pubblicato venerdì 27 luglio 2007Danilo Eccher e Odile Decq, rispettivamente direttore e architetto progettista, el Museo Macro a Roma, riprovano a fare il miracolo, co-curando una mostra sulla città contemporanea che tenga insieme arte ed architettura. Ottime le intenzioni e l’apparato teorico dell’esposizione, egregiamente esposti nel catalogo della mostra, un po’ meno chiara la realizzazione.
La città che sale, quadro del 1910 di
Umberto Boccioni, rappresenta conflittualità e contrasti della città di inizio Novecento. Interessante è la ri-proposizione del tema, offerto a quindici artisti ad un secolo di distanza, per vedere cosa è cambiato. Ma la mostra vuole fare di più: accostare il tema dell’architettura, fortemente attinente, se non addirittura preminente vista la traccia, a quello delle arti visive. E lo fa proponendo una serie di nove gigantografie, una per ogni opera di architettura contemporanea selezionata dalla Decq, lungo il percorso espositivo. Questa modalità operativa rappresenta però tutto lo iato insito fra i due mondi. Essa mette in luce la differenza di percezione che si ha dell’architettura dal punto di vista dell’arte contemporanea: una visione iconografica, la riduzione, cioè, di un edificio alla sua immagine, senza analisi delle implicazioni progettuali e spaziali che sono alla base di quest’arte sorella.
È singolare che la parte più “costruita” di una mostra di siffatte intenzioni sia rappresentata da
Fraternal Twins (2005): due modelli dei percorsi ipogei realizzati a Poggibonsi da
Tobias Rehberger con
Olafur Eliasson, per la decima edizione della rassegna Arte all’Arte, o dalle costruzioni ideali in scala ridotta dei padiglioni in vetro,
Portal (2002-04) e
Pavilion (2005) di
Dan Graham.

Oppure, ancora, dal sacrificato modello a parete e dalle foto di una realizzazione datata 1995,
Tetra House N-3 W-26, di
Tadashi Kawamata, artista da sempre proficuamente interessato all’interazione fra arte e architettura, che continua a produrre, ancora nel 2007, opere bellissime, purtroppo non in mostra. Altrettanto interessante la ricerca, ma ugualmente datata, l’opera in mostra di
Luca Pancrazzi,
18h, 45’ (1997) in cui, con caratteri tipografici dal piccolo corpo, viene ricostruita la volumetria di una città, innestata paradossalmente a spezzare la continuità di una colonna, completano l’installazione quattro video con vedute della città miniaturizzata.
Ineccepibili, al contrario, gli interventi di
Elmgreen & Dragset e
Massimo Bartolini. I primi, sempre minimali, netti ed intelligentemente spiazzanti, aprono la mostra con l’opera
A Change of Mind (2007), in cui due pannelli pubblicitari, con scritte ruotanti asincronamente, rimandano, a partire dagli stessi frammenti linguistici, nuove frasi dagli inattesi significati. Il secondo propone una delle installazioni site specific più sorprendenti e centrate sul senso della mostra,
BARS (future as it was once): uno scintillante ponteggio mobile da costruzione si spinge in alto fino a toccare la volta della sala, ma è sollevato pochi centimetri da terra, è ancorato, cioè, al soffitto in modo da annullare ogni funzione statica dell’oggetto. Notevole l’opera di
Pedro Cabrita Reis,
True garden #5 Benevento (2007), che, perduta la sua originale collocazione nel percorso della mostra, appoggia i suoi pannelli polemicamente alla parete di una sala, come in un deposito.
Sicuramente valida, oltre che suggestiva, l’installazione di
Hans Op de Beeck: un video
Building (2007), interamente realizzato al computer, e un grande modello
Accumulation (design for the Building), del 2007.
Ma perché portare in mostra un’opera appena presentata, in marzo, presso la Galleria Continua di San Gimignano? E perché quasi la metà degli artisti presenti in mostra -7 su 15- provengono dal polo Galleria Continua/Associazione Arte Continua? Senza contare che la metà dei restanti hanno già esposto al Macro? Cosa si vuole fare di questo Museo di Arte Contemporanea del Sannio? Una succursale periferica di altre istituzioni?
giovanna procaccinimostra visitata il 23 giugno 2007
dal 28 maggio al 30 settembre 2007
La città che sale. We try to build the future
a cura di Danilo Eccher con Odile Decq
Arcos - Museo di Arte Contemporanea del Sannio, Corso Giuseppe Garibaldi 1, 82100 Benevento - Info: tel. +39 08243124659, fax +39 0824312506, e.mail: museoarcos@artsanniocampania.it – www.museoarcos.it
Orari: dal martedì al venerdì ore 16.30 – 20.30 (la mattina su prenotazione), sabato e domenica ore 10.00-14.00 / 16.30 – 21.30, lunedì chiuso. Biglietti: intero 4,00 euro, ridotto 2,00 euro - Catalogo a cura di Danilo Eccher con Odile Decq, ed. Electa, Milano 2007, 50,00 euro[exibart]