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fino al 27.II.2011
Medhat Shafik
Milano, Fondazione Stelline

   
 Rupestri e cangianti, i dipinti dell'egiziano. Una retrospettiva che regala poche sorprese, ma che mette in luce grammatiche formali originarie. Riflessi di terre da sempre lontane e ora martoriate... ginevra bria 
 
pubblicato
Medhat Shafik (El Badari, 1956; vive a Milano e Il Cairo) ha sempre diretto le sue scelte formali dividendosi tra l'homo faber e l'homo ludens. A Milano, dopo le ultime personali a Palazzo Forti a Verona e alla Rocca di Umbertide e in Sant’Agostino a Pietrasanta, l'artista egiziano risale la corrente, arrivando al di là delle origini. Cercando di oltrepassare, cioè, cognizioni o codifiche apprese, abilità di costruttore e capacità di compositore astratto.
Shafik, negli spazi milanesi di corso Magenta, presenta un percorso artistico prevalentemente pittorico, che mira a tracciare "simboli arcaici e primitivi che conducono alle radici del mondo e dell’umanità”. La breve retrospettiva svela una ricerca determinata di un linguaggio conservativo, senza dar luogo a vere e proprie aperture nei confronti di evoluzioni compositive. Il percorso, sul lato destro della parete d'ingresso, espone un lungo dipinto su carta di oltre 20 metri, che intende dar forma a una sorta di sipario scenografico continuo nel segno dell'artista egiziano.
Grotte brinate, totem ricorsivi, pareti rupestri e segnalazioni criptiche riassumono, sulla superficie di questo lavoro, l'intero repertorio cromatico e compositivo di Shafik. Visivamente ne emerge una trama trasparente di astrattismi mediorientali, uniti gli uni con gli altri come in una sorta di grande papiro. Archetipi - Le origini del futuro rimette al pubblico diversi tentativi di integrazione tra mondo nordafricano ed europeo, innesti che prendono corpo grazie all’uso di sabbie di diversi colori, garze bianche, carte dalla cellulosa materica e pigmenti.
Medhat Shafik - Archetipi III - 2010 - tecnica mista su carta intelata - cm 150x225
I materiali rimandano allegoricamente alla terra d’origine dell'artista, costituendo anche lo sviluppo dell'installazione ubicata nel chiostro della fondazione: una carrozza-culla realizzata in rame e garze leggere, una struttura a baldacchino all'interno della quale sono state poste stoffe arrotolate, fagotti colorati assieme a calici di vetro sospesi e poi riempiti di pigmenti e di spezie.
Sebbene il tema di questa retrospettiva sia quello di portare a prefigurare "esperienze percettive di un viaggio ideale”, lo spazio, tra la cultura europea e quella mediterranea, viene indagato solo allusivamente. Seppure elegante e sistematica, questa mostra esprime sensibilità tradizionali, ancora poco legate a un panorama contemporaneo (pittorico) di stampo sperimentale o intensamente radicale. Archetipi - Le origini del futuro, nello spazio solenne della fondazione, propone un tracciato di colori e forme d'altri tempi, un telaio ritmico modulato soprattutto dalla perfetta illuminazione artificiale indiretta.
Medhat Shafik - Archetipi - 2010 - tecnica mista su tela di juta - cm 100x150
Chiunque scelga di visitare questa personale si troverà a varcare una soglia oltre la quale non registrerà particolari suggestioni percettive. Chiunque entrerà negli spazi si troverà di fronte un sentiero concepito, seppur in maniera eccellente, come un cammino dal timbro etnico che fa dimenticare più che mettere in scena vere e proprie sagome della memoria. Un teatro né fortemente innovativo, né mai completamente decorativo.

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mostra visitata il 20 gennaio 2011


dal 19 gennaio al 27 febbraio 2011
Medhat Shafik - Archetipi. Le origini del futuro

a cura di Arturo Carlo Quintavalle
Fondazione Stelline
Corso Magenta, 61 (zona Magenta-Cadorna) - 20123 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10-20
Ingresso libero
Catalogo Allemandi
Info: tel. +39 0245462111; fondazione@stelline.it; www.stelline.it

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2 commenti trovati  

12/02/2011
Edoardo , Milano
Imbarazzante è il tuo commento, perchè è la prova di un'incompetenza e superficialità di giudizio. Ho avuto il piacere di ammirare l'ultima mostra alle Stelline di Shafik e l'ho trovata carica di emozioni e di riflessioni espresse con un linguaggio contemporaneo, personale e maturo. Se c'è un artista che non è ripetitivo e che sa affascinare e coinvolgere in modo intenso è proprio Shafik.

11/02/2011
Kevin
Imbarazzante... Shafik é quasi peggio di Berruti(la precedente mostra).
Mi piacerebbe sapere chi sono i membri della commissione sempre che esista.
Milano meriterebbe Fondazioni che facessero ben altre scelte se non vuole scomparire dalla mappa delle cittá della cultura.


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