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fino al 31.I.2006
Viola Yesiltac – Monouniverso
Roma, L’Union

   
 Una corda blu, un iceberg alla deriva e lo sguardo lungo (lunghissimo) dell’artista. Va in scena la percezione (della percezione) dell’orizzontale. Con una gelida, insospettabile colonna sonora… Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Non bastava l’artico da Artiaco by Darren Almond. A fare il bis ecco l’allieva prediletta di Marina Abramovic, Viola Yesiltac (Hannover 1975, babbo turco e mamma tedesca), che a Roma si cimenta lei pure con l’incantesimo delle latitidini estreme.
I fatti: è stato rilevato, nelle immense distese d’acqua del (profondo, profonissimo) sud, il canto di un iceberg. Proprio così: un motivo melodico vero e proprio, percepibile come tale –alle basse frequenze– anche a molte miglia di distanza (fonte Reuters, ritaglio in mostra), venuto a generarsi nelle profondità di una penisola sottomarina in movimento, naturalmente, con gli sbalzi di pressione prodotti da un dedalo di tunnel e crepacci alla deriva.
Una curiosità che sta tutta in un trafiletto e che, pure, si presta a massimalismi mica da ridere. L’occasione buona, avverte l’artista, per tornare a parlare dell’osservazione (dell’osservazione) della natura; per mettere a fuoco il paradosso di una circostanza che, nell’era del tempo reale e della realtà (im)mediata, è tale pur essendo senza tempo.
Così, spalle al mondo come accadeva nella pittura romantica, eccola posizionare un po’ ovunque cornici minime entro cui sovrapporre il dibattersi di altrettante immobilità da landscape (marine, rurali, arboree, e così via) all’apparizione di un corpo e di uno sguardo, i suoi, fatti anch’essi soltanto di torsioni. Qualche metro di corda blu e due cavalletti, ed è subito schermo. Uno schermo-monòcolo col quale fare a fette l’orizzonte delle cose che si vedono (non è forse lo sguardo, la prima delle torsioni?), perfetto per recintare monolocali en plein air –il pensiero corre ai 32mq di mare di Pino Pascali– che si prolungano fin laggiù, all’altro capo del Monouniverso, fino al ghiaccio e al “rumore bianco” di quei palcoscenici squinternati.
Viola Yesiltac, Monouniverso, stampa fotografica, 2005
Il risultato è una radiografia calda dell’idea stessa di avvistamento, sorta di sceneggiatura geopsicologica che cita esiti Land art e, nel contempo, ostenta il taglio narrativo di una mise en scène atmosferica.
Completa la mostra un’installazione fotografica di soggetto metropolitano, riconducibile anch’essa a un più ampio progetto (Blue Box World) di mappatura worldwide di insospettate vettorialità. Da citare anche la performance d’apertura, la sera dell’opening, in cui l’artista-osservatorio era alle prese con una carta da parati sezionata e con la suggestione nautica di un ronzio radiofonico, in piedi e tutta sguardo, come circondata dagli orizzonti sempre meno sicuri di una navigazione estrema.

pericle guaglianone
mostra visitata il 16 dicembre 2005


Viola Yesiltac – Monouniverso - A cura di Emanuela Nobile Mino
Roma, L’Union, Via Reggio Emilia 32a
Ingresso libero - Orario: da martedì a venerdì 11-15 e 16-20; sabato 11-13 e 16-20 - (possono variare, verificare sempre via telefono)
Contatti: +39 0699706573 (tel./fax)
Sito web: www.lunion.it
E-mail: info@lunion.it

 
[exibart]
 


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