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ArtVerona 09

   
 La politica dei piccoli passi premia la fiera scaligera, nonostante la congiuntura economica negativa. La ricetta? Tante idee e progetti per un evento che non è più solo pittura, ma spazia nel panorama contemporaneo a 360 gradi. Fra video, fotografia e persino sound art... Alfredo Sigolo 
 
pubblicato
La fiera oltre la crisi è un tema di scottante attualità, viste le difficoltà in cui versano molti eventi di questo genere.
Le kermesse d'arte sono state, probabilmente anche più dei record alle aste e del fenomeno dei cinesi, il simbolo dell'età d'oro del mercato dell'arte. La loro diffusione planetaria, le mille declinazioni assunte, l'impulso dato al turismo culturale, la responsabilità assunta nell'imposizione di gusti e mode, fino alla creazione ex abrupto di un nuovo collezionismo nomade: la fiera d'arte ha incarnato perfettamente lo spirito dell'art entertainment negli ultimi vent'anni.
Logico, quindi, che sia finita per esser la vittima prediletta della crisi economica. Oggi è il tempo di ripensare il ruolo di questi eventi, in un contesto di mercato post-crisi che studia nuove strategie per reagire.
ArtVerona è nata cinque anni fa, col preciso intento di porsi quale vetrina privilegiata del mercato interno. Quello che all’epoca parve un azzardo, una scelta controcorrente rispetto a una generale tensione verso la globalizzazione e l'apertura alle nuove economie, sembra oggi rivelarsi una strada percorribile, sulla via di una maggior fidelizzazione del collezionismo e del ritorno al lavoro sul territorio di competenza.
Ma non è questo l'unico sfizio che si è tolto l'evento scaligero: dopo un inizio quasi imbarazzante, concentrato sul più gretto ambito commerciale, ha saputo far tesoro dei propri errori e aggiustare progressivamente il tiro. Il numero delle gallerie quest’anno si è ridotto di un 20% ma è aumentata la qualità complessiva. Certo, c’è ancora troppa fuffa in giro, ma la strada è giusta. Oggi ArtVerona contende alla romana The Road to Contemporary Art il ruolo di vera novità del panorama fieristico italiano: più razionale Verona, più spettacolare la capitolina, più compatta l'una, innervata nella città la seconda. Un duello interessante.
Conrad Ventur - Me and Little Andy - 2009 - video proiezione, cristallo rotante - 2'30'' (1/9 Unosunove)
Chi ha seguito l’evoluzione di questi anni non potrà comunque che constatare la progressiva, quasi inesorabile crescita di ArtVerona, che ha inaugurato la stagione di scelte coraggiose, come quella di posizionarsi in rotta di collisione con StartMilano, l’opening collettivo annuale delle gallerie milanesi che apre la stagione, preferendo sposare Abitare il tempo, la tradizionale fiera veronese d’arredamento d’interni, e mostrando tutto l'intento di far proseliti in un pubblico trasversale.
Per i potenziali nuovi collezionisti c’è infatti il progetto Starting Collection, un’agile e documentata guida on-line per raccapezzarsi nel complesso panorama dell’arte emergente (opere non superiori a 6mila euro).
Lo smarcamento dall'opening collettivo milanese avrà forse tagliato fuori qualche possibile operatore (anche se almeno 3-4 potenziali “starter” c’erano ugualmente, scelta a conti fatti azzeccata visto il tono dimesso dell'opening del capoluogo lombardo) ma ha portato innegabili vantaggi in termini di organizzazione, logistica, allestimento e razionalizzazione degli spazi.
All’inizio era stata il regno della pitturaccia commerciale figlia delle televendite, ora ci sono sezioni dedicate alla fotografia, al video e alla sound art. E poi dibattiti (Forum 09), premi (Aletti e Icona 09), sezioni monografiche (FocusOn) e finanche una finestra aperta sull’est europa (D’Est), quel Padiglione Immaginario della Bosnia-Erzegovina che è parso tutt'altro che marginale e anzi piuttosto interessante.
Anche i nomi di esperti e specialisti coinvolti testimoniano di un crescente credito: Pier Luigi Sacco, Gabriella Belli, Fabio Castelli, Maria Rosa Sossai, Andrea Bruciati, Gabi Scardi e Aurora Fonda.
Non rimane allora che annotare alcuni flash back sulla fiera.
Dennis Oppenheim - Branded Mountain - 1969 (Repetto)
La joint venture
: è quella fra Alinari e Sole 24 Ore, sancita nel 2007 per la promozione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico della società fiorentina. Ad ArtVerona va in scena la nuova avventura nel campo della fotografia contemporanea. Lo stand in fiera mette in mostra artisti e opere di qualità, in sintonia con l'immaginario Alinari. In particolare si segnalano la Doppia esposizione di Francesca de Pieri e Amalia di Sara Rossi. Come dire... Il buongiorno si vede dal mattino.

La collaborazione: all'insegna della videoarte, le due veronesi Studio la Città e Artericambi condividono il progetto Videoràma, con un programma di opere selezionate. Un piccolo ma significativo segnale che le sinergie possono nascere anche fra strutture di grande tradizione e fra operatori che lavorano esclusivamente con giovani artisti. E se la fiera comincia a favorire dinamiche locali di questo genere...

