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fino al 27.XI.2009
Nicola Gobbetto
Napoli, Galleria Fonti

   
 Scienza e superstizione, pianeti e tarocchi. Un viaggio minimalista nei secoli dei secoli. E il legno la fa da padrone. Nella seconda personale a Napoli dell'artista milanese... giuseppe sedia 
 
pubblicato
Il solito conflitto cromatico e simbolico tra bianco e nero? Una mostra doppia con un sottotesto per ogni facciata. La chiave di volta per interpretare il conflitto si trova al varco della galleria. I mattoni verniciati del muro ideato da Nicola Gobbetto (Milano, 1980) aprono una breccia nel percorso espositivo: all’ingresso neri e all’uscita bianchi, proprio come le pareti della galleria.
Un intervento sulla facciata, ma certo non un’operazione di facciata. Troppo facile interpretare la dialettica cromatica come una lotta fra la vita e la morte. Gobbetto piuttosto si getta nella mischia, nel tentativo di armonizzare il conflitto tra il candore del progresso scientifico e l’oscurità della superstizione in saecula saeculorum.
Il dittico ligneo XIII-XX riporta su tavola, con uno stile angolare e minimalista, l‛iconografia degli arcani della Morte e del Giudizio, pescati da un comune mazzo di tarocchi. Un’opera pregevole, considerando che siamo ancora lontani dal periodo dei lumi. Un messaggio efficace come poteva essere la pittura per gli analfabeti nel basso medioevo.
Con la macchina del tempo - quello della nostra fruizione, tanto per intenderci - Gobbetto invita a compiere un salto cronologico davanti alla mappa planetaria su legno de Il settimo cielo. La tavola descrive le orbite circolari dei pianeti disegnate a matita, quando gli uomini - di poca fede e molta scienza - credevano ancora che i pianeti stessi fossero soltanto sette.
Nicola Gobbetto - Il settimo cielo - 2009 - grafite, legno, vernice metallizzata - diam. cm 210 - courtesy Galleria Fonti, Napoli
La loro descrizione è attestata dalla presenza di altrettanti dischetti metallizzati che completano quello che sembra un bersaglio essenziale, lontano dal pop-clamore dei target alla Jasper Johns.
Indaco accosta su stampa la fotografia di un bambino italiano in grembiule (forse l’artista stesso) a una trama spiraliforme che sembra fuoriuscire dalla sua fronte. Elogio dell’immaginazione infantile? Come volevano i poeti romantici inglesi, già prima di Verga. In questo caso, meglio menzionare la radiotica, tecnica di riequilibrio energetico che conta numerosi adepti in tutto il mondo. Una terapia complementare che può dare risultati con tutti, animali e piante inclusi. Ma funzionerà anche con gli spazi espositivi? Forse ci si trova di fronte a un revival della sensibilità pittorica di kleiniana memoria?
Nicola Gobbetto - XIII-XX - 2009 - legno, vernice - cm 90x73 - courtesy Galleria Fonti, Napoli
L'installazione che dà il titolo alla mostra, It’s a Kind of Magic, è invece un decagono in legno che evoca la forma dei diagrammi utilizzati in radiotica. Un’opera criptica, che sintetizza la tensione fra superstizione e scienza, tra il bianco e il nero della breccia muraria che accoglie e congeda il visitatore.

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Prima personale da Fonti

giuseppe sedia
mostra visitata l'8 ottobre 2009


dall'otto ottobre al 27 novembre 2009
Nicola Gobbetto - It’s a Kind of Magic
Galleria Fonti
Via Chiaia, 229 (zona Chiaia) - 80132 Napoli
Orario: da martedì a venerdì ore 16-20
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 081411409; info@galleriafonti.it; www.galleriafonti.it


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2 commenti trovati  

18/11/2009
Alessandro Golia, washington DC
Non credo che ci sia stata alcun intenzione di "affascinare" artificialmente e nessuna citazione colta usata al riguardo.Credo che l'artista non si esprima attraverso un percorso a cui giungere a soluzioni. Non ci vedo nulla di naive, pur sforzandomi, e nella saggezza non si ricerca il "cool" ma quasi sempre la Verita'.
Non ho mai avuto il piacere di conoscere l'artista in questione e devo dire che l'esibizione mi e' sembrata tutt'altro che banale, dove religione e superstizione ben poco c'entrano.Il linguaggio invece e' chiaramente espresso attraverso le opere di grande profondita' e che lasciano molto pensare. Una ricerca interiore e decisamente un grande salto di qualita' per l'artista, in una retrospettiva delle sue opere precedenti.L'arte inoltre, a beneficio di tutti,non puo' essere "conclusa",la natura non lo e', perfino la nostra esistenza e' un viaggio a cui nessuno puo' dare una "soluzione" finale.Mi e' piaciuto molto la raffigurazione personale delle due lame dei tarocchi, che esprimono la trasformazione interiore (dolorosa,personale, storie di vita vera) e la rinascita.Non ce' religione in tutto questo e la cosa e' stata di mio gradimento e commozione, i bambini indaco sono una realta' evidente e spesso trascurata.La nostra coscienza ha bisogno di artisti come Gobbetto per farci pensare, immaginare, aprire le coscienze.All'artista le mie felicitazioni, i miei complimenti e l'augurio di una carriera brillante.






12/11/2009
luca rossi
http://www.whitehouse.splinder.com/
è affascinante vedere come mischiando citazioni colte e rimanendo nel campo dello sciamanico-superstizioso-religioso, si arrivi poi a soluzioni formali curiose, naif ma sepre cool nella loro saggiezza. Le orbite che diventano un bersaglio e così via. Tutto troppo facile. Mi sembra di leggere un libro di umberto eco "esercizi di stile". Dove lo stesso racconto viene riproposto in mille diverse variazioni. Quello che cambia è il tema del giorno: ultimamente va molto la relgione e la superstizione. Temi concettualmente interessanti perchè ruffiani nel rimanere inevitabilmente aperti e, per loro natura, "inconclusi". Temi ripresi (anche quì c'è una tradizione del 900, ma facciamo finta di niente) come reazione al "concettuale di ritorno" alla monk, wolfson,rees,creed, milf e teels.

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