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fino all'11.VI.2010
Destroy All Monsters
Roma, American Academy

   
 Una band di culto nel panorama del rock. Un’autentica centrale creativa. Concerti-performance, film, una rivista in cui trovavano spazio sperimentazioni visuali. Per una mostra-evento in tour mondiale... Pericle Guaglianone 
 
pubblicato

La critica musicale stravede per gli americani Destroy All Monsters. La band è di culto, l’anno di fondazione il 1973, la scena di riferimento quella dirompente di Detroit. A fronte di una produzione piuttosto limitata in termini quantitativi, le etichette utilizzate per inquadrare l’originalità del suo “anti-rock” psichedelico e proto-industrial si sprecano.
Rintracciare in questa esperienza lo snodo seventies tra i pesi massimi Velvet Underground e Sonic Youth è ancora poco. Anche l’esperto d’arte contemporanea sgrana gli occhi, perché oltre al film-maker Cary Loren e alla leggendaria vocalist Niagara, nella line-up originaria figuravano Mike Kelley e Jim Shaw, due che nel prosieguo si sono fatti valere come artisti visivi. Considerato poi che il progetto funzionava effettivamente come una centrale creativa (film, concerti-performance e una rivista in cui trovavano spazio sperimentazioni prettamente visuali), si capisce perché l’intellighenzia a trazione hipster della East Coast riscopra la vicenda Destroy All Monsters e celebri in essa non soltanto un fenomeno musicale, ma proprio l’estetica controculturale del secolo scorso in Occidente.
La mostra-evento Hungry For Death, curata dal co-fondatore Cary Loren, sottopone al pubblico il tesoro documentario costituito dal materiale presente nell’archivio della band, riunitasi nel 1996. Presentata a New York la scorsa estate nel bookstore di Printed Matter, giunge a Roma dopo aver fatto tappa a St. Louis (White Flags Projects), Oslo (0047) e Londra (The Space). La pulizia dell’allestimento affranca l’operazione dal rischio trendy-vintagista, sopprimendo lungaggini nella fruizione di un corpus debordante oltre che caleidoscopico.
Jim Shaw as Spaceman - God's Oasis - 1975 - photo Cary Loren
D’altro canto, il pericolo di incartarsi in un filologismo compunto è stato scongiurato evitando criteri museografici nella collocazione, in teche e pannelli a parete, di rarities come poster, flyer, locandine, e di oggetti meno volatili come collage, dattiloscritti e fotografie, proprio per consentire al visitatore di soffermarsi liberamente sui mille dettagli di un’epopea sentita come un tutto organico.
La visionarietà del rock come fissativo di un’area culturale vastissima, che partendo dalle avanguardie storiche passa per l’utopia della beat generation e giunge fino a noi, costituisce una proposta di riflessione attuale e tutt’altro che ingenua. Nel campo delle arti visive, in relazione alle istanze più recenti risultano infatti di sicura rilevanza l’anelito a una poetica dell’abrasivo e il recupero di un certo spontaneismo di matrice dadaista, benché in forme spesso anti-narrative e tendenti al prezioso.
Jim Shaw, Ron Asheton, Mike Kelley at Second Chances in Ann Arbor
Occasioni come questa mostra non soltanto aiutano ad approfondire le corrispondenze fra storia dell’arte e storia della musica contemporanee, ma evidenziano pure l’esigenza di ripensare l’uso banalmente estensivo della definizione di ‘pop’ quando ci si riferisce a un’estetica e a un immaginario più propriamente ascrivibili al rock e alle sue declinazioni.

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pericle guaglianone
mostra visitata il 13 maggio 2010


dal 13 maggio all'undici giugno 2010
Destroy All Monsters - Hungry for Death
a cura di James Hoff e Cary Loren
American Academy

Via Masina, 5 - 00153 Roma
Orario: da lunedì a venerdì ore 9.30-12.30
Ingresso libero
Info: tel. +39 0658461; fax +39 065810788; info@neromagazine.it; www.departfoundation.org

[exibart]

 


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