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fino al 14.XI.2009
Bill Beckley
Roma, Studio Trisorio

   
 Elementi della realtà ingigantiti. Che così perdono il senso proprio e si fanno gesto, suono, parola. Sembrerebbe la descrizione dell’opera di Oldenburg. E invece... alessandro iazeolla 
 
pubblicato
Momenti diversi della lunga vicenda artistica di Bill Beckley (Hanburg, Pennsylvania, 1946; vive a New York) convivono lungo le pareti delle due gallerie dello Studio Trisorio. La sede romana ospita quattro fotografie a soggetto vegetale, realizzate tra il 1969 e il 2007. Contemporaneamente, la sezione napoletana dell’esposizione include altri sei cibachrome dal 1974 al 2006, e in alcuni dei quali trovano posto anche scritti dell’artista.
La graduale riduzione del gap tra parola e immagine è infatti uno degli eventi centrali dell’arte del XX secolo, e il movimento concettuale arriva anche alla consacrazione del testo puro, senza aspetti visuali. Questa sovrapposizione del piano figurativo e letterario ha connotato il lavoro di Beckley fin dall’inizio degli anni ’70, Bill Beckley - Station 9 - 2001 - cibachrome - cm 205x110 - courtesy Studio Trisorio, Napoli-Romaquando si fece pioniere della Narrative Art, evolvendo poi dalla presenza fisica del testo nelle fotografie fino a una sua partecipazione solo allusiva, limitata all’evocazione di simboli ideogrammatici, spesso ricercati nelle forme naturali.
Lo studio dei fiori costituisce in questo senso un tema costante, su cui la galleria romana si sofferma. Roses Are... (1974) si articola in tre aree di colore piatto, percorse verticalmente da steli rigidi come corde tese e da una traccia di cristalli. Sembra derivare direttamente dalla ricerca di bidimensionalità della Scuola di New York, culminata nelle cerniere verticali - le zip - di Barnett Newman: bande su fondi monocromi che rifuggono sia l’idea di astrazione, sia quella di rappresentazione, e incorporano solo separati e autonomi modi di sentire.
In galleria giganteggia Station 9, un campo scuro su cui si staglia un sensuale intreccio di gambi vegetali, elemento della serie Fourteen Stations (2001), mentre sulla parete di fondo il movimento di alcuni fiori scossi da una vibrazione produce scie evanescenti (Dervish 11, 2007).
Quelle descritte sono solo alcune componenti del linguaggio di Beckley, in cui i dettagli solitari della realtà possono comparire talvolta isolati, come lemmi di un dizionario, tal altra coniugati in frasi iconiche, oppure incastonati nei testi provocatori che caratterizzano la sua prima produzione.
La tensione è sempre rivolta alla ricerca del sublime nella bellezza, al di fuori dei canoni della stessa arte concettuale, nella quale Beckley non desidera rimanere confinato. La ripetizione dei medesimi soggetti diviene testimonianza della ricerca d’una sintesi geometrica assoluta, di una catarsi dall’ornamento, di una smaterializzazione degli oggetti, alla stregua dell’operazione di cui fu artefice Giorgio Morandi e che Beckley dichiara di assumere a modello.
Bill Beckley - Roses Are, Violets Are, Sugar Are - 1974 - cibachrome - cm 95x228 - courtesy Studio Trisorio, Napoli-Roma
Con risultati che, talvolta, per effetto della coincidenza degli opposti, sembrano porsi in relazione addirittura con le visioni vegetali di Karl Blossfeldt. Ma in Beckley producono l’antitetico effetto di deflagrazione integrale dell’oggettività della natura.

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dal 30 settembre al 14 novembre 2009
Bill Beckley - Selected works 1974-2009
a cura di Laura Trisorio
Studio Trisorio
Vicolo delle Vacche, 12 (zona piazza Navona) - 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 16-20
Ingresso libero
Info: tel./fax. +39 0668136189; roma@studiotrisorio.com; www.studiotrisorio.com

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