crea, esattamente come negli altri progetti artistici che fanno parte di “The Power of Creation” di Dom Pérignon, per reinventare, analizzandole, le frontiere della creatività, per scoprire la forza delle idee rivoluzionarie dei grandi innovatori, non solo artisti, anche esploratori, imprenditori, ricercatori, tutti quelli cha hanno saputo infrangere con successo vecchie regole, alla ricerca del nuovo. Tra i creativi che fanno parte del progetto “The Power of Creation” di Dom Pérignon, figura il fior fiore dell’arte internazionale: David Lynch, Lang Lang, Adam Désplat, Bob Wilson, Jeff Koons
Alberto Tadiello
“Paradossi. Incontri inaspettati” è il risultato ben riuscito della collaborazione tra la Fondazione dei Musei Civici di Venezia e Dom Pérignon, un progetto partito, come abbiamo visto, con il restauro di due sale espositive al secondo piano del palazzo barocco, sede della Galleria di Arte Moderna, precedentemente chiuse e utilizzate come magazzino, e da adesso destinate a giovani artisti italiani e internazionali, oltre a opere provenienti dalle collezioni del museo. Una vocazione quella di Ca’ Pesaro per il contemporaneo che si sentiva già con le mostre Bevilacqua la Masa nei primi decenni del Novecento allorché ospitavano gli artisti esclusi dalla Biennale: nomi importanti come Boccioni, Casorati, Arturo Martini, solo per citarne alcuni. Per ricordare questo ruolo, dopo il precedente restauro terminato nel 2002, una sala al primo piano, chiamata Sala 10 (decima anche per disposizione), ha ospitato mostre che hanno indagato aspetti meno noti della collezione, oltre ad artisti contemporanei del territorio. Approfondiamo il tutto con Gabriella Belli, Direttore della Fondazione dei Musei Civici di Venezia.
Richard Geoffroy e Giuseppe Duva
«Ca’ Pesaro non raccontava bene il suo ruolo nel XX secolo. In particolare la sua relazione molto forte, ma non sinergica con la Biennale, e con l’intellighenzia della città, sottolineando il suo ruolo di museo che ospitava gli artisti refuses dalla Biennale, grazie alle mostre Bevilacqua La Masa. Una vecchia vocazione quindi, quella di Ca’ Pesaro, che adesso vogliamo valorizzare con progetti a lungo termine», spiega Gabriella Belli. Ma come la mettiamo con il fatto che ovunque, e in particolare a Venezia, i brand della moda sono coinvolti in progetti che riguardano l’arte contemporanea. Sono solo vantaggi o anche pericoli?   «Noi per ora possiamo parlare di una meravigliosa collaborazione con Dom Pérignon. Questa nostra partnership significa fare insieme, abbiamo condiviso le scelte, le strategie, l’impresa non è entrata a metà del percorso. La riuscita o meno è questione di relazioni, di rispetto delle regole, di obiettivi. 
Spazio Dom Pérignon
A suo tempo Felicita La Masa (fondatrice dell’omonima fondazione n.d.r.) pensava a dare spazio ai giovani artisti esclusi da spazi istituzionali. Con il progetto “The Power of Creation” anche noi pensiamo ai giovani, alla loro capacità di ricreare e reinterpretare, come ha fatto Tadiello», aggiunge Belli. Sondare i limiti e le potenzialità della creatività è la sfida anche dello chef de cave Richard Geoffroy di Dom Pérignon, grande innovatore nel suo campo, che si occupa di champagne continuando una storia cominciata nel XVII. Che ne pensa Gabriella Belli di percorsi creativi per settori completamente diversi? «Geoffroy è una specie di mago dello champagne, l’ho visto veramente commosso quando ha ammirato l’opera di Tadiello. Anche lui esplora il nuovo, come l’arte contemporanea che fa mescolanze diverse. Dom Pérignon ha scelto un lavoro radicale, di forte impatto, senza compromessi, una buona scelta che aiuta il museo a svecchiare. Adesso insieme stiamo organizzando, sempre nelle due sale restaurate, mostre sulla collezione del museo, e poi progetti per la Biennale. Una buona opportunità per Ca’ Pesaro, uno dei dodici musei della Fondazione dei Musei Civici di Venezia, dove abbiamo lavorato per creare un’unica regia tra le sedi che hanno specialità diverse, legate con una programmazione unita, costruita insieme per farle sentire come un unico museo. E, ci tengo a sottolinearlo, oggi siamo l’unica fondazione in Italia che si finanzia al 100 per cento».

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