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fino al 24.V.2010
Silvia Hell
Piacenza, Placentia Arte
Entropia, universo, natura. Ma nulla a che fare con l’atteggiamento poveristico. La personale di una giovane artista come sintomo di una ricerca generazionale. Dalle atmosfere molto dark...
pubblicato lunedì 17 maggio 2010

La personale di Silvia Hell (Bolzano, 1983) è una mostra pulita, secca. Essenziale. Tre immagini, un video. Il nero: la dominante. I primi due “quadri” sono speculari e diversi, l’uno il pendant dell’altro (Mendelim fronte, Mendelim retro). I materiali di partenza: un riflesso di luce su acqua di lago, lo spigolo di una scultura post-minimal. Impercettibili e resi irriconoscibili.
L’opera d’arte, vista qualche mese fa, viene trattata esattamente alla stregua del riferimento naturale, come se fosse un riferimento naturale. L’elaborazione digitale trasforma questi elementi, li compone, li assembla, li monta. In un secondo momento, li articola in profondità. Infatti, è come se la prima immagine fosse messa allo specchio, originandone una seconda, sottilmente diversa. E da questi scarti, da questi mutamenti - ancora una volta impercettibili - viene fuori qualcosa che ricorda da vicino atmosfere dark, copertine di dischi oscuri, ambienti avvolgenti.
La combinazione efficace tra complessità e semplicità è la caratteristica principale di queste opere, il segno tangibile di una ricerca in questa direzione. Silvia Hell - Mendelim retro - 2010 - courtesy Placentia Arte, PiacenzaE questa coppia concettuale e “attitudinale” fa il paio con la capacità, tutta italiana, di muovere con sicurezza ed eleganza dal particolare all’universale.
Questa transizione è particolarmente evidente nel video Lus: i granelli di pulviscolo, inquadrati in una cameretta che non si vede, con una felpa nera come sfondo, diventano una visione spaziale. Dopo un certo tempo, questa visione-inquadratura vira al negativo (spazio bianco, pulviscoli neri), facendosi ancora più fantascientifica. E l’alternanza accelera progressivamente, fino al balenio finale. Il risultato è un turbinare di stelle, l’azione armonica di un disastro cosmico.
Sarebbe interessante cominciare a indagare sul serio questa attenzione, che sembra caratterizzare da un po’ di tempo gli artisti italiani più giovani, per concetti come quello di entropia. Cogliere anche i motivi profondi di questa attrazione per l’universo (e per il suo azzeramento), per il funzionamento della natura, al di là degli ovvii richiami poveristici. Perché qui evidentemente c’è qualcosa di più, che va oltre l’atteggiamento “illuministico” degli anni ‘60 e ‘70.
Alla fine, perciò, l’opera più bella, convincente e potenzialmente ricca di sviluppi è proprio quella che non si vede, e che sta all’inizio del racconto espositivo. Statica dinamica: un materiale ipertecnologico ricopre interamente le vetrate della galleria, una superficie forata e a metà strada tra la Nasa d’antan (il “futuro all’antica” di Bruce Sterling) e i rivestimenti alieni di certe nuove architetture. Come nella migliore tradizione del minimal pre-concettuale - quello più concentrato e privo di svenevolezze - l’opera c’è ma, appunto, all’inizio non si fa riconoscere.
Silvia Hell - Lus - 2010 - still da video - courtesy Placentia Arte, Piacenza
In più, qui, l’opera non fa vedere le altre opere (mentre, dall’interno dello spazio, lo spettatore osserva tutto), avvolgendole come una pellicola.

christian caliandro
mostra visitata il 24 aprile 2010


dal 24 aprile al 24 maggio 2010
Silvia Hell - Lineal
Placentia Arte
Via Scalabrini, 116 - 29100 Piacenza
Orario: da martedì a sabato ore 16-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0523332414; info@placentiaarte.it; www.placentiaarte.it


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