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fino all'8.III.2011
Shirin Neshat
Milano, Palazzo Reale

   
 Donne ideali, personificazioni dei valori sui quali si regge l’identità femminile. A loro modo, Cariatidi. Una sorta di “dietro le quinte” di un film che ha fatto discutere... anita fumagalli 
 
pubblicato
La mostra giusta nel posto giusto. L’installazione dell’artista e regista persiana Shrin Neshat (Qazvin, 1957; vive a New York e in Iran) si basa sui germi del suo film Women without men, uscito nel 2009 e a sua volta tratto dal romanzo di Shahrnush Parsipur, vietato in patria dal 1989.
Viene allora da chiedersi dove stia il valore innovativo di questa operazione. Per scoprirlo bisogna sperimentare il rapporto con il contesto. Quello dei 15 pannelli fra loro: 5 video con 5 protagoniste intervallati da teli fotografici che le ritraggono. Quello della Sala delle Cariatidi con le opere: mitiche figure femminili che sopportano, che resistono alla guerra e sgretolate incorniciano in trasparenza i volti delle protagoniste, stanchi e disillusi (Faezeh), beatamente folli (Mahdokht), nervosamente fragili (Zarin), consapevolmente sconfitti (Farokh Legha) o trasportati da un’ideale immortale (Munis).
Si assume la responsabilità di questo match l’assessore alla cultura di Milano, Massimiliano Finazzer Flory. Viene allora da riconoscergli il merito, condiviso con l’artista, di aver dato luogo a una mostra che va oltre il rapporto uno a uno fra arte e spettatore. Colpisce infatti la modalità di fruizione: i video si accendono uno al termine dell’altro, trasportando i visitatori in un percorso comune, in un fluttuare al ritmo onirico delle proiezioni. Quasi non si bada alla comodità dei divanetti posizionati di fronte agli schermi, così rilassati dal clima di condivisione e sospensione del tempo e del giudizio, da potersi sedere persino a terra.
Shirin Neshat - Faezeh - 2008 - still da film
L’affluenza è notevole in una domenica sera verso l’orario di chiusura, probabilmente anche per la brevità temporale dell’evento, e decisamente composita: non di sole femministe, ma di uomini e donne di tutte le età. Oltre all’interesse per la condizione femminile nel mondo arabo, si percepisce, non solo nell’artista che da anni persegue questa poetica, ma anche nel pubblico, la fiducia che tale argomento possa generare arte e cultura. Nonostante il coinvolgimento che generano e l’indirizzamento che potrebbero operare sull’opinione dei visitatori, queste opere si sforzano di non essere tendenziose.
Il video dedicato a Munis stimola curiosità verso la storia, spingendo a guardare più in là rispetto a un’immagine senza tempo di donna musulmana sottomessa e a riflettere sul fatto che l’Iran non sia stato sempre quello di oggi. La scena di Zarin nell’hammam smitizza questa giovane donna anoressica, ritratta poco prima come una Madonna dal velo azzurro, inserendola in un contesto dove donne formose sembrano essere a proprio agio nella loro femminilità e nel loro ruolo sociale.
Shirin Neshat - Zarin - 2005 - still da film
Più che mettere in discussione la tradizione, le protagoniste aprono gli occhi sull’effimerità di un essere donna definito da valori che non si sentono propri. Tale consapevolezza porta però alla scoperta dolorosa di essere persone comuni - non più ninfa ma prostituta (Zarin), non angelo del focolare ma oggetto di uno stupro (Faezeh) - e allo smarrimento di senso per la propria vita.

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anita fumagalli
mostra visitata il 6 febbraio 2011


dal 28 gennaio all’otto marzo 2011
Shirin Neshat - Women without men.
Donne senza uomini
Palazzo Reale - Sala delle Cariatidi

Piazza Duomo, 12 - 20122 Milano
Orario: tutti i giorni ore 9.30-19.30; lunedì ore 14.30-19.30; giovedì ore 9.30-22.30 (la biglietteria chiude un'ora prima)
Ingresso: intero € 5; ridotto € 4
Catalogo Charta
Info: tel. +39
0248194494; www.changeperformingarts.com

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