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exibinterviste – la giovane arte
Jessica Iapino

   
 Un viaggio a New York nel 2002, poi la svolta. Grandi installazioni, temi forti, tutti (o quasi) i medium utilizzati. Jessica Iapino si racconta e ci accompagna tra i suoi lavori. Direttamente dallo sketchbook alla fonderia… Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Artisti si diventa o si nasce?
Ci penso spesso. Credo che siano vere entrambe le cose. Io sono cresciuta in un ambito artistico, seppure molto variegato: mio nonno materno era pittore, mia madre ballerina e mio padre ballerino, coreografo e poi regista. Sono stata abituata e spinta a fare ciò che volevo fare, che appunto era l’arte.

Ma è da poco che hai iniziato…
Sì, solo dal 2002. Ho lavorato per un periodo nel mondo dello spettacolo, per cause fortuite e non perché lo abbia scelto. Devo dirti, però, che frequentare un ambiente che non mi appartiene mi ha fatto capire quale era la mia strada. Così ho scelto l’arte come “professione”, anche se la considero più come una sorta di vocazione.

Questa svolta è legata ad un ricordo in particolare?
Un viaggio a New York, nell’estate del 2002. Sarà stata l’energia che solo una città come quella può trasmetterti. Per il resto, capisci che sei un’artista solo dopo aver sentito e visto le reazioni delle persone alle tue mostre. Quando lo dicono loro, che sei un’artista vera, quasi quasi ci credi…

La tua formazione?
Ho una formazione da scultrice. Ho frequentato una scuola americana sin dall’asilo, dove al contrario delle scuole italiane sei abituata da subito, anche tecnicamente, a vivere l’arte in modo da poter avere almeno un minimo di basi. Poi sono stati molto importanti gli anni in accademia studiando anatomia artistica e scultura.

In quale direzione si muove la tua ricerca?
Ogni mio lavoro tende ad avere un’allure materica, forse a causa della mia formazione. E infatti non mi pongo limiti in particolare nella scelta dei materiali. Mi esprimo con installazioni scultoree e fotografiche, ma anche attraverso il video. Tutto nasce sul mio sketchbook, semplicemente, dove ciò che pesco dentro me stessa prima di tutto diventa bozzetto.

Influenze. Quali gli artisti che hai amato?
Gli inglesi: Marc Quinn, Damien Hirst e diversi altri. Per quanto riguarda gli italiani ammiro Maurizio Cattelan e Vanessa Beecroft.

Pregi e difetti?
Sono una perfezionista. Maniacale. Cerco di dare il meglio di ciò che posso dare e penso sempre che non è mai abbastanza. E mi aspetto la stessa professionalità dagli altri. Prendo tutto sul serio, anche se poi so anche fare di ogni cosa uno scherzo. Sembra un paradosso: sia nella vita che nel lavoro sono assolutamente aperta mentalmente pur avendo i paraocchi.

Una o più persone davvero importanti per il tuo lavoro?
Per il mio lavoro e la mia formazione artistica è stato importante Davide Orlandi Dormino, il mio maestro. Attualmente, anche a livello psicologico, è Jessica Iapino.

Come vivi il rapporto con i tuoi galleristi?
Come in tutti i settori si incontrano i professionisti seri e quelli meno seri. Fa parte dell’esperienza. Finora sono stata fortunata, è andata quasi sempre bene.

E con la stampa? Sei contenta di quello che si scrive di te?
Direi di sì, più di quanto immaginassi. Mi riferisco in particolare a HERO, la mia prima personale. A volte è capitato che ascoltando i critici parlare dei miei lavori imparassi io stessa qualcosa su di me.

Ci descrivi il tuo studio?
Le dimensioni dei miei lavori non sono proprio piccole, per cui ho bisogno di uno spazio ampio per lavorare con l’attrezzatura giusta. Attraverso alcuni collaboratori esperti mi appoggio ad una fonderia e ad uno studio di montaggio. Comunque ogni cosa la curo io, dall’inizio alla fine.

La città in cui vivi ha a che fare con la tua produzione?
In linea di massima no. Mi sento a casa anche quando mi trovo all’estero, in particolare negli Stati Uniti.

Quale la tua mostra migliore?
Credo che debba essere sempre quella successiva…

Chi secondo te chi ha delle chance per emergere sulla scena internazionale?
Ci sono tanti talenti che andrebbero soltanto scoperti. Di contro, penso che un buon artista non dovrebbe pensare a raggiungere il successo ma ad emozionare, far riflettere e –perché no– anche sorridere.

exibinterviste – la giovane arte è una rubrica a cura di pericle guaglianone

bio: Jessica Iapino nasce a Roma nel 1979, dove vive. Personali: HERO, Galleria Arturarte - zona industriale Settevene, Nepi (VT) a cura di Paola D’Andrea, 2005. Collettive, eventi: “S/AGO/ME. 547” Traforo Umberto I, Roma 2005; “Never Odd or Even”, Outdoor Gallery Show The Budget Gallery, LA - Los Angeles 2005; “Sociale Digitale”, Galleria Hyunnart e QUBE (serata-evento), Rome 2005; Fiesta-Spazio Frigo, Ippodromo delle Capannelle, Roma, 2005; Bayennale 2005, International Arts Festival Artists Television Access (ATA), San Francisco, 2005; “Success”, The Budget Gallery, San Francisco, 2004; “Snap to Grid”, the Un-Juried competition LACDA, Los Angeles Center for Digital Art, Los Angeles, 2004; Visual AIDS, settima mostra annuale “Postacards form the edge” a scopo benefico Brent Sikkema Gallery, New York City, 2004. Premi: “Nuovi nell’arte, nell’arte i nuovi”, concorso di Pittura e Scultura edizione 2003, RUFA Art Gallery, Roma (Premio nella sezione Scultura – 3° classificato). Ha preso parte a numerosi film e video festival. Sito web: www.jessicaiapino.com    

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