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Paris Photo 2009
L’anno scorso c’era il Giappone, due anni fa l’Italia. Ora è la volta dei Paesi Arabi. Ospiti d’onore alla 13esima edizione di Paris Photo, l’appuntamento europeo immancabile per gli amanti della fotografia. Per una ridda di appuntamenti, dentro e fuori la fiera. Che oggi apre al pubblico...
pubblicato giovedì 19 novembre 2009
Valerie Fougeirol, commissario generale di Paris Photo dal 2001, cede lo scettro del potere aGuillaume Piens. Accadeva ormai quasi due anni fa. Una direzione e un'atmosfera diversa, che rivelano innanzitutto gli intenti curatoriali del nuovo direttore. Sì, qualcosa è cambiato. Difficile dire se in meglio.
La fiera mantiene un respiro internazionale: su 89 gallerie sono rappresentati ben 23 differenti paesi. Certo, c'è chi la fa da padrone (la Francia in prima fila, che gioca in casa, con 21 gallerie; la Germania, a buon diritto, con 11; gli Stati Uniti, quasi a pari merito, con 10; l'Inghilterra con 7, i Paesi Bassi con 6, il Giappone e la Spagna con 5) e chi stoicamente e in solitudine porta avanti la bandiera del proprio Stato.
Ma ci son quasi tutti. Quasi, perché mancano alcune presenze importanti, a favore di ben 31 new entry, la maggior parte tedesche, a conferma di quel fermento culturale che anima il fotografico d'oltralpe. Uno scatto di Paul Strand presentato da Aperture (NYC)La nuova direzione, infatti, intende puntare l'attenzione sul contemporaneo e allo stesso tempo creare un percorso curatoriale più attento e consapevole, che metta in risalto i progetti delle singole gallerie.
Intento nobile, ma parzialmente inattuabile in un contesto fieristico, dove i fini commerciali sono ben noti. Accade così che vi sia un tema palesemente comune - quest'anno, i Paesi Arabi e l'Iran - e che le gallerie siano in un certo senso indotte a farvi riferimento. Si ha dunque, ad esempio, un primo e sparuto gruppo di gallerie (Caprice Horn, Purdy Hicks, La B.A.N.K, Edwyn Houk, Galerie Esther Woerdehoff, Michael Stevenson, Galerie Polaris, Galerie Tanit) che coscienziosamente espone piccole personali di autori mediorientali; un secondo gruppo più "libero", classificato come Le monde arabe et iranien vu par l’Occident, che presenta autori di varie nazionalità ed età anagrafiche, che hanno in qualche modo avuto contatti con l'Oriente; a seguire, quasi inspiegabilmente, gallerie che espongono personali di autori che nulla hanno a che fare con il Medio Oriente e gallerie che presentano "progetti curatoriali" che non hanno alcun legame col mondo arabo, le cosidette expositions thématiques; per finire, gallerie che, come nelle fiere d'altri tempi, presentano con semplicità gli autori che rappresentano - la sezione degli accrochages collectifs - nella speranza e con la certezza che un direttore di galleria ci sia e una coerenza selettiva anche.
E sicuramente c'è, ma se è già difficile far trasparire progetto curatoriale avendo a disposizione 30 metri quadri e 20 opere da esporre e vendere per rientrare delle spese dello stand, lo è a maggior ragione se si pensa all'intera fiera e ai suoi 89 stand uno accanto all'altro. Forse sarebbe stato meglio, per una volta, guardare all’Italia e ad Artissima, e commissionare un maggior numero di progetti curatoriali paralleli importanti, e lasciare le gallerie più libere d’agire. Questa è però la politica dirigenziale, che lascia un po' perplessi. Poi, come sempre, esiste il rovescio della medaglia.
Lamia Naji - Vertigo - 2008 - courtesy Galerie El Marsa, Tunisi
C'è un comitato di selezione parzialmente rinnovato (grazie ai galleristi Guido Costa di Torino, François Paviot e Renos Xippas di Parigi), che ha mostrato un'attenzione al contemporaneo inconsueta per Paris Photo e che forse (e finalmente) rivelerà nuovi talenti. C'è un ospite per certi aspetti difficile e poco conosciuto, su cui è giusto far luce. Ci sono ottime gallerie nella sezione Statement, che mostreranno al pubblico autori che pochi occidentali conoscono. C'è un'eccellente curatrice, Catherine David, cui si deve anche il merito dell'interessante esposizione centrale proveniente agli archivi dell'Arab Image Foundation di Beirut e i video selezionati per la Project Room.
Ci sono, insomma, alcune buone premesse. I parigini arriveranno eleganti, come sempre, per uno degli eventi mondani della città. Difficile dire quale sarà il riscontro sul pubblico proveniente dall’estero. Quale la reazione e l’interesse rispetto a un paese invitato molto distante dalla nostra cultura e affatto conosciuto.
Rula Halawani - Life Through a Lens - courtesy Selma Feriani Gallery, Londra
Per di più, continua a incombere il fantasma della crisi. Già lo scorso anno - con un ospite d’onore sicuramente di grido, il Giappone - i bilanci non erano stati positivi quanto gli organizzatori di Paris Photo avrebbero voluto far credere. E il 2009 potrebbe esser peggio.

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francesca mila nemni


dal 18 al 22 novembre
Paris Photo 2009
a cura di Catherine David
Carrousel du Louvre
99, rue de Rivoli - 75001 Paris
Orario: 19 novembre ore 11.30-20; 20 novembre ore 11.30-22; 21 novembre ore 11.30-20; 22 novembre ore ore 11.30-19
Ingresso: intero € 15; ridotto € 7,50
Catalogo € 20
Info:
www.parisphoto.fr

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