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Fino al 29.V.2016
Elisa Bertaglia e Enrica Casentini, Erranza
Atipografia, Arzignano

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino al 29.V.2016 - Elisa Bertaglia e Enrica Casentini, Erranza - Atipografia, Arzignano
pubblicato

L’insicurezza genera emozione, la certezza genera ragione. Nel territorio rarefatto dell’ "Erranza” che la curatrice Petra Cason Olivares consegna a Elisa Bertaglia e Enrica Casentini si dipana tutto il dramma di una condizione di precarietà introiettata e accettata/sopportata dal fare artistico contemporaneo. Qualcosa che non si può scegliere, che è. Qualcosa che si allontana da quella radicalità che Bourriaud attribuisce al modernismo per installarsi in un panorama contemporaneo fatto di costante ricostruzione di luoghi da cui attingere il proprio nutrimento. 
L’operazione nasce da una residenza che le due artiste hanno affrontato nello spazio di Atipografia , un luogo di elaborazione e di studio che ha accolto una restituzione espositiva attenta e compatibile con la ruvida e accattivante superficie dello spazio. In questo caso la curatrice sottopone alle artiste proprio la riflessione esposta dal francese Nicolas Bourriaud, che immette il concetto di "radicante” nell’arte per significare "un’organizzazione che crea le sue radici man mano che avanza con la sua crescita, al contrario del "radicale” che implica lo sviluppo stanziale di radici permanenti con cui trarre nutrimento. 
Affascinati dalla metafora "così pericolosa da teorizzare”, come ricorda Postmedia Books citando Deleuze nella sua sinossi al libro di Baurriaud, proviamo a fantasticare su queste piante dalle radici effimere che possono essere, in alcuni casi, veri e proprio parassiti che si nutrono della sostanza che serve alla crescita delle piante ospitanti. Altre volte verranno definite radicanti le piante idrofite per distinguerle dalle natanti, quelle semplicemente appoggiate sulla superficie dell’acqua e quindi in balia dei suoi movimenti e increspature. Sempre Raunkiær, da cui abbiamo tratto questa classificazione, ci dice che le idrofite radicanti sono piante ancorate al fondale dal proprio apparato radicale, pur mantenendo il movimento di fluttuazione insito nell’acqua. 
Forse è questa la prospettiva attraverso la quale leggere la mostra "Erranza” delle due artiste. Un movimento costante ricco di vuoto, di vibrazioni, di fluttuazioni, che hanno però dei "punti di ancoraggio” ben precisi. I lavori site-specific, assolutamente in dialogo con lo spazio, nascono in modo organico ed estremamente coerente dal corpus di opere delle due artiste, mentre il resto dei lavori esposti costituiscono una risemantizzazione nello spazio di opere già eseguite e che ben esprimono il concetto di fluidità e oscillazione a cui l’arte si è abituata per poter sopravvivere. 
Il luogo non è mero contenitore ma interlocutore di un dialogo a cui viene dato significato nel momento stesso del suo farsi. 

Elisa Bertaglia e Enrica Casentini, Erranza, vista della mostra, credits Luca Peruzzi

In questo senso le opere più significative ci sembrano essere il grande quadro senza titolo del 2014 di Elisa Bertaglia, in cui su uno sfondo bianco vergato da sciabolate perlacee si nascondono, si arrotolano e piroettano corpi femminili in miniatura, tutti in quell’età sospesa prima della pubertà, bambine in cui la pancia non è ancora diventata vita e il petto non si è fatto seno. Qui i corpicini si godono l’assenza di testa a volte omessa, a volte occultata da chiome di serpi a volte, quando c’è, protetta dall’aderenza di una cuffia. I piedi invece sono privi di quella possibilità di radicamento di stampo loweniano, nonostante la loro naturale predisposizione a farlo, suggerita da una dimensione in parte tendente all’eccesso. La mancanza di testa però non è follia, non è disordine, è emersione di un’estetica intuitiva. 
Mentre le teste delle piccole donne della Bertaglia si sottraggono allo sguardo, le finestre della casetta di Lightness della Cosentini cascano da un’altezza insondabile comunicando l’insicurezza di una condizione artistica in cui spesso si perdono le opportunità per avere la giusta luce e il giusto riconoscimento. In questa insicurezza però si nasconde l’emozione e la friabilità  che può ospitare il pensiero creativo. 
La mancanza di compattezza e la rarefazione rendono possibile l’innesto delle opere di Bertaglia e Cosentini nel ventre stesso di Atipografia. Lo si vede nella fragile "Kairos”, distesa di esili forme che portano con sé un processo di ossidazione e deterioramento che non appartiene però al materiale di cui sono sostanziate, una ceramica che si fa spazio acquisendone le forme di erosione. Un’installazione che ingloba un tempo significativo dello spazio. Così come Bindwood, queste foglie incise e retro illuminate che ci ricordano quelle leaves di  Elisabetta Di Maggio, veri e  propri monumenti al dialogo tra naturale e artificiale. L’intenzione però della Di Maggio è di mimesis, l’artista qui vuole assecondare i movimenti spontanei della natura della foglia per imprimerle il suo impalpabile marchio. Nella Bertaglia invece l’intervento è iconico, ribadisce la sua identità pur nel dialogo con la natura, che si sbilancia verso l’affermazione dell’artificiale. Questa figura dell’infanzia ricreata dentro la foglia utilizzando una pratica propria dei bambini, diventa il sintomo di una figuretta ossessiva, sempre presente e sempre dal capo nascosto, in cui il pungiglione si macchia di miele. 
L’opera che più di tutte va in questa direzione diventa allora quell’albero pieno di foglie di Brutal Immagination in cui le due figurette di bambine non ancora donne vivono una sospensione che svela l’impiccagione, la mancanza di comunicazione tra testa e radici, l’assenza di radicamento (grounding) che per Lowen è l’unica condizione possibile per sentire gratificazione e senso della vita. "La propria casa è il proprio corpo. Non essere connessi in modo sensibile con il proprio corpo vuol dire essere uno spirito disconnesso che fluttua attraverso la vita senza alcun senso di appartenenza. […] L'obiettivo del mio lavoro terapeutico è aiutare le persone a ritrovare il loro senso di connessione con la vita e con gli altri, e radicarsi è l'unico modo per farlo”. 
Una mostra apparentemente leggera e delicata, che in realtà nasconde dei concetti tutt’altro che banali e fragili proprio per il dischiudersi dell’orizzonte tragico di artiste alla ricerca del proprio baricentro, pur nella consapevolezza che in questa contemporaneità non è dato trovare una condizione fisica di radicamento. Allora torniamo a quelle piante idrofite e radicanti, in grado di mantenere un ancoraggio pur nel costante movimento, un’accettazione del crearsi di costanti situazioni nuove, di confronto e conflitto, da dover elaborare velocemente nella consapevolezza del proprio essere emotivamente in gioco. 

Penzo + Fiore
mostra visitata il 10 maggio

Dal 31 marzo al 29 maggio 2016
Elisa Bertaglia e Enrica Casentini, Erranza
Atipografia
Via campo marzio 26, Arzignano (Vi)
Info: www.atipografia.it

 


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