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fino al 15.V.2010
Lucia Marcucci
Firenze, Galleria Frittelli
Poesia di immagini strappate alla grafosfera dominante del paesaggio urbano. Divelti gli stendardi delle griffe modaiole e ritagliate le pagine di annate assolutamente Wired, l’arte ricompone nuovi claim...
pubblicato venerdì 7 maggio 2010
Le grammatiche ipertestuali sperimentate dalla visionarietà dell’arte dadaista e futurista continuano a essere depredate da ogni brava coppia di copywriter e art director per impaginare l’ennesima campagna pubblicitaria e rinnovare l’aspetto grafico delle testate di tendenza.
Lucia Marcucci (Firenze, 1933), protagonista del Gruppo ‘70 ed esponente tra le più rappresentative della Poesia Visiva, riprende in mano i suppellettili dell’immaginario mediatico per restituire, con forza eversiva, tutta la poesia tolta. Sotto il suo sguardo destrutturante, anche l’immagine pubblicitaria più inflazionata sa rivelare un messaggio inatteso, più o meno occulto.
Il risultato: collage digitalizzati e stampati su tele in pvc o su lastre acriliche debitamente retroilluminate, con la stessa sfacciataggine che illumina le insegne di qualsiasi quartiere. Il progetto site specific che campeggia sulla parte di fondo della sala centrale appartiene al recente ciclo di opere Digital poems: Lucia Marcucci - Chiama - 2009 - assemblaggio e acrilico su tela - cm 80x60 - courtesy Frittelli Arte Contemporanea, Firenze - photo Lineashow Pratocronache di un’era digitale date alla stampa sulle pagine di Wired all’insegna di una nuova articolazione di parole e immagini. Frame di tipografie futuribili e di avveniristiche iconografie cyborg, che ricompongono una lettura tutt’altro che rassicurante del presunto progresso in arrivo. Stesso registro gridato e invadente che pervade l'attuale paesaggio urbano, tappezzato di affissioni commerciali resistenti agli agenti atmosferici come alla nostra assuefazione.
Ecco allora la serie Città Larga, autentici stendardi pubblicitari manipolati ad arte per strizzare l’occhio alla coscienza. Anche questa volta basta un piccolo segno, una pennellata a coprire oppure una frase-sentenza, per contaminare l’immagine e rompere l’incanto: il sorriso smagliante appare un ghigno, l’accattivante diventa sulfureo, il glamour si rivela inquietante. Fit magna caedes è la citazione tratta dal De bello gallico e stampigliata sull’omonima tela che reca la stampa fotografica di alcuni birilli da bowling decapitati. A cadere inesorabilmente a terra in questo violento strike fatto di decontestualizzazioni e giustapposizioni sono infatti tutti gli stereotipi e le figure retoriche del linguaggio parlato da media e new media. Una sequenza folle di spot in cui la campagna pubblicitaria Too Much del marchio Sisley diventa annuncio di corruzione (Corruptissima) e modelle da copertina sono le ignare testimonial di avvertimenti antichi (Agere, Cythera choros ducit).

Lucia Marcucci - Corruption - 2008 - collage su cartone - cm 36x52 - courtesy Frittelli Arte Contemporanea, Firenze - photo Lineashow Prato
L’effetto di straniamento
si fa totale nelle opere appartenenti al recentissimo ciclo Poesia dislessica, espressioni di una sintassi affatto sequenziale e logica. Stralci di parole, enunciati materici strappati alla carta e alla stoffa stampata e poi assemblati sulle tele, con interventi vergati in colori acrilici. Come nella migliore tradizione della poetessa visiva, il segno verbale si fa immagine e il segno visivo si fa discorso. Comunicazione proteiforme che, dopo aver fagocitato loghi, centrifugato icone e lavato via il già detto, fa mostra in pubblico di un bucato tirato fuori dall’oblò ancora orgogliosamente macchiato di poesia.

 

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dal 19 marzo al 15 maggio 2010
Lucia Marcucci - Supervisiva

Frittelli Arte Contemporanea
Via Val di Marina, 15
(zona Mercato di Novoli) - 50127 Firenze
Orario: da martedì a sabato ore 10-13 e 15.30-19.30; festivi su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo Carlo Cambi
Info: tel. +39 055410153; fax +39 0554377359; info@frittelliarte.it; www.frittelliarte.it


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