Il guscio narcisistico non si
rompe solo se lo specchio di sé è una splendida immagine di genere diverso: un
profluvio estetico al femminile. Foto raffinate, modelle bellissime, un bianco
e nero leggermente virato a seppia, il paesaggio del Chianti. Ecco le opere di
Petter
Hegre (Stavanger,
1969; vive a Lagoa).
L’eleganza annebbia la fantasia, l’armonia
delle forme sfiora l’ovvietà. Potremmo trovarci davanti ai mesi del celebre
Calendario
Pirelli e forse
ne ricaveremmo più emozioni.
L’artista è talmente preso dalla
perfezione dell’immagine che sembra smarrirne il contenuto. Tutte le foto sono
studiatissime nel set, nelle pose delle modelle e negli sfondi campestri di
Villa Mangiacane. La bellezza classica dell’edificio, appartenuto alla famiglia
di Niccolò Machiavelli, e lo splendido paesaggio toscano che lo circonda sono
fonte d’ispirazione per l’artista, che ne ha voluto cogliere momenti salienti
nell’alternanza delle stagioni in un percorso, almeno negli intenti, rinascimentale.

Hegre
ha
accostato ad esso il liquido in alcune sue forme tipiche: acqua, vino, olio,
tutti prodotti attinenti alla terra, a un potente richiamo alla femminilità.
L’altro elemento di profonda
ispirazione è la nudità della donna; non donna comune ma splendida creatura,
paradisiaca. La carriera del fotografo norvegese si dipana infatti nel tempo e
incontra anche l’editoria e la produzione di cortometraggi, sempre suggellati e
legati dall’affezione per scene di nudo. L’esposizione alla For Gallery non fa
eccezione, con la sua cinquantina di opere, complementari al libro
Tuscany
Nudes.
I corpi femminili emergono
dall’acqua o da contenitori colmi di vino, in modo che l’assonanza fra
liquidità e femminilità s’imprima sovrana negli occhi e nella mente del
visitatore. Giacciono deposti su giacigli d’uva, abbandonati e sensuali. Si
annidano fra rami d’ulivo, sbucano dal fogliame settembrino o si ergono
statuari nelle cucine, vicino ai camini dove, in realtà, donne di ben altre
forme e occupazioni vivevano il loro quotidiano.
Il contorno di statue, gli scorci
della Villa, alberi e vigneti nella loro magnificenza estiva o autunnale fanno
da ingredienti a un lavoro molto costruito e ben fatto sul piano
topico. Nel significato pieno della
parola: non soltanto riguardante un luogo, ma anche l’intento retorico che
forse è sfuggito all’artista stesso.

Troppi ingredienti sono infatti scontati,
forse insiti nella visione di un artista che poco conosce l’Italia. Aldilà di
un effetto esteticamente perfetto, la mostra risulta dunque semplicistica. E il
sollievo è forte quando, fuori dalla galleria, s’incontra la complessità della
vita, il fascino del traffico e - perché no? - qualche donna grassa e vestita.