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Max Frezzato e Pinocchio
Ama Pinocchio ma si sente un po' come Geppetto. Così Frezzato mette in mostra il suo bambino non più burattino. Lo fa con immagine vorticose e passionali, in una mescolanza emotiva di tecniche pronte all'uso. Il suo è un nome da ricordare...
pubblicato mercoledì 30 settembre 2009
È magro e ha un volto tirato dall'espressione gentile. Massimiliano Frezzato preferisce essere chiamato Max. Nato a Torino nel 1967, ha pubblicato storie negli Usa e in buona parte dell'Europa occidentale. Ha insegnato all'Accademia d'Arte Pictor di Torino e ora che vive in Toscana ha accettato la proposta del Museo del fumetto di Lucca, allestendo a Palazzo Guinigi una mostra dedicata a Pinocchio, le cui illustrazioni sono state utilizzate a corredo della storia di Collodi per una nuova edizione co-edita da Muf e Grifo.
Frezzato è un artista di grande talento che, almeno in Italia, non occupa una delle poltrone d'élite accanto a certi suoi colleghi. Forse è meglio così. Almeno fino a quando sarà in grado di regalare opere come queste.

Ti senti un po' come Pinocchio?
Sì. Anzi, una volta mi sentivo un Pinocchio. Ora sono più vicino a Geppetto. Forse per questioni anagrafiche.

Forse perché sei anche padre?
Sì, anche per questo.

Parlaci della genesi di questo lavoro, che mette in piazza anche vicende personali...

Fin da bambino possiedo un grande libro della Fabbri Editore con le fiabe sonore. Sopra c'è ancora scritto il mio nome. E la classe: seconda elementare. Nello stesso periodo passava in televisione il Pinocchio di Luigi Comencini. Poi, negli anni, l'ho incontrato di nuovo quando mio padre, toscano, mi portò in visita al parco di Collodi.

Il Pinocchio di Max Frezzato

E lì è scattata la "molla"?
Non proprio. La consapevolezza è arrivata molto più tardi. Cioè quando mi sono reso conto delle motivazioni. Così, con questo spirito, ho iniziato a lavorare. È stato un percorso lento, non eccessivamente sofferto ma neppure affrontato con superficialità.

Quindi non pensavi a Pinocchio come a una fiaba per ragazzi?
Vedi, ho affrontato Pinocchio nella sua complessità, valutando e analizzando tutta la simbologia. E non ho trascurato il punto di vista del bambino e le sue relazioni umane.

Il lavoro è andato avanti di pari passo con la crescita di tua figlia Luna?
È stato un caso. Lavoravo a Pinocchio e contemporaneamente vedevo crescere mia figlia. Mi chiedevo come fosse possibile che a un bambino come Pinocchio non potessero essere offerte le stesse opportunità che hanno i nostri figli. Da Pinocchio, infatti, si pretende tutto e subito. Questa la considero da sempre una grande ingiustizia. Qui ho potuto rappresentare senza parole il suo sguardo sul mondo, quello visto dagli occhi di un bambino.
Max Frezzato
Così sei riuscito a declinare graficamente ogni singola emozione: dalla sintesi umoristica fino alla pittura a olio, dalla rappresentazione dei momenti più giocosi fino a quelli decisamente drammatici. L'utilizzo di tecniche diverse è ragionato o istintivo?

Solo istinto. Se a volte ci metto un po' di ragione è perché devo codificare ciò che l'istinto mi ha portato a pensare e fare. In questo modo posso dare al mio lavoro una connotazione, rendendolo "leggibile". Ad esempio, la ragione è stata necessaria al momento di contare i pezzi e analizzare la storia. C'era infatti la necessità di pubblicare le illustrazioni a corredo del testo in modo omogeneo.

E sull'utilizzo di tecniche miste?
Tutto è nato col nostro trasloco. Abitavamo in una casa piena di scatoloni e varie carabattole. Compresi gli attrezzi del mestiere, visto che anche la mia compagna dipinge. C'erano in giro chiodi, pezzi di legno, cartapesta... Essendoci appena trasferiti non c'erano tavoli da lavoro ben puliti. Quindi ero costretto a lavorare ogni giorno con materiali diversi.

Fra le tante, c'è un'illustrazione cui sei particolarmente legato?
L'ultima. Quel collage di Pinocchio abbandonato sulla sedia come burattino. L'ho realizzata nelle condizioni peggiori. Quella sera non avevamo la luce. Eleonora, la mia compagna, era in attesa di Luna. La bambina stava per nascere, lei era andata a letto alle otto di sera. Io no. Alle tre del mattino ero ancora sveglio. Nella casa nuova non c'era neppure il riscaldamento e cominciavo a pensare che essersi trasferiti fosse stato uno sbaglio. Accesi il fuoco con vecchi ritagli di giornale. Erano a colori e per me fu una scoperta. Anziché bruciare tutto cominciai a comporre con la colla quest'opera alla luce del camino. Un momento magico.
Il Pinocchio di Max Frezzato
Sei un artista di grande talento. Il tuo Pinocchio lo dimostra. Con questo talento, in questo mondo, si riesce a vivere con dignità?

Il committente iniziale, un francese, sparì quando mi trovavo a metà del lavoro. Era trascorso un anno e fui preso dalla disperazione. È il momento in cui realizzai quel Pinocchio abbandonato sulla sedia. Poi, sapendo di lavorare senza un committente, mi sentii libero di fare ciò che volevo. Ovviamente a un lavoro come questo non ci si affida economicamente. Per quello ci sono altre commissioni, che pur imponendo delle gabbie garantiscono la sopravvivenza. Anche se, in tutta onestà, certi lavori preferisco evitarli. Meglio pochi lavori mensili che permettono di campare e avere a disposizione ore per me e tempo libero da dedicare a ciò che mi piace. Insomma, preferisco la mia espressione artistica e la mia famiglia al conto in banca.

Al di là della corresponsioni economiche, alla notorietà pensi mai?
Mi preferisco come sono. E domando a te: cos'è la notorietà? Forse l'idea di far pronunciare il proprio nome? Me lo chiedo fin da quando ero piccolo. Non voglio promuovere la mia faccia o il mio nome. Sono più interessato a crescere mia figlia e a gestire il mio tempo. È l'unica cosa che continuerò a difendere.

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Frezzato per l’Ospedale di Lucca

a cura di gianluca testa


dal 26 settembre al 31 dicembre 2009
Massimiliano Frezzato - Quando Pinocchio tornò a Lucca
Palazzo Guinigi
Via Guinigi, 21 - 55100 Lucca
Orario: da venerdì a domenica ore 10-19
Ingresso: intero € 4; ridotto € 3
Catalogo Grifo Edizioni e Muf, € 15
Info: tel./fax +39 058356326; info@museoitalianodelfumetto.it; www.museoitalianodelfumetto.it


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