25 maggio 2011

fino al 25.IX.2011 
Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi
Milano, Pinacoteca di Brera


 
Legami, tormenti e miracoli della triade d'oro della Milano ottocentesca: Hayez, Manzoni, Verdi. Tra (severi) squilli di tromba e (poco) languidi baci, la forza di un maestro che ha dipinto, coi colori veneti, il manifesto della nuova nazione...

di

“Un grande pittore idealista italiano del secolo XIX“. Anzi, “Il capo della Pittura Storica, che il Pensiero Nazionale reclamava all’Italia: l’artista più inoltrato che noi conosciamo nel sentimento dell’Ideale che è chiamato a governare tutti i lavori dell’Epoca. La sua ispirazione emana direttamente dal proprio Genio”. Così Giuseppe Mazzini, nel 1841, definiva Francesco Hayez (1791-1882), salutandolo dal suo emaciato e meditabondo esilio londinese come il profeta ed esegeta della sorgente nazione e del suo tanto atteso riscatto politico. E infatti in quadri celeberrimi come I Vespri siciliani (1844-46), La congiura dei Lampugnani (1826) o le due versioni de La meditazione (1850 e 1851) si coglie il clima teso e moralmente vibrante di quegli anni: la rivolta antifrancese palermitana che richiama la lotta contro lo straniero, i congiurati che si fanno alter ego dei carbonari, la giovane donna che languisce sul fallimento delle Cinque Giornate di Milano. Ma la mostra che Brera dedica al grande pittore veneziano che ne divenne il simbolo è ben diversa dalle algide rassegne “a tema” del 150mo. Si ritaglia infatti, nel ridondante programma nazionale, un ruolo di tutto rispetto.

Certo, ad accogliere il visitatore sono le pugnaci note del Verdi militante. Ma subito ci si accorge che l’intento è un altro. L’allestimento giocato sul colore blu e il gioco di luci rivelano pian piano, come una quinta teatrale, altri aspetti oltre a quello “storico” della poetica dell’Hayez. Non c’è retorica ma si punta sull’emozione, sugli affetti. In filigrana c’è il rapporto tra il maestro e due uomini che fecero grande la Milano del tempo: Alessandro Manzoni e Giuseppe Verdi appunto. Liaison profondamente vissuta. Ecco allora i lavori ispirati al Carmagnola e ai Promessi Sposi (svetta il fantastico Ritratto dell’Innominato) e il ritratto di don Lisander del 1841 in cui lo scrittore, lontano da ogni idealizzazione, è mostrato con una tabacchiera in mano e il capo appena reclinato, in una posa a lui abituale e che ne comunica il carattere pacato e inquieto. Accanto a lui, il resto del “pantheon”: la moglie Teresa Borri Stampa, l’abate Rosmini, Massimo D’Azeglio. 

Con Verdi (da lui mai ritratto: in mostra c’è l’effigie resa celebre da Boldini) Hayez collaborò per la messinscena, alla Scala, di alcune opere. Forse è per questo che le tele dedicate a Vespri, Lombardi e Due Foscari assumono un così intenso tratto melodrammatico. Il sapiente gioco di sguardi e di gesti di cui è intessuto L’ultimo abboccamento di Jacopo Foscari (1838-40), ad esempio, tradisce le logiche della regia teatrale, mentre la pittoricità della scena è acuita dal  colorismo squisitamente veneto che rimanda a Tiziano e al Tiepolo.

La mostra è da vedere con gli occhi e col cuore. Così anche il violentatissimo Bacio (1859) viene finalmente spogliato del mieloso e abusato cliché sanvalentiniano per tornare quello che era per lo stesso Hayez: il manifesto di una nazione che nasce (e prospererà) grazie all’energia e all’amore dei giovani andati a combattere (e spesso a morire) per la libertà.

elena percivaldi


mostra visitata il 12 maggio 2011


dal 12 aprile al 25 settembre 2011
Hayez nella Milano di Manzoni e Verdi

a cura di Fernando Mazzocca, Isabella Marelli e Sandrina Bandera
Pinacoteca di Brera
Via Brera, 28  – Milano
Orario: 8.30 -19.15 da martedì a domenica

(la biglietteria chiude 45 minuti prima)

chiuso lunedì
Catalogo Skira
Info: www.brera.beniculturali.it

Prenotazioni

per singoli e gruppi

tel. +39 0292800361

www.pinacotecabrera.net

[exibart]

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