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fino al 19.III.2011
Adam Thompson
Milano, Unosolo

   
 Tra sedimenti ritrovati e superfici impressionabili, la memoria dei materiali fa emergere equilibri, trasparenze, riflessi e impronte. Una personale dove il vuoto scalfisce lastre poliviniliche e veli sintetici... ginevra bria 
 
pubblicato
"In un certo senso, non c’è niente di nuovo qui”, sostiene Adam Thompson (Ipswich, 1980; vive a Londra) a proposito della sua ultima personale milanese. "È un umile processo in cui si raccolgono e si compongono oggetti trovati, come farebbe un archeologo, un metodo che potrebbe essere descritto semplicemente come composizione di ciò che già esiste. Niente è trasformato da un intervento diretto. Questo comporta una conversazione più ampia sulla creatività, in cui il consumatore/soggetto affronta ingiunzioni constanti e ostinate sull’essere creativo. Io voglio che questa riduzione stimoli la discussione sull’importanza dell’invenzione come requisito dell’opera d’arte”.
A partire da un atto di circoscrizione netta dello spazio, per l'artista britannico, basta compiere un gesto, risultato di diversi assestamenti. Il processo di formalizzazione dei suoi lavori consiste, poi, nell'adagiare, mettere in equilibrio o rendere unico un corpo elementare precedentemente in uso. Installazioni, sculture e accostamenti rendono imprescindibile una pratica di ricerca, quasi sempre culminante nell'estrazione di forme primigenie dai toni monocromi. Una lunga prassi di osservazione e astrazione di componenti che, passando dal tutto del reale al vuoto del simbolico, acquistano infine autonomia formale.
Adam Thompson per questa nuova personale allestisce solo una decina di lavori, negli spazi spigolosi di Unosolo Project Room. L'artista piega e risolve superfici sintetiche che non sono quasi mai originate completamente da lui. Adam Thompson - Untitled - 2010 - materiali vari - cm 118x30 - courtesy Unosolo Project RoomPellicole, schiume poliviniliche, acetati e veli plastici tornano a essere materiali sottili che sotto la forza delle sue mani ricevono l'imprinting realistico di una struttura allusiva, già esistita.
Di grande impatto, entrando nel cortile del palazzo di via Broletto, il piccolo chiostro che precede il primo piano della galleria. Due pellicole polarizzate restano in equilibrio verticale, sul piano di un lungo tavolo di cristallo. Sotto la luce calda dei faretti, oggetti ritrovati e codici di trasparenze lucide illuminano porzioni di spazio, emettendo a loro volta longilinee ombre arancioni. In questa composizione l'equilibrio è l'istanza di un'economia della composizione dettata dalla completezza degli oggetti in sé. Pieghe, screpolature, imperfezioni e tracce di sporco apparente rendono l'objet trouvé un objet perdu. I lavori esposti, infatti, aggiungono alla loro regale spazialità la distanza del tempo che li ha incisi e la storia del luogo che ha dato loro un contesto di provenienza.
Thompson, nella sala principale della galleria, espone a muro alcune gommepiuma quadrate, color miele e color antracite, superfici erose come fossili anteriori. Detriti, ritrovamenti, residui, sedimentazioni e composizioni che fanno emergere, seppur alterate, la semplicità del ritorno e l'indipendenza del rifiuto.
Benché questa mostra possa essere letta come una silenziosa ricostruzione di un ciclo di prodotto, frutto di scompensi e sovrabbondanze, consigliamo a chiunque si trovi in zona di approfondirne architetture e vuoti, scelti come valori tangibili di un concetto estetico superiore.

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mostra visitata il 10 febbraio 2011


dal 9 febbraio al 19 marzo 2011
Adam Thompson
Unosolo Project Room
Via Broletto, 26 (zona Brera) - 20121 Milano
Orario: da martedì a venerdì ore 15-19 o su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0697613696; fax +39 0697613810; unosolo@unosunove.com; www.unosolo-projectroom.blogspot.com

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