pubblicato mercoledì 2 giugno 2004Tutto esaurito per entrambi gli spettacoli dei
Matmos al Teatro Fondamenta Nuove, grazie anche alla presenza di numerosi fans di
Björk che li conoscono da qualche anno come suoi collaboratori di prim’ordine. Ed il grandissimo entusiasmo di tutto il giovane pubblico dimostra ancora una volta che basterebbe una maggiore diffusione, specialmente da parte dei media, della musica fatta con intelligenza per renderla anche
“vendibile” e per evitare che le nuove generazioni crescano nella totale ignoranza ed insensibilità al mondo della musica e dei suoni.
Ad accogliere il pubblico è il
Dick Slessig Combo, con una lunga e ripetitiva suite post-rock per chitarra, batteria e basso;
Mark Lightcap (chitarre e fiati) e
Steve Goodfriend (batteria) daranno inoltre supporto ai Matmos durante quasi tutta la loro performance. Il concerto ha inizio con un’immagine di bollicine proiettata sullo schermo dietro il palco, e di lì a poco scopriamo che le immagini sono riprese in tempo reale da una mini-telecamera posizionata in una bacinella nella quale inizia a soffiare
M. C. Schimdt, mentre
Drew Daniel si dà già da fare con campionatori, computer e mixer: un poco alla volta si rende manifesta la struttura ritmica di
Lipostudio… and so on, e sullo schermo si passa dalla macro della pelle di Schmidt alle immagini preregistrate (“campionate” anch’esse) di una liposuzione – o così sembra essere – vista dalla sonda chirurgica, accompagnate dai rispettivi suoni.

Drew Daniel è il principale deputato al campionamento ed alla manipolazione dei suoni, come del resto nei lavori in studio, mentre M. C. Schmidt si occupa dei video ed armeggia di volta con gli strumenti più disparati, come la ghironda (hurdy gurdy) in
Zealous Order of Candied Knights.
Reconstruction viene introdotta da Schmidt con l’osservazione:
«a questo punto del concerto, di solito dico che odio il presidente del mio Paese», seguita da un applauso e quindi dall’osservazione che di solito a quel punto il pubblico applaude, e parte come una marcia militare decostruita sulla quale si innesta poi un giro di chitarra quasi blues, suonato da Lightcap, mentre sullo schermo passano fotografie in bianco e nero della guerra civile americana. A questi pezzi, tutto sommato i più
“melodici”, se ne aggiungono altri in cui il lavoro sulle tessiture ritmiche e sulle stratificazioni si fa ancora più raffinato e complesso, sebbene l’amalgama sia talmente coinvolgente che verrebbe voglia di mettersi a ballare (loro stessi ci invitano, scherzando, a farlo sulle nostre sedie).

Il pubblico applaude e li acclama per il bis, ed anche chi già conosceva bene il loro lavoro su disco è affascinato dalla concretezza e dalla fisicità – ancora più evidente in versione
live – che ne stanno alla base, e che lo accomuna alla
musique concrète (sebbene in una forma decisamente originale, tesa a ri-plasmare e soprattutto ri-strutturare la materia sonora). In una società in cui il bombardamento mediatico di immagini tende a paralizzare ciascuno dei nostri sensi, compresa (paradossalmente) la vista, i Matmos ci invitano a riprendere coscienza della realtà con la quale abbiamo a che fare quotidianamente, in modo nuovo ed ironico, divertendoci ad esplorarla con gli occhi e con le orecchie.
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1998 Quasi-Objects (Matador)
1999 The West (Deluxe)
2001 A Chance to Cut is a Chance to Cure (Matador)
2003 The Civil War (Matador)
principali collaborazioni:1997
Disc 2xCD (Vinyl)
1998
Disc Gaijin (Vinyl)
2000
Disc Transfer (Deluxe)
2002 Matmos live with J Lesser (Vague Terrain)
francesco bergamodecibel – sound art e musica elettronica è un progetto editoriale a cura di
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