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in fumo_interviste
Edo Chieregato e Canicola

“Canicola” è un’esperienza incongrua e vitale, una strada diversa per attraversare il presente. Ora la rivista è cambiata: non più “progetto di gruppo” ma “progetto di area” per nuovi autori di sensibilità affine...


pubblicato mercoledì 7 ottobre 2009
Cominciamo dall’inizio, cioè dalle motivazioni che nel 2004 vi spinsero a fondare Canicola, la rivista e il gruppo.
La prima motivazione è stata il piacere. Il desiderio, anche narcisistico, di fare qualcosa curandola e gestendola in libertà: autori, carta, pantoni colore, grafica, font... Ma a questo si è affiancata la necessità di uno spazio, un laboratorio non improvvisato, dove battere nuove strade, tentare di distruggere gli stereotipi, cercare di proporre qualcosa di nuovo nell’immaginario.

Credo che l’esperienza di Canicola sia stata molto importante per gli autori che vi hanno preso parte e che - in una fase breve ma decisiva - ci siano state forti influenze reciproche...
La prima fase è stata intensa, consapevole e con obiettivi chiari. Per almeno due anni c’è stato reale confronto, e non è poco tempo per personalità forti e complesse. Soprattutto c’è stata osmosi di energie, tra freschezza anche naïf dei più giovani come Setola, Vähämäki e Tota. E solidità di percorso dei più maturi come Andrea Bruno e Giacomo Nanni.

Avete anche contribuito a ridefinire la percezione del fumetto in Italia. Cosa è cambiato in questi cinque anni?
Quando abbiamo iniziato c’era già il tormentone delle graphic novel ma non ci siamo posti il problema. Esistevano già ottime forme di fumetto di realtà. Mi sembra, ma forse è uno sguardo troppo dal di dentro, che Canicola si sia posta fin dall’inizio da un’altra parte rispetto al fumetto italiano. Penso sia a riviste come Inguine o Black sia a progetti editoriali come Coconino e Black Velvet; e anche a quello internazionale, penso a riviste che apprezziamo molto come “Kramers Ergot”, “Glomp” o “Orang”. La nostra esperienza, almeno negli intenti iniziali, ha percorso altre modalità produttive. Una sorta di libertà creativa vigilata dal gruppo.
Marijpol su Canicola #7
Alla base il progetto c’è un’idea forte di fumetto. Canicola si riconosce in una “tradizione”? Ci sono autori, esperienze, estetiche di cui vi sentite successori?

Le formazioni fumettistiche degli autori di Canicola sono agli antipodi. C’è chi come Bruno e Nanni sono cresciuti a pane e fumetto, compresi i classici: da Pratt a Kirby, da Schulz a Breccia fino a Muñoz. E Giacomo Monti, che si è avvicinato al fumetto solo in età avanzata. O come Davide Catania, che lo ha sempre frequentato in maniera episodica. È difficile individuare una tradizione. Alla base c’è l’essenza dell’underground, ovvero la sua libertà di espressione, ma senza l’intento di provocare o denunciare in maniera letterale. Non c’è mai stata alcuna volontà di rompere con la tradizione. Non vorrei sembrasse una banalità o una presunzione, ma credo che il modo di intendere il fumetto sia stato semplicemente quello onesto di chi ha l’urgenza di esprimersi con storie e disegno. Già in tutto il primo numero - dove senza niente di programmatico è emerso un manifesto emotivo e simbolico dell’oggi, tra pistole, dopobomba, oscurità e continue allusioni alla morte, alla malattia, alla solitudine - Canicola ha manifestato una sua vocazione politica inconscia, rappresentata da storie, situazioni, scorci, segni.

Canicola è una “rivista di ricerca”? In che modo?
“Ricerca”, “avanguardia”, “fine-art” sono etichette affibbiate alla rivista. Non so, “ricerca” per me non è una parolaccia, soprattutto se la penso rispetto al senso dell’esistere. Ricerca vuol dire da una parte trovare lo stile, le parole, il segno giusto per una storia come hanno fatto Magnus, De Luca, Toppi, Mattotti e altri. Dall’altra provare a spingersi un po’ più là rispetto a se stessi, cercare di scoprire qualcosa di imprevisto per divertirsi un po’ di più. Credo poi che la ricerca sia molto legata al carattere delle persone. Non penso tanto alla irrequietezza che sicuramente è un buon carburante, ma anche al proprio rapporto con il conformismo, al senso di inadeguatezza e a quello di noia. Credo aiuti a riempire l’horror vacui che per alcuni è dato proprio dai canoni estetici e narrativi consolidati.

