06 ottobre 2004

fino al 15.XI.2004 Lina Bo Bardi Venezia, Ca’ Pesaro

 
Più brasiliana degli architetti brasiliani. Per scelta e per un’innata vocazione che va oltre l’essere cosmopolita. Così Lina Bo Bardi, urbanista, designer, scenografa, costumista. Dal progetto del museo di San Paolo alle duchampiane macchine non celibi…

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Dall’opera di Lina Bo Bardi (Roma 1914 – San Paolo 1992) –protagonista della retrospettiva La libertà dell’architettura allestita in occasione della 9° Biennale di Architettura– emerge una sinergia trasversale ed etnica, prodromo di un ponderato sentimento no-global. La libertà evocata dal titolo, supportata da un intenso sentire sociale (“…agli intellettuali non piaceva, piaceva al popolo” dice lei, a proposito del progetto del Museo d’Arte di San Paolo) diviene liberalità espressiva e fulcro di una produzione sfaccettata (urbanista, designer, scenografa, costumista), sempre profondamente vincolata alla cultura, alle tradizioni e agli spazi nei quali si contestualizza come azione.
Del pensiero umanista della Bardi -che nell’architettura si estrinseca e si sviluppa- si ripercorrono qui le tappe più significative attraverso i molti disegni di studio (Casa de Vidro, Casa do Chame-Chame, Casa Valeria Piacentini Cirell), i progetti architettonici (MASP di San Paolo, rigorosa ricerca di semplicità formale; SESC, fabbrica in disuso recuperata come centro di aggregazione giovanile), le opere realizzate per l’occasione su indicazioni dell’artista (Grande Vaca Mecanica, “contenitore” zoomorfo di ex-voto e giocattoli manufatti), i prodotti di design “ecologico” (la serie delle sedie realizzate con materiali naturali tra le quali spicca, per francescana essenzialità, la Sedia da bordo di strada).
lina bo bardi_MASP (museo arte contemporanea di san paolo)
Nel 1946 Lina Bo Bardi segue in Brasile il marito, neodirettore del Museo d’Arte di San Paolo, e la simbiosi con il paese latino è da subito profonda, mentale. La mostra ne documenta la biunivocità; nessuna silenziosa teoria di plastici o tavole progettuali. L’ architettura è qui elemento propulsore di un pensiero, ma non monopolizza lo spazio; irradia pretesti dialettici e spunti di analisi sociale. L’ allestimento, nel colorato vitalismo di fondo (Bosco degli alberi maestri e Bestiario), nella creatività espressionista, alina bo bardi_sedia da bordo di strada tratti ironica e surrealista (Maiale con due sederi e soprattutto la scultura-installazione Macchine non celibi, divertente citazione duchampiana), è un caleidoscopio in cui l’energia positivista dell’artista –alla base anche del sincretismo culturale brasiliano- si ritrova intatta. Senza facili cadute nella retorica del pietismo. C’è invece la consapevolezza di vivere una realtà –parafrasando le parole dei curatori- “…con la quale, i paesi a sviluppo culturale ed economico sedimentato, un giorno dovranno misurare le proprie scelte.” E la certezza che la riqualificazione sociale possa passare attraverso l’architettura.
Le sezioni in cui si articola la mostra riprendono i titoli di alcuni scritti dell’artista: da La mano del popolo brasiliano a Il bello e il diritto al brutto, da La casa come anima ai poetici Indistinti confini. Sono piccole riflessioni zen, di sapore un po’ retrò, ma non così anacronistiche se qualcuno -anche ai giorni nostri- continua ad anteporre l’etica all’estetica.

gaetano salerno
mostra visitata il 28 settembre 2004


Lina Bo Bardi – La libertà dell’architettura
Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro
Fondamenta Pesaro – Venezia
Orario:martedì – domenica, dalle 10.00 alle 18.00 (dal 1 novembre: 10.00-17.00)
a cura di Luciano Semerani, Antonella Gallo e Giovanni Marras
catalogo Marsilio
La biglietteria chiude un’ora prima
Ingresso: gratuito (per visitare la collezione di Ca’ Pesaro e il Museo d’Arte Orientale: intero 5,50 € – ridotto 3,00 €)
Info: tel. 041-5240695 ; www.museiciviciveneziani.it   – info: mkt.musei@comune.venezia.it


[exibart]


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