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Il tondo di Fra Bartolomeo

   
 Oro e lapislazzuli, per un’opera che unisce le raffinatezze del paesaggio fiammingo con la poetica degli affetti di Leonardo. L’Adorazione di fra Bartolomeo, dopo il restauro. Storia di un’opera misteriosa. Con un colpo di scena finale. Degno di un romanzo giallo… Francesca della Gatta 
 
pubblicato
L’opera è una tempera mista su legno di pioppo ed è un tondo imperfetto, poiché il diametro misura 87 cm in larghezza, e 89,8 in lunghezza. Vi è raffigurata un’Adorazione del Bambino con San Giuseppe e la Madonna, un’iconografia classica, cui si aggiungono due pastori e la figura di Cerere in lontananza. Si allude probabilmente al mito dell’Arcadia felix che sarebbe stato distrutto, insieme a tutto il mondo pagano, dalla nascita di Cristo.
Il grande successo che il tondo ottenne da subito è testimoniato dalla presenza di ben due copie antiche, di cui una è oggi all’Ashmolean Museum di Oxford.
La necessità di un intervento sull’opera è stata dettata dall’osservazione di un fenomeno di sollevamento del colore e dall’ossidazione della vernice protettiva. L’opera nel corso del‘900 ha subito due restauri: uno nel 1903 in cui la tavola fu fra bartolomeo, adorazione del bambino disinfestata dai tarli, e l’altro nel 1917, in cui fu pulita la superficie pittorica con rimozione di precedenti ritocchi, e fu applicata una parchettatura in legno di castagno al supporto, per raddrizzare un processo di imbarcamento. Proprio quest’ultimo intervento può essere indicato come il principale responsabile dell’attuale sollevamento di colore, dal momento che la parchettatura ha tirato troppo, creando dannose conseguenze sulla superficie.
L’opera nel corso dei secoli è stata variamente attribuita: nel 1790 risulta di Raffaello, nel 1833 di Lorenzo di Credi e nel 1899 più genericamente della scuola del Verrocchio. L’attuale attribuzione a Fra Bartolomeo si deve a Roberto Longhi. Il nucleo culturale da cui si origina l’opera è la bottega del Verrocchio degli ultimi anni del‘400, frequentata dal Ghirlandaio, da Botticelli, da Lorenzo di Credi, da Perugino e Leonardo, nonché dal giovane Baccio, che poi diventerà Fra Bartolomeo. Questi condivideva con Lorenzo di Credi il credo religioso, essendo entrambi seguaci di Gerolamo Savonarola.
Il riferimento artistico imprescindibile è Leonardo, individuabile nell’ampio uso dello sfumato e della sovrapposizione di strati pittorici molto sottili. Inoltre è possibile notare nella minuzia descrittiva sia della scenafra bartolomeo, adorazione del bambino, particolare del volto della vergine in primo piano che di quelle in lontananza quale dovette essere il ruolo nella formazione del pittore dello studio delle opere fiamminghe e delle incisioni di Dürer, in quegli anni acquistate dai ricchi mercanti fiorentini.
L’intervento, finanziato dalla Federazione Italiana Tabaccai, è stato preceduto da numerosi esami di laboratorio: riflettografia infrarossa, radiografia, riprese in luce ultravioletta e fluorescenza X. Ne sono risultate interessanti informazioni sui numerosi pentimenti in fase di esecuzione e sulla tecnica pittorica utilizzata, simile nella composizione dell’imprimitura, presente tra la preparazione a gesso e colla e la pellicola pittorica, a quella utilizzata da Perugino e Raffaello. Infine, una curiosità, degna di un giallo d’altri tempi: è stata trovata un’impronta digitale, forse proprio di Fra Bartolomeo. E’ impressa nel colore azzurro del cielo sul margine laterale sinistro.

francesca della gatta


Adorazione di Fra Bartolomeo
Galleria Borghese
P.le Scipione Borghese 5 Roma
Orario: 9-19, lunedì chiuso
Ingresso: 8,50 €
www.galleriaborghese.it
info tel: 06 8417645
www.ilrestaurodeltondo.it


[exibart]


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