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fino al 14.IV.2010
Neanderthalian Nights
Milano, Zero...

   
 Una collettiva dal tema impalpabile, evocativa seppur poco coesa. A riunire quattro artisti sotto il segno del viaggio. Immagini raccontate come aneddoti di lontani cantastorie animano video, fotografie e una installazione... ginevra bria 
 
pubblicato

Davvero viaggiare può escludere totalmente l'organizzazione e la prassi del viaggio? Può il viaggio in sé venire inteso come confronto allegorico esteso alla fissità del quotidiano? Quando usare l'esperienza mentale in qualità di viatico d'uso? Che cosa s’intende per, e dove ristagna, la conoscenza acquisita nel viaggiare? E infine, come si altera, in chi ricorda a posteriori, il senso del viaggio e il segno del suo vissuto?
Alla Galleria Zero... quattro artisti di quattro differenti estrazioni formative provano a dare risposta a ogni domanda, seguendo, come da tradizione, strade diverse. Il dedalo del viaggio inteso come confronto, come rete di rimandi, trasformazioni e come supporto di immagini che dialogano a mezz'aria riempie lo spazio industriale della galleria. Pareti gibbose e sale rudi, però, lasciano intendere di soffrire, almeno in notturna, le luci al neon (troppo forti) e l'eccessiva messa in rilievo di dettagli non troppo curati. Interrompendo così l'alchimia estetica voluta dal titolo della mostra: Neanderthalian Nights (The world is not at home).
Giorgio Andreotta Calò - Dal Tramonto all'Alba - 2006 - c-print - cm 126x88
Purtroppo infatti, le interruzioni proposte dall'allestimento cozzano con la fragile rete semantica del viaggio, formalizzata da quattro percorsi artistico-individuali che invece dovrebbero incontrarsi tra loro e dar vita ad un possibile straordinario racconto. Sebbene durante l'inaugurazione la mostra abbia accolto una notevole quantità di persone, la difficoltà di lettura degli elementi disposti restava notevole, lasciando senza orientamento i presenti, costretti - almeno per quanto riguarda le prime sale - a galleggiare nel vuoto.
Comunque Neanderthalian Nights (The world is not at home)
propone, seppur sparpagliati, progetti di rilievo. Anthony Burdin, artista californiano che vive da quasi dieci anni nella propria auto, espone per esempio, attraverso il finestrino della sua Chevy Nova del 1973, i filmati tratti dalla serie Voodo Vocals, iniziata nei primi anni ’90. Burdin, che si definisce “recording artist”, guida con la sua videocamera, cantando canzoni trasmesse dalla radio o da un registratore sporco di vernice posato sul sedile del passeggero. I suoi gusti musicali sono eclettici e spaziano dai Blue Öyster Cult alla colonna sonora di James Bond; la sua voce mugola e stride in un groviglio atonale che fa da parallelo ai movimenti traballanti della videocamera, intenta a seguire il paesaggio urbano che scorre.
Shimabuku - Asking the Repentistas-Peneira & Sonhador-to remix my octopus works - 2006 - videoinstallazione - 16’43’’ - photo Jacopo Menzani
Giorgio Andreotta Calò
registra invece il cambiamento della struttura urbanistica di Sarajevo attraverso una fotografia scattata in un'area dismessa, mentre Juliette Blightman, onorando seppur lontanamente il tema The World Is Not at Home, installa la ricostruzione di un angolo di casa del gallerista, accendendone persino la stufa.
Il lavoro più enigmatico rimane il doppio video di Shimabuku. L'artista pesca un polipo per poi farlo viaggiare assieme a lui fino al mare, mentre alcuni cantastorie brasiliani ne narrano le gesta. Una pellicola che, attraverso l'abilità narrativa nell'incrociare storie, impressiona sguardi molteplici e inquietanti.

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ginevra bria
mostra visitata l'11 marzo 2010


dall'undici marzo al 14 aprile 2010
Neanderthalian Nights (The world is not at home)
Galleria Zero...
Via Tadino, 20 (zona Piazza Lima) - 20124 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 11-13.30 e 14.30-19.30; sabato ore 15-19.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0236514283; fax +39 0299982731; info@galleriazero.it; www.galleriazero.it

[exibart]

 


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4 commenti trovati  

01/04/2010
lucarossi
http://www.whitehouse.splinder.com/
La galleria zero è sintomo della situazione.

Purtroppo non si riesce o non si vuole guardare in faccia la realtà. Cliccate su questi due link:

http://www.viafarini.org/italiano/mostre/raccolto.html

http://www.viafarini.org/italiano/mostre/fioritura.html

Viviamo delle mostre "piene" ma dei vuoti di urgenze. Per motivi commerciali o perchè ottusi, non vogliamo renderci conto che alcuni codici vanno messi in discussione. L'arte contemporanea, da alcuni anni, ha iniziato a fare il verso a se stessa. Quando non si tratta di ikea evoluta (design ben formalizzato + citazione colta qualsiasi) sembra che certe opere discendano da un unico artista che cambia semplicemente nome di volta in volta. Se volete esempi, sfogliate Moussoscope.

La galleria zero registra (più o meno sommessamente) questo stato di cose. E cerca di fare il meglio con quello che ha. Quello che ci si potrebbe aspettare da gallerie come questa è una riflessione un po' più approfondita sul cosa abbia senso definire opera-prodotto. La crisi economica è data anche da una sovraproduzione e saturazione di prodotti, e già il sistema economico sta cercando rimedi. Non capisco perchè l'arte non si ponga il problema del prodotto. Secondo me c'è anche un collezionismo un po' primitivo, che non riesce a rinunciare allo shopping di lusso per opere che sono ikea di lusso. Però in questo caso, personalmente, non mi sembra più stimolante l'arte e l'artista. Perchè la definizione di artista vive una contraddizione: una burocrazia della creatività. Meglio una passeggiata in alta montagna o una doccia fredda.




01/04/2010
IOLOSO
La galleria Zero... è più importante delle opere che contiene.

01/04/2010
Luca Rossi
Paolo Zani di Galleria Zero è un aspirante Berlusconi, dietro al finto (e stantio) atteggiamento anni '70 da comunista con la galleria rotta e fatiscente, stile centro sociale, nasconde una reale sete di mercato che giustifica le sue scelte esclusivamente modaiole. Bocciato!

01/04/2010
Luisa, Milano
Dispiace vedere quanto la Galleria zero stia sempre più perdendo la bussola di orientamento. Chissà, forse il cambiamento di spazio, la sempre più marcata esterofilia del gallerista denotano un certo sbandamento che non fa certo bene all'arte italiana. Forza Galleria Zero! Potete sempre correggere il tiro e tornare alle origini, a quella purezza di valori che vi ha sempre contraddistinto.

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