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Fino al 17.IX.2016
Alessandro Sambini, People at an exhibition
Galleria Michela Rizzo, Venezia

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino al 17.IX.2016 - Alessandro Sambini, People at an exhibition - Galleria Michela Rizzo, Venezia
pubblicato

Entri nella mostra e nel primo lavoro mettendoci la faccia o mettendoti una maschera rossa, se vuoi indossare il preservativo della privacy. La cosa è spiazzante, il contesto che ti viene offerto è la privazione del contesto stesso. Ma non è una privazione rappresentata da un'assenza, piuttosto dal dubbio che ti si instilla nella mente che quello sfondo verde a cui ti sei concesso potrebbe diventare qualsiasi cosa. L'approccio di chi entra è diverso da soggetto a soggetto. C'è chi ignora la presenza del piccolo robot che ti ruba l'immagine per darla in pasto a internet e c'è chi finge di ignorarla, o chi si mette in posa come se entrasse in un teatro. Il robot è femmina.
Venezia, 22 luglio 2016, "People at an exhibition". Abbiamo attraversato il green screen della prima sala, abbiamo deciso se mostrare o occultare il volto, siamo già  su Youtube. 
Offrire consapevolmente la propria immagine al web è la cosa che eccita e spaventa di questo lavoro. Anche se è quello che facciamo quotidianamente sui social, in modo però meno attento, quei pochi metri nell’assenza di contesto che ti vengono offerti, ti costringono a guardare dietro la maschera ma non quella rossa dell’entrata, che servirebbe a occultare la tua identità, piuttosto quella che tutti noi abbiamo così ben imparato a gestire sui social per far aderire l’immagine che vogliamo dare di noi a quello che percepiranno gli altri. Siamo icone. 

Guardati intorno, 50 x 37, fine-art print, 2016. Courtesy Alessandro Sambini, Galleria Michela Rizzo.

Nel lavoro che espone nella seconda sala della galleria invece, l’artista non fa che rispettare alla lettera l’indicazione che gli viene data dalla realtà aumentata attraverso cui sta visitando il giardino di Villa Reale a Monza, "Guardati intorno”. È l’indole rigorosa di Sambini che lo porta ad avere uno sguardo non viziato e attento. È in virtù di quell’imperativo categorico che la visione diventa reale, dando corpo alla falsità delle immagini che viviamo. Per guardarsi intorno toglie gli occhiali del virtuale e in questo modo prende forma di fronte a lui una sovrapposizione, un’amalgama imprecisa di cose nuove. Le scritte impresse sul suo lavoro non sono frutto di una grafica digitale, ma frammenti di finzione che entrano come schegge nello sguardo umano richiamato all’appello dalla foto stampata. Tutto sta nella scelta di averle scattate e di averne fatto un testimone tangibile, concreto, sensibile. La fruizione di quest’opera, anche qui fatalmente, si sovrappone alle folle di persone che vediamo in tv, in viaggio alla ricerca di pokemon rari che nella loro incoscienza di immaterialità determinano spostamenti, azioni, viaggi e percorsi di esseri infinitamente e sconsideratamente umani. I campanelli d’allerta seminati nelle opere di Sambini sono riverberati dal mondo proprio così com’è e proprio così come si sta sempre più delineando, nell’effettivo dipanarsi dell’oggi. 
Il terzo lavoro in mostra è diametralmente opposto al primo, ne chiude il percorso, è il suo negativo o meglio il suo contrappunto. Nella stanza tre tele di grandi dimensioni mostrano paesaggi da cartone animato: nuvole, fiori, cactus e canyon. Le immagini raffigurate però non sono altro che sfondi da new born fotografy. Qui il lavoro è assolutamente materiale, e appare quasi monolitico rispetto al resto della mostra e alle opere a cui Sambini ci ha abituati. Il virtuale qui è rappresentato dalla sua assenza, dall'assenza di macchina fotografica e di soggetto necessari per garantire allo sfondo la sua funzione. Le tre tele infatti sono appese abbastanza in alto sulla parete, non tanto da pregiudicarne la visione ma quanto basta per far sì che non ci possa essere in nessun modo un allineamento logico tra fondale-soggetto-camera. L'immagine-oggetto, privata della sua funzione originaria, diventa qualcosa di falsamente rassicurante. Una sorta di finestra fittizia sulla nostra immaginazione ormai distorta, sui nostri desideri, anche quelli più infantili. Sappiamo che il 3 settembre i fondali subiranno un’evoluzione, "cresceranno”, dice l’artista. 
La mostra "People at an exhibition", curata da Denis Isaia, è un’altra conferma della sottigliezza di sguardo della Michela Rizzo, destinata a restare oggi a Venezia forse la realtà più attenta a quegli artisti "che si muovono seguendo un passo doppio rispetto alla storia, vivendola mentre la osservano, aprendone l’orizzonte nel momento stesso in cui ne fermano alcuni aspetti nelle proprie opere”, citando il Pietro Gaglianò di Memento. Un ruolo proprio oggi fondamentale, nel momento in cui la Bevilacqua La Masa sta accusando i colpi di un’amministrazione che l’ha, almeno per un  attimo, ritenuta superflua, probabilmente perché incapace di coglierne importanza e consistenza. 

Penzo + Fiore

Dal 22 luglio al 17 settembre 2016
Alessandro Sambini
People at an exhibition, a
Galleria Michela Rizzo, 
Isola della Giudecca 800 q, Venezia
Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 18:00
Info: www.galleriamichelarizzo.net 

 


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