La galleria emergente: la scelta cade su Osart Gallery. Fondata nel 2008 dal giovane Andrea Sirio Ortolani, da subito ha scelto arditamente di procedere sul doppio binario dell’arte del secondo Novecento e del contemporaneo stretto. Finora non ha sbagliato nulla. Così allo stand si alternano opere, non monumentali ma di qualità, di Nam June Paik, Tagliaferro, Samaras e Agnetti. La scelta sul fronte contemporaneo cade invece su un efficacissimo martirio di San Sebastiano di Titus Kaphar: martirio che è innanzitutto della tela, fatta letteralmente a brandelli. La mostra in galleria appena conclusa ha anticipato la retrospettiva del grande fotografo americano Minor White. Davvero niente male.
Sophie Rickett - Curtain (Glyndebourne) - 2008 - c-print - ed. di 5 (Alberto Peola)
La star
: non è, come si potrebbe pensare, il Marc Quinn della mostra in collaborazione con Byblos Gallery e Palazzo Forti, ma la palestinese Emily Jacir. Dopo il Leone ricevuto per gli artisti under 40 alla scorsa Biennale veneziana, ha ottenuto anche la consacrazione con la personale al Guggenheim di New York. Per i collezionisti in cerca d’investimenti era d'obbligo la tappa per vedere le sue opere ispirate dal conflitto israelo-palestinese allo stand della torinese Alberto Peola, che rappresenta l'artista in Italia.

Il progetto: interessante la trasposizione in fiera della rassegna Il canto della terra, organizzata dalla Galleria Repetto di Acqui Terme. Uno sguardo suggestivo e trasversale sulla Land Art, attraverso opere (quasi sempre di qualità) di Smithson, Christo, De Maria, Turrell, Long, Oppenheim, Fulton e altri. Come spesso accade, la provincia italiana riserva delle sorprese. La mostra è aperta fino al 25 novembre. Vale la pena di farci un salto.

La monografica: è la sezione OnStage curata da Andrea Bruciati, con nove gallerie che hanno proposto progetti personali, tra i quali alcuni affiliati all’Amaci hanno scelto di fare acquisizioni. Ottime le proposte romane di Federica Schiavo e Unosunove. Per la prima le inquietanti opere horror-trash di Jay Heikes, per la seconda le decadenti reminescenze pop geometriche di Conrad Ventur. Fra gli italiani intriga la riflessione sul sacro di Sergio Breviario per Fabio Tiboni; belli anche i multipli e il numero unico edito per l'occasione.
Michele Giangrande - Tappeto #01 - 2009 - 132 metri da sarto intrecciati - cm 150x150 (Paolo Erbetta)
L'omaggio
: lo fa a Carlo Scarpa l'artista Serse, nella mostra allestita da LipanjePuntin. I suoi nuovi disegni a grafite fissano molti scorci delle opere progettate dall'architetto veneziano, tra fughe prospettiche e atmosfere metafisiche. Varrebbe la pena farci un libro.

Il caso: data la regola secondo cui tre indizi fanno una prova è da registrare la “conversione” di Enrico Astuni al concettuale contemporaneo più modaiolo. Fino a qualche anno fa la sua era sì una buona galleria, ma impegnata con artisti affermati e con un gusto vagamente commerciale, che faceva storcere il naso al clericalismo filo-milanese. L'apertura della sede a Bologna ha inaugurato il nuovo registro. Ecco comparire artisti ben introdotti come Pippin, Csörgö e Putrih, giovani emergenti come Luca Pozzi, curatori come Alessandra Pace e adesso anche Fabio Cavallucci con l'esemplare progetto Viva l'Italia!, con Cattelan, Fabro, Maloberti, Pietroiusti, Xhafa, Montesano ecc.

Titus Kaphar - Martyr - 2008 - olio su tela tagliata - cm 182,9x139,7 (Osart Gallery)Il classico: citiamo un bel Pongo di Stefano Arienti visto da Poleschi, anche per cogliere un assist e segnalare l'ottima personale in corso allo Studio Guenzani di Milano e la rassegna mantovana. Un artista che non tradisce.

I premi
: Serena Clessi (Toselli) e Federico Pietrella (Deanesi) vincono il premio Aletti, rispettivamente per fotografia e pittura. Scelta azzeccata, due opere di ottima fattura. All’inglese Sophy Rickett (Alberto Peola) va invece il PremioIcona 09, anche in questo caso la scelta migliore nel ventaglio dei selezionati.

La curiosità: tappeti “tessuti” con i metri da sarto intrecciati di Michele Giangrande (Paolo Erbetta) appartengono forse a un'estetica esausta, ovvero quella di ridisegnare oggetti della realtà quotidiana con materiali impropri (gomma, cartone, vetro ecc.). Ma c'è gente che su questo ha costruito una carriera, e allora perché non concederlo anche a lui o alla stoica Giusy Marchetti, che si è presa la briga di ricoprire di lana, dentro e fuori, una Fiat 500, lavorando all'uncinetto sette mesi (Reartuno).


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indice dei nomi: Alberto Peola, Alessandra Pace, Andrea Bruciati, Aurora Fonda, Carlo Scarpa, Cattelan, Csörgö, Emily Jacir, Fabio Castelli, Fabio Cavallucci, Fabro, Federico Pietrella, Gabi Scardi, Gabriella Belli, Giusy Marchetti, Luca Pozzi, Maloberti, Marc Quinn, Maria Rosa Sossai, Michele Giangrande, Nam June Paik, Pier Luigi Sacco, Pippin, Putrih, Serena Clessi, Sergio Breviario, Sophy Rickett, Titus Kaphar
 

1 commento trovato 

08/10/2009
livio
arienti tradisce tradisce... io sono stato tradito da lui e dalla galleria (in arco) e come un innamorato deluso ho tolto il suo quadro da casa mia e non lo riprendero' piu', non lo voglio piu'

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