Canicola #1Allora, per raccontare certi stati dell’essere (la solitudine incantata, la violenza diffusa e senza centro, l’uso allucinato della memoria, il senso della fine immanente) bisogna lasciar evaporare la narrazione?
Canicola, i suoi autori e le sue storie, sono spesso criticate quando viste attraverso la lente dello storytelling oppure con l’analisi del purista del linguaggio. Credo, magari sempre peccando di presunzione, che la maggior parte delle opere pubblicate siano il frutto di una necessità, della voglia di dire anche l’incomunicabile a parole. C’e in questo una forte differenza tra chi cerca con grande consapevolezza e mestiere di dire delle cose e chi invece, magari consapevole di una perdita di controllo, fa sentire delle cose.

Il fantastico in Canicola c’è sempre stato, e con l’arrivo di autori come Schrauwen, Marijpol o C.F. sta forse accrescendo il suo peso.
Gli autori di Canicola, di solito, si esprimono come cartina di tornasole sul reale: si può trattare di microtrame, psicologie, frasi, situazioni del quotidiano o del possibile che, in certi casi, sono sgretolate dall’inserimento di aneddoti surreali. Il fantastico è un modo per sfuggire a una didascalicità del reale e a una narrazione convenzionale, ma nel fumetto e in altri linguaggi del visivo – ancor più che nella scrittura – può svelare tantissimo di quanto ci circonda utilizzando la forza delle immagini e dei suoi simboli.

Cosa vi guida nella scelta degli autori?
Sono diversi gli autori che stimiamo e che non abbiamo mai incluso. Non si tratta di discriminanti ma è il tentativo, anche soggettivo, di mantenere una melodia. Dal prossimo numero dedicato a Cina e Giappone proveremo a ragionare attorno a un focus e stiamo pensando anche a un’uscita che metta a confronto certi autori, magari più realistici o figurativi, mai coinvolti in precedenza. È più difficile mantenere una coerenza ora che il gruppo non è l’obiettivo primario del progetto, e compilare la rivista con autori di qualità non è sufficiente.

Ormai il progetto ha assunto una dimensione internazionale…
Abbiamo cercato di confrontarci fin dal primo numero con le realtà europee e internazionali, curando rapporti e frequentando quelli che riteniamo i festival migliori: Lucerna, Angoulême, Parigi, Amburgo, Stoccolma, Helsinki, San Pietroburgo, Buenos Aires. A breve andremo al festival di Madrid e abbiamo un invito per Strasburgo. Continueremo a importare gli autori che crediamo più interessanti e a far conoscere i migliori giovani talenti che produciamo.
Andrea Bruno - Brodo di niente
Gli autori del Nord Europa sono una presenza sempre più significativa sulle pagine della rivista. Sembra ci sia un’affinità particolare...

Nel 2005 siamo stati al festival di Lucerna per la prima volta. Amanda Vahamaki aveva vinto il primo premio. In quella edizione c’era una mostra collettiva di autori finlandesi che ci ha colpito molto, in particolare l’opera di Marko Turunen, di cui poi abbiamo pubblicato Morte alle calcagna. È iniziato un rapporto con diversi autori: Tommi Musturi e altri vicini allo studio KutiKuti e alla rivista “Glomp”, che continua tuttora. Credo che la produzione indipendente finlandese, insieme alla tedesca, abbia prodotto le cose più interessanti in Europa. La loro modalità produttiva è molto interessante, così come la sperimentazione sul segno, la tecnica e l’immaginario. È vero, ci siamo trovati molto in sintonia, ma più su un piano umano e interiore che produttivo in senso stretto, credo che la ricerca sia stata e continui fortemente a essere legata all’idea di affabulazione e racconto.

Chi sono i lettori di “Canicola” oggi? E chi sono i suoi lettori ideali del futuro, quelli che ancora non si sono accorti della sua esistenza e invece dovrebbero?
Canicola è una nicchia dentro la nicchia. Il suo lettore ideale è onnivoro di cose belle e necessarie. I lettori attuali sono addetti ai lavori o lettori sofisticati, spesso non lettori abituali di fumetti. Ci muoviamo in un’area strana, forse un po’ snobbati dai lettori di graphic novel perché considerati deboli nelle storie, e svicolati dal lettore di underground perché magari considerati un po’ fighetti. Beh, l’obiettivo è allargare il più possibile il bacino extrafumetto. Perché credo molto nella curiosità delle persone, ma sono da raggiungere. E i nostri mezzi sono inesistenti, per cui ci affidiamo al passaparola e a una formula di abbonamento annuale. Per il futuro, non c’è speranza. Ma vinceremo.

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Andrea Bruno
Amanda Vähämäki

alessio trabacchini

la rubrica in fumo è diretta da gianluca testa


Canicola #7
Colophon: Edo Chieregato & Liliana Cupido (curatori)
Semestrale, primavera 2009
Pagg. 240, € 18
ISBN 9788896197233
Info: via Mascarella, 30 - 40126 Bologna; www.canicola.net

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